Sviluppato da Asobo Studio e pubblicato da Focus Entertainment, Resonance: A Plague Tale Legacy è il terzo capitolo nonché prequel della saga denominata A Plague Tale. Si tratta di un action adventure in terza persona 3D che qui decide di virare molto più sull’azione rispetto ai suoi predecessori. Noi abbiamo vestito i panni di Sophia, personaggio già noto per chi ha vissuto l’ultimo capitolo della serie, su PlayStation 5. Pronto a scoprire la nostra recensione?
https://www.youtube.com/watch?v=lroYak-ryyM
Resonance: A Plague Tale Legacy e la rielaborazione del mito
Prima di affrontare approfonditamente la narrazione di Resonance: A Plague Tale Legacy è bene fare alcune puntualizzazioni. Come anticipato, siamo davanti al terzo titolo della saga denominata A Plague Tale di cui abbiamo il primo capitolo A Plague Tale: Innocence e il sequel diretto A Plague Tale: Requiem. Entrambi questi titoli hanno per protagonista principale Amicia a cui si aggiunge il comprimario Hugo. Ed è solo in Requiem che fa la sua comparsa Sophia, ossia la protagonista del titolo ora in esame.
Resonance: A Plague Tale Legacy può quindi essere considerato un vero e proprio spin-off che va a raccontare la storia di Sophia ma tornando indietro nel tempo di circa quindici anni e ponendo così questo capitolo come un prequel dell’intera serie riuscendo però a collegarsi perfettamente con la saga stessa e inserendo più di un punto d’incontro che i fan non mancheranno d’individuare. E a tal proposito, Resonance: A Plague Tale Legacy può essere giocato anche senza aver vissuto gli altri titoli ma i suddetti collegamenti verranno a mancare seppur possano essere ripresi giocando i due precedenti senza problemi.

Per quanto riguarda la narrazione di Resonance: A Plague Tale Legacy anticipiamo subito una cosa: è costruita davvero molto bene. Non solo perché Sophia è un personaggio carismatico, ben recitato, caratterizzato in modo curato e che tra l’altro ha anche una buona evoluzione e un crescendo doloroso che esplode in un finale in grado di emozionare. Insomma, Sophia è il personaggio migliore del cast tra cui spiccano anche la giovane Lena e il burbero Faro. Ma chi è Sophia?
L’ingresso in scena della nostra protagonista la vede in versione infantile, abbandonata alle suore dalla madre e vittima di strani esperimenti che le fanno avere degli incubi terribili. Incubi che sembrano però avere un valore molto elevato al punto che devono essere disegnati e conservati con gran riservo. Almeno finché la giovane non viene soccorsa dal padre il quale, scoperto dei problemi di incubi che attanagliano la vita della sua figliola, decide di indagare e cercare una cura. Dove? Proprio nell’isola in cui sembrano essere ambientati gli incubi di Sophia.

Ovviamente, la situazione degenera e ci ritroviamo diversi anni dopo nei panni di una Sophia più matura ma ancora non pronta al carico di dolore che le spetta nel prologo. Quello che è prevedibile, è il suo approdo sull’isola dove però la sua “maledizione” si evolve ulteriormente e gradualmente andando a minare i legami stretti e schiudendo un mondo in un altro tempo intrecciando fili narrativi con un passato non suo ma che le tocca comunque ripercorrere e che potrebbe segnarle per sempre l’esistenza.
La costruzione narrativa di Resonance: A Plague Tale Legacy è estremamente curata e minuziosa, fatta di un crescente furbo e ben mescolato, suddiviso in atti ben precisi e in grado di sorprendere in più di un’occasione. Così come sorprende la rielaborazione del mito del Minotauro e del labirinto su cui si poggia l’intera vicenda di Sophia e che evitiamo di approfondire ulteriormente in quanto, come detto, quest’avventura è tutta da vivere e sì, saprà restare impressa confermando le ottime abilità narrative del team Asobo.

Coraggioso come la sua eroina
Resonance: A Plague Tale Legacy è un action adventure single player in terza persona 3D che a differenza dei suoi precedenti due capitoli della saga vira in direzione differenti. Per chi non lo sapesse, A Plague Tale è sempre stata una saga molto votata a un gameplay prevalentemente stealth, ebbene, Resonance: A Plague Tale Legacy decide di cambiare rotta e lo fa ampliando e aumentando i combattimenti e dando un rinnovato e più generoso focus agli enigmi ambientali.
La prima fase del gioco, infatti, è quasi del tutto un mix che vede prima di tutto enigmi a cui seguono combattimenti in aree circoscritte. Questi ultimi non brillano per profondità e personalizzazione ma fanno il loro dovere da inizio alla fine e offrono anche un discreto senso di progressione grazie a un sistema a sei “rami” in cui investire un valuta in game, potenziando così le abilità di Sophia che può diventare potenzialmente minacciosa se non proprio immortale.

Schivare, parare in tempo, contrattaccare, attacchi veloci e pesanti e un calcio con cui stordire i nemici, queste sono le mosse base che compongono il combattimenti di Resonance: A Plague Tale Legacy a cui si aggiunge la possibilità di raccogliere e lanciare determinati oggetti per stordire o addirittura uccidere i vari nemici. Questi non spiccano per varietà ma sanno offrire un buon intrattenimento anche se raramente ti metteranno davvero in difficoltà, salvo forse qualche boss a più barre di energia vitale.
Combattere in Resonance: A Plague Tale Legacy è comunque divertente, mai snervante, fluido, accessibile e soprattutto cinematografico. Quasi tutto in Resonance: A Plague Tale Legacy regala un colpo d’occhio spettacolare e i combattimenti spesso brutali e serrati, non sono da meno. Sì, sono semplici, ma il titolo non è un action puro né vuole esserlo. Da questo punto di vista, il combattimento ci è sembrato più che soddisfacente, oltre che sinceramente divertente, e perfettamente in linea con la filosofia del gioco.

Discorso analogo per gli enigmi, dosati non proprio benissimo e che vedono una fase iniziale davvero bella polposa di puzzle. Questi sono quasi tutti monotematici ma con struttura e complessità crescente. Si tratta di decifrare l’ambiente, allineare fasci di luce, scovare le giuste azioni da concatenare e sfruttare al dovere gli strumenti in nostro possesso. Nulla di eccessivamente difficile ma sinceramente gradevoli da risolvere.
Anche l’esplorazione non è male seppur è abbastanza ingannevole. I muri invisibili, limiti tecnici che delineano ambienti altrimenti troppo vasti, smorzano un po’ l’entusiasmo del girovagare ma gli sviluppatori sono stati comunque molto abili nello sfruttare percorsi prevalentemente lineare dando vita a dedali tanto orizzontali quanto verticali in cui nascondere manufatti, artefatti e punti di risonanza (questi ultimi utili per potenziare Sophia) che non saranno molto semplici da individuare e che spinge così chi ama completare il titolo al 100% a rivivere più volte i capitoli, sfruttando una comoda selezione.
La seconda parte del gioco, quella decisamente più cupa e adrenalinica, è anche quella che vede Resonance: A Plague Tale Legacy tornare alle sue origini, reintroducendo un aspetto molto più stealth piegato però a regole interne che abbiamo apprezzato nella sua originalità ma che ammettiamo tendono a ripetersi un po’ troppo. Nulla comunque di realmente grave visto che l’avventura di Sophia, anche in base alla nostra volontà di esplorazione e abilità, può durare tra le 12 e le 15 ore in media, ma può facilmente sfiorare le 20 per chi vuole davvero ottenere tutto.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Resonance: A Plague Tale Legacy mostra i muscoli. Scenari mozzafiato, cura di sistemi di illuminazione e ambientale, animazioni fluide e sceniche, level design ingegnoso e coerente e soprattutto, una cura nei volti che li rendende molto espressivi, credibili, “vivi”. L’impatto generale di Resonance: A Plague Tale Legacy è da applausi. La profondità visiva è notevole e credibile. Abbiamo perso il conto degli screen effettuati. Veramente bello da vedere e da esplorare. Ma tale bellezza cede però a qualche compromesso, i soliti su console che a sua volta si piega a un effetto blur visibile soprattutto in alcuni scenari.
Sono comunque piccolezze in un titolo che ci ha sorpreso a ogni angolo, evitando anche di risultare ripetitivo nonostante una seconda parte molto più “chiusa”. Il sonoro è altrettanto da applausi. La musica iniziale che andrà poi a irrompere nell’avventura in diversi arrangiamenti, è destinata a restare impressa anche dopo i titoli di coda. E non è l’unica. Sono tracce originali che sanno infierire adeguatamente nel corso degli eventi, esaltandoli con minuzia. Molto buono anche il doppiaggio tra cui spiccano Sophia e Faro tra tutti, ben caratterizzati. Presenti, inoltre, i sempre graditi sottotitoli in lingua italiana, utilissimi per vivere al meglio l’avventura di Resonance: A Plague Tale Legacy.
