Sviluppato da Cold Symmetry e pubblicato da Playstack, Mortal Shell II è un gioco di ruolo d’azione in terza persona 3D identificabile pienamente come soulslike. Parliamo del sequel di un titolo che già al tempo ha saputo catturare l’attenzione grazie a diversi spunti originali e che ne hanno plasmato l’identità. Il sequel arriva con grande maturità tanto ludica quanto narrativa ed è pronto a stupirci. Noi lo abbiamo consumato su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!
Mortal Shell II è maturato sotto ogni punto di vista
Nel 2020 nel flusso di titoli che provavano a impegnare i vuoti soulslikiani tra un titolo FromSoftware e un altro, è apparso anche un certo Mortal Shell. Un’opera che, nonostante innegabili sbavature e una certa ambizione forse troppo grande per i mezzi a disposizione, ha saputo catturare l’attenzione per diverse idee e per un’atmosfera di tutto rispetto oltre che per un gameplay che lasciava appena presagire le sue potenzialità effettive.
Sei anni dopo, arriva il suo seguito diretto: Mortal Shell II. Parliamo di un titolo estremamente consapevole del suo passato che no, non lo rinnega ma lo recupera, divora e migliora. Lo sfrutta come “guscio” e lo potenzia, ancora e ancora. Parliamo di un impatto praticamente immediato. dopo pochi minuti le differenze sono già tangibili. L’opera è decisamente matura e consapevole delle sue potenzialità e della sua identità. Non è un mero clone in salsa soulslike, è una saga a sé e oggi più che mai merita di essere vissuta.

Parlando di trama, anticipiamo subito una cosa, seppur sia a tutti gli effetti un diretto seguito del capostipite, Mortal Shell II offre una narrazione perfettamente godibile a se stante e quindi potete introdurvi nella saga direttamente da questo capitolo. In quanto alla narrazione, come potrai immaginare, si tratta di una narrazione molto estetica, visiva, fatta di vuoti e costanti elementi da collegare. Ma è anche una narrazione molto coesa con se stessa, coerente col proprio passato e terribilmente ammaliante.
L’atmosfera spicca più di tutto, un mondo oscuro, marcatamente dark fantasy, paludesco, putrescente, decadente. In questo grigiume ci muoviamo noi, l’Araldo. Un involucro vuoto e fedelmente asservito a colei che guida i nostri passi fornendoci le prime linee guida: la “Sottomadre”. Un essere caduto dal cielo a seguito degli eventi del primo gioco. Un essere accolto e venerato, almeno all’inizio. Poi il suo corpo, le sua ossa, le sue viscere, hanno iniziato a far gola ed è stata lentamente dilaniata e derubata.
Tra le privazioni più gravose ci sono gli Ovum, creature ora corrotte e trascinate via. Tutte tranne una. Noi, l’Araldo. Ed è proprio a noi che la Sottomadre parla, chiedendoci di recuperare quanto le è stato sottratto, di purificare un mondo decadente e sempre più marcio. Il tutto in un viaggio incantevole nella sua oscurità e che saprà incuriosire in più di un’occasione seppur mantenendosi in bilico tra i suoi molteplici “non detti”. Piccola nota extra: abbiamo apprezzato molto alcuni richiami tra cui uno iniziale, con tanto di trofeo, a un famoso film horror. A voi scoprirlo. Buon viaggio.

Più grande, più cattivo, più divertente
Mortal Shell II è un gioco d’azione single player in terza persona 3D con elementi da GdR e identificabile come soulslike. Un titolo dove la morte è parte integrante del titolo. Si muore spesso e volentieri e, come vedremo nei prossimi paragrafi, soprattutto nelle fasi più avanzate del gioco. Il primo impatto, pad alla mano, con Mortal Shell II, soprattutto per chi ben ricorda il suo prequel, è molto positivo. La fluidità conquistata dal gioco è decisamente maggiore così come le hit box e il feedback dei comandi.
La prima cosa che balza all’occhio, oltre alla naturale evoluzione e riproposizione degli elementi caratteristici del suo stesso capostipite, è l’assenza di barra stamina. Un elemento importante che ne velocizza il combattimento quasi a 360 gradi ma che non rende l’esperienza più semplice o accessibile, tutt’altro. Come detto, Mortal Shell II è un titolo difficile e che saprà farti imprecare a dovere. Il motivo è legato, purtroppo, anche a un bilanciamento della difficoltà non proprio omogeneo.

Tale sbilanciamento si fa vivo nella seconda parte dell’avventura accentuandosi vertiginosamente e rendendo ancora più difficile il nostro percorso. Tra nemici difficili da prevedere o inquadrare nella telecamera, non sempre accomodante ma sicuramente implementata meglio rispetto al passato, e a scelte di design non proprio comodissime, gli ultimi passi che ci separano alla conclusione dello straziante e oscuro viaggio dell’Araldo richiedono molta pazienza e ancora più attenzione del necessario.
Da evidenziare anche una disposizione dei check point non proprio perfetto e che potrebbe portare a un “avanti e indietro” di troppo, oltre a una conseguente spesa di ulteriori e preziose risorse. Nonostante ciò, Mortal Shell II spicca per un coraggio della messa in scena che dona un mondo semi aperto che strizza l’occhio a Elden Ring ma ne modera l’ambizione e le risorse. Non è vasto come l’opera From Software ma è grande il giusto. I suoi budelli, in cui si insidiano scorciatoie pratiche e pericolose trappole, si sposano a un’esplorazione accattivante che incentiva il coraggio e la sperimentazione.

Tale sperimentazione la si conferma con l’introduzione di armi a distanza, a loro volta legate a una barra che si consuma a ogni colpo sparato e si ricarica con le armi bianche. Infatti, il combattimento ravvicinato è sempre il fiore all’occhiello della produzione. E come non citare a questo punto gli involucro, vero elemento identitario della saga? Trattasi di corpi di guerrieri ormai senza vita in cui letteralmente ci immergiamo, vestendoli come abiti e acquisendo le loro abilità e caratteristiche. Ogni involucro ha una sua storia e può essere a sua volta potenziato. Come nel primo capitolo, anche qui riuscire a padroneggiarli modifica radicalmente l’esperienza di gioco.
Inoltre, a involucro sconfitto, l’Araldo viene rigettato fuori in un ultimo tentativo di sopravvivenza prima dell’eventuale sconfitta “definitiva” che riporta poi al classico loop esperenziale di un soulslike che si rispetti. Agli involucri, qui in numero ancora più elevato e ancor più caratterizzati a distinti tra loro, si somma armi, oggetti da accumulare e scoprire gradualmente e un sistema di sigilli che spinge a personalizzare l’esperienza di gioco in maniera quasi costante. Il che ci ha sorpreso e compiaciuto molto.

Inoltre, se è vero che il titolo mantiene un livello di difficoltà di tutto rispetto, salvo momenti sinceramente sbilanciati e localizzabili, come detto, soprattutto nella seconda fase, è altrettanto vero che sono presenti degli oggetti con cui è possibile semplificare la situazione di gioco, perdendo però l’accesso allo sblocco dei trofei. Viceversa, esistono altri oggetti in grado di rendere l’esperienza di gioco ancora più ardua. Insomma: difficoltà personalizzabile e del tutto opzionale.
Virando all’esplorazione, abbiamo molto apprezzato il level design che, seppur in alcuni momenti non brilli per originalità, saprà incuriosire e spingere a esplorare ogni anfratto alla ricerca di denaro e oggettume di vario genere per perfezionare il nostro viaggio oscuro. Presenti anche i già citati check-point, qui denominati “fari”, tra l’altro da purificare a loro volta con dungeon interni, che sostituiscono i classici focolai e che fungono da punti di “resurgo”. Come segnalato, inizialmente erano abbastanza scarsi e non proprio ben posizionati ma durante la nostra prova abbiamo notato una nuova patch che ha cercato di porre rimedio aumentandone il numero e migliorandone la posizione.
Ed ecco un altro punto a favore di Mortal Shell II: il supporto vivo e costante degli sviluppatori. Il gioco sta letteralmente migliorando sotto i nostri occhi e questo è lodevole considerando che vengono recepiti i feedback degli utenti e l’esperienza generale ne sta giovando non poco. Probabilmente anche il citato sbilanciamento legato alle fasi più avanzate sarà presto risolto rendendo il viaggio dell’Araldo ancora più gradevole di quanto non lo sia già. Nota finale per i boss, ben studiati, ben inseriti e molto iconici. Insomma, li abbiamo particolarmente apprezzati.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Mortal Shell II colpisce la vista con scenari macabri e ben studiati. Una serie di biomi interconnessi in cui spiccano anche i dungeon, veri budelli che sapranno mettere alla prova anche le tue doti esplorative. Ma a brillare ancor di più sono le creature, impreziosite da animazioni credibili e soddisfacenti. L’orrore visivo plasma un mosaico narrativo fatto di immagini e situazioni in grado di intagliare un’identità a suo modo unica e credibile, nonostante inevitabili richiami ad altre opere sue congeneri. Gli effetti di luce e ombra sono ben implementati mentre dobbiamo segnalare qualche inciampo tecnico tra compenetrazioni e fugaci rallentamenti. Ma niente che possa invalidare l’esperienza di gioco.
Il sonoro è un accompagnatore fedele e credibile, fatto di musicalità orecchiabili, discretamente varie e ben spalmate lungo il corso dell’avventura. Alcune restano impresse più di altre e non mancano di galvanizzarti nei giusti momenti, tra cui alcune boss fight davvero degne di nota. Da segnalare la sempre gradita presenza dei sottotitoli in lingua italiana, utile elemento per godere ancora di più del mondo di Mortal Shell II e dei suoi viscerali e oscuri segreti.
