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The Sinking City 2, la recensione (Steam)

Frogwares lascia alle spalle l’open world investigativo e costruisce un survival horror più stretto, più fisico e più diretto, dove ogni stanza sembra chiederti cosa sei disposto a perdere.

Alessandro Rulli 6 minuti fa Commenta! 15
 
The Sinking City 2
7.6
The Sinking City 2
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The Sinking City 2 è un sequel che sceglie di non seguire la strada più comoda. Dopo un primo capitolo affascinante ma irregolare, costruito soprattutto su indagini, mappe aperte e deduzioni, Frogwares decide di cambiare prospettiva e di rientrare nello stesso universo da una porta molto diversa. Questa volta non sei davanti a un investigativo travestito da horror, ma a un survival horror vero, con tutto ciò che questo comporta: munizioni da contare, cure da conservare, stanze da perlustrare con prudenza, percorsi che si riaprono più avanti e creature che spesso conviene evitare invece di affrontare.

Contenuti
Storia, personaggi e ambientazione di The Sinking City 2GameplayPassi avanti tecniciTi potrebbe interessare

La scelta è coraggiosa, perché il primo The Sinking City aveva trovato una sua identità proprio nell’indagine. Era grezzo in alcune parti, sì, ma aveva personalità. The Sinking City 2 accetta il rischio di perdere qualcosa per guadagnare una forma più pulita, più tesa e più adatta al tipo di orrore che vuole raccontare. Non tutto funziona allo stesso livello, e qualche limite resta evidente, ma il gioco appare più consapevole, meno dispersivo e più capace di trasformare l’ambientazione in pressione ludica.

Il contesto produttivo merita almeno una nota. Frogwares è uno studio ucraino che ha portato avanti il progetto in anni complicatissimi, tra difficoltà reali e una situazione nazionale pesantissima. Non è un dettaglio da usare come scudo critico, perché un gioco va comunque valutato per ciò che offre, ma aiuta a capire il peso specifico di un’opera che, anche nei suoi difetti, trasmette una certa ostinazione creativa. The Sinking City 2 sembra fatto da uno studio che non voleva semplicemente pubblicare un seguito, ma dimostrare di poter cambiare pelle.

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Il risultato è un survival horror imperfetto, ma solido. Più compatto del predecessore, più leggibile, spesso più coinvolgente. E soprattutto più interessato a farti vivere l’orrore attraverso decisioni pratiche, non solo attraverso la trama.

The Sinking City 2

Storia, personaggi e ambientazione di The Sinking City 2

La storia di The Sinking City 2 introduce un nuovo protagonista, Calvin Rafferty, e questo permette al gioco di essere accessibile anche a chi non ha mai toccato il primo capitolo. Calvin è un avventuriero dell’occulto, uno di quegli uomini che hanno passato troppo tempo a cercare cose che sarebbe stato meglio lasciare dove stavano. Al suo fianco c’è Faye Bennett, compagna di vita e di ricerche, legata a lui da un rapporto che diventa presto il centro emotivo dell’intera esperienza.

Senza entrare in spoiler, l’evento scatenante riguarda un rituale andato male. Faye finisce intrappolata in una condizione innaturale, mentre Calvin si ritrova costretto a entrare in una Arkham devastata da eventi impossibili per tentare di rimediare. La premessa non è rivoluzionaria, ma funziona perché dà al protagonista una spinta molto concreta. Calvin non indaga per mestiere, non si muove per curiosità astratta e non resta coinvolto solo perché si trova nel posto sbagliato. Ogni passo dentro The Sinking City 2 nasce da una colpa personale e da un legame affettivo.

Questo rende la vicenda più immediata rispetto a quella del primo gioco, ma anche più limitata. Da un lato, la relazione tra Calvin e Faye dà al viaggio una direzione chiara. Dall’altro, il gioco non sempre riesce a sviluppare i due personaggi con la profondità che promette. Il loro rapporto è forte come idea, ma a volte viene raccontato in modo un po’ diretto, quasi insistito, senza lasciare sempre al giocatore il tempo di scoprirlo da sé. È uno di quei casi in cui il motore emotivo è buono, ma la scrittura avrebbe potuto fidarsi di più dei silenzi, degli oggetti, dei luoghi e delle conseguenze.

Arkham, invece, funziona quasi sempre. Non viene trattata come una città aperta da attraversare liberamente, ma come una successione di zone corrotte, spezzate, collegate da acqua, barche, passaggi bloccati e interni pieni di tracce. È una scelta meno ambiziosa rispetto all’open world di Oakmont, ma più efficace per il ritmo horror. Qui non devi orientarti in una città enorme: devi capire se vale la pena aprire quella porta, spingerti in quel corridoio, consumare risorse per esplorare una stanza che forse nasconde solo altri guai.

L’ambientazione lavora bene sul contrasto tra quotidiano e mostruoso. Arkham non è solo “la città dell’orrore lovecraftiano”. È un luogo dove attività normali, case, mercati, chiese, ospedali e uffici sono stati svuotati di senso e riempiti di qualcosa di sbagliato. The Sinking City 2 dà il meglio quando mostra un mondo ancora riconoscibile, ma ormai inutilizzabile. Non serve sempre una creatura gigantesca per creare disagio. A volte basta una sala d’attesa abbandonata, una porta chiusa dall’interno o una nota lasciata da qualcuno che ha capito troppo tardi cosa stava succedendo.

Il racconto cosmico resta presente, ma viene tenuto abbastanza vicino all’esperienza fisica del giocatore. Non è solo una questione di divinità antiche e visioni impossibili: è fame, ferite, cadaveri, stanze contaminate, persone trasformate in ostacoli e in minacce. The Sinking City 2 riesce così a rendere il lovecraftiano meno astratto e più materiale. L’abisso non resta sullo sfondo. Entra nell’inventario, nelle munizioni che mancano, nella cura che non hai più, nel corpo di un nemico che si rialza quando pensavi fosse finita.

The Sinking City 2

Gameplay

Il cambio di genere si sente fin dai primi minuti. The Sinking City 2 non è costruito attorno alla libertà investigativa del predecessore, ma a un ritmo da survival horror più classico e controllato. La progressione passa attraverso ambienti interconnessi, chiavi, scorciatoie, enigmi, zone inizialmente inaccessibili e ritorni su percorsi già visitati. È una struttura familiare per chi conosce il genere, ma Frogwares la usa con una certa intelligenza, soprattutto perché la collega bene alla propria tradizione investigativa.

La cosa più importante è che l’indagine non blocca più l’avanzamento principale come accadeva spesso nel primo capitolo. Qui diventa una componente opzionale, integrata nell’esplorazione. Puoi seguire tracce, leggere documenti, ricostruire piccoli eventi e aprire linee secondarie, ma lo fai soprattutto per ottenere vantaggi concreti: risorse, potenziamenti, spazi d’inventario, nuove possibilità. L’investigazione non è più la strada obbligata, ma una tentazione. E questa è una buona idea, perché ti spinge a rischiare senza costringerti sempre a farlo.

Il cuore del gameplay resta la gestione della sopravvivenza. Calvin può usare armi da fuoco, attacchi ravvicinati, schivate e qualche opzione fisica utile quando la situazione degenera, ma The Sinking City 2 non diventa mai un action puro. Le munizioni pesano, le cure pesano, lo spazio nell’inventario pesa. Anche quando hai abbastanza strumenti per difenderti, il gioco ti ricorda che ogni spreco può tornare a presentarti il conto poco dopo.

Il combattimento è più centrale e più riuscito rispetto al passato. Sparare ha un peso maggiore, i nemici sono più aggressivi e le stanze costringono spesso a ragionare sul posizionamento. Alcune creature non sono pericolose solo perché fanno danno, ma perché rovinano la tua gestione dello spazio, ti obbligano a muoverti, a sbagliare mira, a consumare risorse in fretta. Nei momenti migliori, The Sinking City 2 riesce a farti pensare come un giocatore survival: non “come uccido tutto?”, ma “quanto mi costa arrivare vivo dall’altra parte?”.

The Sinking City 2

Non tutto è perfetto. Il gunplay è funzionale, ma non sempre elegante. Alcune animazioni restano rigide, certi impatti potrebbero essere più sporchi e convincenti, e in qualche situazione il controllo non ha quella pulizia assoluta che i migliori esponenti del genere riescono a garantire. Però il sistema regge perché non vive da solo. Il combattimento funziona dentro una rete di pressione fatta di scarsità, esplorazione e rischio. Anche un’arma non perfettamente soddisfacente diventa interessante quando hai solo pochi colpi e non sei sicuro di trovare rifornimenti nella prossima area.

Gli enigmi seguono una linea abbastanza tradizionale. Ci sono meccanismi da attivare, simboli da interpretare, percorsi da riaprire, oggetti da usare nel posto giusto e piccole deduzioni ambientali. Raramente sorprendono davvero, ma contribuiscono a rallentare il ritmo nel modo corretto. The Sinking City 2 non vuole trasformarsi in un puzzle game, ma usa gli enigmi per spezzare gli scontri e costringerti a guardare meglio gli ambienti.

La progressione di Calvin è semplice ma efficace. Miglioramenti per armi, inventario e talenti danno un senso di crescita senza trasformare il gioco in un RPG. Non diventi mai troppo potente, e questo è fondamentale. Un survival horror perde forza quando il giocatore inizia a sentirsi superiore all’ambiente. Qui invece ogni upgrade aiuta, ma non cancella la vulnerabilità. Puoi sparare meglio, trasportare di più o affrontare certe situazioni con maggiore sicurezza, ma Arkham resta sempre un posto dove una stanza sbagliata può rovinarti la serata.

Il limite principale della struttura è una certa prevedibilità. Chi conosce bene Resident Evil, Silent Hill e i survival horror moderni riconoscerà molte soluzioni. The Sinking City 2 non inventa una grammatica nuova. La interpreta con il proprio immaginario e con un buon senso dell’atmosfera, ma raramente prende davvero una direzione imprevista sul piano ludico. È più bravo a riorganizzare idee conosciute che a crearne di nuove.

Eppure, il gioco resta coinvolgente. Perché il ritmo è più compatto del primo capitolo, perché ogni area ha una funzione chiara, perché la città non diventa mai solo un contenitore. The Sinking City 2 capisce che l’horror funziona meglio quando il giocatore è parte attiva della propria rovina: sei tu che apri quella porta, sei tu che vuoi controllare la stanza laterale, sei tu che decidi di usare l’ultima cura adesso sperando che basti.

The Sinking City 2

Passi avanti tecnici

Dal punto di vista tecnico e artistico, The Sinking City 2 mostra una crescita evidente per Frogwares. Non ha l’impatto produttivo dei colossi più ricchi del genere, ma possiede una direzione visiva molto riconoscibile. Arkham è costruita con materiali sporchi, superfici rovinate, acqua stagnante, interni soffocanti e un gusto pulp che non si vergogna mai della propria teatralità. Il gioco non cerca il fotorealismo puro. Cerca un’atmosfera, e spesso la trova.

Gli ambienti interni sono probabilmente la parte migliore. Ospedali, mercati, edifici abbandonati e luoghi di culto diventano piccoli labirinti di oggetti fuori posto, porte sbarrate e dettagli inquietanti. Anche quando il budget mostra il fianco, la composizione degli spazi aiuta molto. The Sinking City 2 è più efficace quando ti fa camminare lentamente in luoghi che sembrano appena rimasti senza testimoni.

Il design delle creature è altalenante ma generalmente riuscito. Alcuni mostri hanno una fisicità repellente e funzionano bene sia come minacce che come immagini horror. Altri sono più convenzionali, meno memorabili, ma raramente fuori tono. La componente lovecraftiana non viene affidata solo ai tentacoli o alle deformazioni più ovvie: spesso passa dalla sensazione che i corpi non appartengano più davvero a se stessi.

Il sonoro aiuta parecchio. Passi, acqua, versi lontani, rumori secchi dietro una parete e silenzi improvvisi costruiscono una tensione continua. La musica entra senza dominare troppo, lasciando spazio all’ambiente. È una scelta giusta, perché The Sinking City 2 ha bisogno di farti ascoltare prima ancora di spaventarti. Quando attraversi un corridoio con poche munizioni, il rumore più piccolo diventa già una minaccia.

Il doppiaggio dei protagonisti è buono, anche se la scrittura non sempre gli offre materiale memorabile. Calvin e Faye funzionano soprattutto nei momenti più intimi, quando il gioco smette di spiegare e lascia emergere il peso del loro rapporto. Alcuni personaggi secondari, invece, restano più schematici, interessanti nell’idea ma non sempre sviluppati abbastanza.

Sul fronte prestazioni, l’esperienza è generalmente solida, pur con qualche incertezza. Si notano animazioni non sempre naturali, piccoli irrigidimenti e momenti in cui la regia degli scontri potrebbe essere più pulita. Nulla di davvero disastroso, ma abbastanza da ricordare che The Sinking City 2 è un horror ambizioso realizzato con risorse non infinite. Il merito è che questi limiti raramente spezzano l’immersione in modo pesante. L’atmosfera resta in piedi anche quando qualche cucitura si vede.

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The Sinking City 2
The Sinking City 2
7.6
Grafica 7.5
Sonoro 7.5
Longevità 7.5
Gameplay 8
Aspetti positivi Cambio di direzione convincente verso il survival horror Atmosfera densa, sporca e coerente dall’inizio alla fine Investigazioni opzionali ben integrate nell’esplorazione Calvin e Faye danno alla storia una motivazione personale chiara
Aspetti negativi Chi amava soprattutto l’indagine open world del primo capitolo potrebbe restare deluso Gunplay non sempre preciso o soddisfacente Qualche rigidità tecnica e animazioni non sempre convincenti
Considerazioni finali
The Sinking City 2 è un sequel più riuscito quando smette di inseguire il primo capitolo e accetta di diventare altro. Frogwares costruisce un survival horror compatto, umido, ostile, con una buona gestione della tensione e un’ambientazione che sostiene quasi sempre l’esperienza. Non reinventa il genere e non raggiunge la pulizia dei migliori modelli a cui guarda, ma trova una propria voce abbastanza chiara da non sembrare una semplice imitazione. È un gioco consigliato a chi ama gli horror in terza persona basati su esplorazione, risorse limitate, mappe da rileggere e minacce da gestire con attenzione. È consigliato anche a chi apprezza il lovecraftiano meno filosofico e più corporeo, fatto di città rovinate, rituali sbagliati, creature sgradevoli e persone che continuano a scegliere male perché non riescono a lasciar andare ciò che amano.

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