Sviluppato e pubblicato da Badass Mongoose, Helix: Descent N Ascent è un evocativo e artisticamente stiloso adventure puzzle game in 2D con visuale isometrica. Un titolo molto singolare che spicca soprattutto per varietà di enigmi e un meta racconto che saprà incuriosire i più curiosi e chi vorrà dedicarsi anche a decifrare l’ambiente di gioco. Noi siamo approdati nel mondo bicromo di Helix su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione. Pronto a mettere alla prova la tua logica?
Helix: Descent N Ascent dove non tutto è bianco e nero
Helix: Descent N Ascent parla per immagini, scene, enigmi, situazioni. è un titolo estremamente particolare ma anche sorprendentemente profondo. Un gioco in bilico tra una ricerca stilistica e un tentativo di raccontare un qualcosa di sì semplice ma anche complesso da identificare. Si parlà, appunto, di identità e dei legami che intorno a essa ruotano e si creano. Un passato da decifrare, smontare e rimontare. Emozioni e sentimenti da ricalibrare. Un vero e proprio viaggio fatto di immagini e interiorità.
Un titolo che, come potrai facilmente intuire, non è per tutti. Non solo per la tipologia di narrazione abbastanza sofisticata e che lavora più sul non detto e sull’estetica che con documenti e verbosità. Ma anche per l’immagini che continua a restituire. Un mondo magico ma allo stesso tempo invaso da ruderi, ricordi, devastazioni di vario genere. Un viaggio quindi quasi artistico tra forme geometriche in costante incontro e scontro, creature stravaganti e fugaci fughe con un altro diverso ma identico da sé.

Arriviamo quindi a parlare del protagonista, un individuo bianco la cui forma fisica è già di per sé abbastanza singolare. Costui si sveglia in un’area estremamente spoglia e sembra non avere ricordi. Il suo vagabondare lo porta a scoprire e padroneggiare diverse abilità ma, soprattutto, gli permette di visitare un mondo intrigante e di incontrare un altro essere, molto simile a sé, una sorta di clone forse, ma di colore completamente opposto.
La verità è che più aggiungiamo elementi, più la trama di Helix: Descent N Ascent ne risente in quanto essa è per sua natura strana e strettamente personale. Siamo quasi convinti che sia difficile darne una traduzione univoca ma che, anzi, la sua confusione, il suo non voler mai dire troppo se non proprio niente, sia una sorta di spinta a vivere quel viaggio nel modo più personale possibile. Un viaggio fatto così di impulsi, idee, intuizioni del tutto personali e date ora da uno spunto estetico, ora da una delle rune (il titolo non usa alcuna parola comprensibile al suo interno a esclusione dell’interfaccia di gioco) o dall’incontro con qualcuno o qualcosa.

Una confusione in grado di diventare magnetica
Helix: Descent N Ascent è un gioco d’avventura incentrato sulla risoluzione dei puzzle. Un titolo in 2D in cui perdersi diventa terribilmente semplice se non si è attenti a gestire e memorizzare le aree di gioco, oltre a saper incastrare perfettamente poteri e rispettivi enigmi. Sì, perché come più volte detto, siamo davanti a un titolo molto incentrato sulla risoluzione di una serie di puzzle la cui difficoltà crescente riesce a regalare grande soddisfazione.
Inizialmente, saremo chiamati a scoprire e padroneggiare un singolo potere alla volta a cui, ben presto, si sommeranno tra loro gli altri scoperti in un mix di possibilità sempre più ampio e complesso. Ma non solo, se all’inizio ci viene mostrato uno specifico modo di utilizzo di un’abilità, questa assume diverse sfumature e possibilità quando viene mixata con altre o sfruttata in determinate occasioni. Ciò crea un dinamismo logico molto intrigante dando così modo ai singoli “poteri” di fossilizzarsi in un unico modo di utilizzo.

Ebbene sì, come avrai potuto intuire… c’è un po’ di confusione anche nel gameplay. Ma aggiungiamo anche confusione nell’esplorazione. Ti perderai. Così come può capitare di scontrarsi con un enigma più del tempo del previsto. Eppure, Helix: Descent N Ascent non è mai ingiusto. Semplicemente, non è per tutti. Eppure tutti dovrebbero dargli la possibilità di metter piede in un mondo a suo modo unico, criptico, discretamente lento ma molto vario.
Si gioca con lo scenario, che può assumere più di una soluzione nel tempo e nelle nostre diverse visite. Bisogna così studiare bene il luogo, la sua conformazione, le sue strutture e le reazioni e i tempi di reazione di queste. A cui si sommano poi i nostri poteri e il loro relativo utilizzo. Che sia una sorta di testa/drone volante con timer di durata limitato da utilizzare a distanza per volteggiare in giro o un rampino con cui interagire con oggetti lontani, ci sono ben venticinque combinazioni diverse con cui mettersi in gioco. Da segnalare anche alcuni mini giochi che si insinuano tra i puzzle tra cui una versione stravagante del primo Donkey Kong.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Helix: Descent N Ascent gioca di bianco e nero praticamente continui. La bicromia proposta può ammaliare o respingere, così come lo stile estetico scelto. Il mondo di Helix è stravagante, imprevedibile, originale, a suo modo unico e tutto da esplorare e scoprire. Una scoperta però abbastanza lenta, compassata, senza alcuna fretta che si adagia ai nostri tempi e soprattutto alla nostra curiosità.
Ad architetture semplici e lineari si alternano spazi vuoti e desolati ad aree strabordanti di dettagli con tanto di forme geometriche a incastro, rovi che si mescolano a ruderi e tanto, tanto altro. Un’estetica d’impatto che premiamo per l’originalità nonostante qualche criticità. Lo stile, infatti, in certi casi può diventare un ostacolo rendendo non sempre chiaro con cosa è possibile interagire. Il sonoro è in linea con l’atmosfera proposta, offrendo tracce leggere, raramente invadenti o ridondanti.
Da segnalare la presenza della lingua italiana anche se ci sono davvero poche parole e praticamente tutte raccolte nella pratica e intuitiva interfaccia di gioco. Infine, Helix: Descent N Ascent si difende molto bene in entrambe le modalità offerte dall’ibrida Nintendo anche se è in portatile che l’abbiamo preferito, avendo la sensazione di entrare letteralmente dentro a quel piccolo mondo bianco e nero.
