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Progetto · RecensioneNintendo

Escape From Umbra, recensione (Nintendo Switch)

Umbra ti cerca

Avatar di pasquale aversanoDiPasquale Aversano 6 min di lettura Nintendo
Escape from umbra
7,0/10
La recensione

Escape From Umbra

Grafica7,0
7/10
Sonoro7,5
7.5/10
Longevità6,5
6.5/10
Gameplay7,0
7/10

Cosa funziona

  • Buona atmosfera
  • Discreta varietà di enigmi
  • Il libro è ben implementato ludicamente
  • Presenza sottotitoli in lingua italiana

Cosa convince meno

  • Diversi limiti tecnici
  • Graficamente altalenante
  • Dura abbastanza poco

Escape From Umbra è una piccola avventura horror indie incentrata sugli enigmi. Un titolo dotato di buona atmosfera, discreta varietà di situazioni e una trama di sottofondo pseudo fiaba oscura che tutto sommato funziona. Al netto di un budget non eclatante che ne evidenzia i limiti tecnici, l’esperienza di gioco ne esce comunque positivamente. Una piccola sorpresa in grado di rapirti per qualche ora e mettere alla prova il tuo ingegno.

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Sviluppato e pubblicato da WildSphere, Escape From Umbra è una nuova avventura horror in prima persona 3D incentrata sulla risoluzione di una serie di enigmi a cui si aggiunge la classica caccia “gatto col topo” con momenti in cui dovremo restar nascosti per evitare il consueto game over. Presente anche la possibilità di reagire ad alcuni pericoli così come una discreta esplorazione ambientale. Noi abbiamo vissuto questa nuova avventura su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione!

Escape From Umbra doveva essere solo un compleanno

Il protagonista di Escape From Umbra è un bambino che esordisce su schermo in uno dei giorni più importanti dell’anno: il proprio compleanno. I nostri genitori sono i primi a chiamarci all’azione e quando ci avviciniamo a occhi chiusi alla torta che ci attende sul tavolo, la classica canzoncina “happy birthday” inizia a farsi spazio nella sala. Peccato che dura pochi secondi e che tutto venga ben presto divorato da una inquietante oscurità. 

Pochi secondi e la sala perde i suoi colori diventando ancora più scura. Pavimento, soffitto e pareti vengono invasi da rovi ma non solo, uno strano e ritmico jingle, di quelli che ricordano dei carillon, ci preannuncia una strana presenza. Lì in un angolo, si staglia una sagoma femminile dotata di occhi rossi. Farfuglia cose senza senso con una voce roca e graffiante. Il bambino, d’istinto, va a nascondersi e ben presto ritorna a essere da solo in casa. Una casa che fatica a riconoscere.

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Ecco, questo è l’incipit di Escape From Umbra, nulla di eclatante ma riesce in pochi secondi a scaraventarci in una sorta di fiaba oscura in cui i documenti e gli indizi sparsi in giro per la piccola cittadina sono la chiave di una lore comunque affascinante nel suo piccolo. Umbra è la vera protagonista del gioco, un’entità oscura che ci bracca quasi costantemente e da cui non possiamo difenderci in alcun modo. La sua vicinanza è preannunciata da un rumore scricchiolante di rovi. Dei rovi neri che emergono al suo passaggio.

Escape from umbra, recensione (nintendo switch)

Umbra è un essere oscuro e crudele e se si avvicinerà a noi al punto da afferrarci sarà game over istantaneo. Ma lei non è l’unico nemico che andremo ad affrontare. Umbra ha avuto l’accortezza di disseminare due tipologie di nemici, entrambe creature d’ombra ma entrambe vulnerabili alla luce. Sì, perché Escape From Umbra è un titolo divorato da luci e ombre e dove la prima ha un ruolo di “salvezza” abbastanza telefonato ma ben implementato e sfruttato. Come in Alan Wake, infatti, potremo usare una torcia per difenderci dai nemici oltre che per interagire con determinati elementi.

Inoltre, durante la breve avventura di Escape From Umbra, la cui longevità può oscillare tra le 4-6 ore circa a seconda della velocità con cui risolveremo i vari enigmi, non saremo completamente soli. Già dall’incipit faremo conoscenza con un piccolo gatto nero che fungerà da guida. Seguirlo, infatti, ci garantirà di raggiungere velocemente il prossimo obiettivo, districandosi lungo un mini dedalo che altri non è che la città stessa del gioco. 

E che dire del libro? Quest’ultimo lo troveremo durante i nostri primi passi e, insieme alla torcia, rappresenta uno strumento di vitale importanza per sopravvivere al meglio durante l’avventura di Escape From Umbra. Qui si celano tutti gli indizi per risolvere l’intero gioco e sono in ordine cronologico. Ma bada, non sono soluzioni palesi, alcune vanno interpretate, altri sono indovinelli veri e propri e poi mancano delle pagine che dovrai trovare in giro.

Esplorare una zona oscura, col pericolo d’incappare nell’invicibile Umbra, con solo torcia e libro come uniche armi di difesa e un gatto nero come guida, questi sono gli elementi chiave che guidano l’esperienza prevalentemente lineare di questo piccolo indie horror che sì, sa conquistare nonostante evidenti limiti tecnici e di budget. 

Escape from umbra, recensione (nintendo switch)

Enigmi tra luci e ombre

Escape From Umbra è un horror in prima persona 3D dove saremo chiamati a risolvere una serie di enigmi in modo più o meno lineare. Ci sarà, infatti, un momento in cui potremo liberamente decidere in quale zona andare prima per risolvere una serie di puzzle differenti. Tutti però necessari per tornare sul percorso univoco e finale offerto dal titolo. Parliamo quindi di un gioco dall’ossatura classica e che non reinventa nulla ma che riesce a mescolare le carte in tavola e trionfando soprattutto per una buona varietà di enigmi.

Da quelli prettamente visivi a quelli legati a indovinelli, passando per fasi meramente esplorative. In Escape From Umbra c’è un po’ di tutto. Un percorso invisibile a occhi nudi, un antifurto da spegnere velocemente seguendo una serie di indicazioni, un enigma logico sul posizionamento di bicchieri su un tavolo, un gioco di luci e ombre e anche di prospettiva e questi sono solo alcuni esempi. Ogni enigma ha il suo rispettivo indizio racchiuso nel libro che, ancora una volta, è semplicemente essenziale per progredire come si deve.

Escape from umbra, recensione (nintendo switch)

Per quanto riguarda l’esplorazione, tolte le aree principali e sempre ben cerchiate sulla mappa, anch’essa presente nel libro, non c’è molto da vedere o scoprire. Ci sono però i nemici. Questi esseri neri che fanno più paura grazie al sonoro che all’aspetto vero e proprio, possono essere temporaneamente eliminati grazie al corretto uso della torcia. Questa ha una batteria perenne a ricarica automatica in grado di creare un potente flash. Bastano due di questi e i nemici spariscono.

Umbra, invece, non può essere affrontata. L’unico modo per sfuggirle, è cercare un riparo distante dal suo percorso o correre il più lontano possibile, spazio permettendo. All’inizio la nemica principale crea una certa ansia offrendo all’atmosfera un boost non indifferente. Ma come spesso accade in titoli simili, più la si incontra e più l’effetto “horror” va a scemare. Ciò non toglie che ci sono momenti molto più tesi ma, a conti fatti, Escape From Umbra non ci ha mai realmente spaventato.

Escape from umbra, recensione (nintendo switch)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, Escape From Umbra soffre di alti e bassi. La natura low budget è palese soprattutto nella cura dei dettagli abbastanza sciapa o anche offuscata. Anche l’esterno, ossia la cittadina, risulta decisamente anonima se non fosse per le nebbia e per i nemici che la popolano. Discorso diverso per le zone “principale” con gli elementi legati ai puzzle decisamente più curati. Le animazioni invece, prevalentemente di gatto e nemici, convincono solo in parte.

I limiti tecnici sono visibili soprattutto nella modalità portatile dell’ibrida Nintendo mentre quella in doc dimostra una piccola spinta in più. Probabilmente, l’edizione per Nintendo Switch non è la più “solida” di quelle attualmente in commercio ma, in compenso, non abbiamo riscontrato bug o glitch consistenti se non qualche fugace rallentamento. Nota di merito, invece, per il sonoro. Questi, seppur non riesca sempre a farci ben sentire da “dove” proviene il suono, con miagolii e rantolii dispersivi e caotici, funziona bene nel creare tensione.

Alcune sonorità, a partire dal jingle fino a una vera e propria “canzone”, funzionano. Così come funziona l’inquietante e indecifrabile bisbiglio della stessa Umbra. Insomma, il sonoro inquieta e crea atmosfera allarmando anche in occasioni dove non c’è un vero pericolo, provando a tenerci in una tensione quasi costante. Nota finale e positiva, la presenza dei sottotitoli in lingua italiana. Sì, non sono precisi e alcune volte risultano tradotti un po’ male, ma contribuiscono, soprattutto grazie al libro, a vivere al meglio l’esperienza di gioco.

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