Sviluppato da 418 Studio e pubblicato da JanduSoft con tanto di edizione fisica a cura di Tesura Games, Detective Collection Vol. II è una raccolta di tre titoli facente parte della saga Detective a sua volta oggetto di già una collection. In questo caso, il pacchetto include: Detective – The Test, Detective – Scene Crime e Detective – Rainy Night. Si tratta di avventure narrative in prima persona 3D a stampo prevalentemente investigativo. Noi abbiamo vissuto tutte queste avventure su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione!
Detective Collection Vol. II un anonimo detective per tanti casi da risolvere
Prima di affrontare la narrazione dei titoli che compongono la Detective Collection Vol. II è bene analizzarne il contenuto. Come detto, Detective Collection Vol. II contiene ben tre titoli tutti precedentemente pubblicati come singola opera. Si tratta di titoli pubblicati tutti nel corso del 2025 sia su Steam che per console e poi raccolte in questa nuova collection che, per inciso, non aggiunge assolutamente nulla. Non c’è alcun ritocco alla grafica o al gameplay e non è presente alcuna modalità extra. In parole povere, chi ha già giocato i titoli singolarmente, non ha motivo per acquistare questa collection.
Tutti gli altri, invece, troveranno un prodotto decisamente più economico e soprattutto, nel suo piccolo, più longevo. Come vedremo, infatti, uno dei problemi principali della saga è proprio la longevità di ogni singolo gioco, davvero molto, troppo, bassa. Entrando però nel dettaglio, iniziamo a sbirciare la trama del primo dei tre titoli della Detective Collection Vol. II: Detective – The test. Si tratta del capitolo meno intrigante e interessante del lotto, oltre che il più breve e semplice in assoluto.

Sono solo tre casi ambientati uno in una casa, uno in una sorta di campeggio per roulotte e uno in un’anonima caffetteria. Noi vestiamo i panni di un anonimo detective che deve trovare le risposte a determinate domande. Ogni singolo caso, infatti, ha dei quesiti che richiedono una risposta e per farlo dovremo analizzare l’ambiente e collegare gli eventi basandoci unicamente su indizi e intuito. Lo diciamo subito, nessuno dei tre casi colpisce per originalità o complessità risultando, anzi, decisamente banali e dimenticabili.
Il secondo capitolo del lotto è Detective – Scene Crime che segue fedelmente il modello di Detective – The test aumentando però i casi che da tre diventano cinque e provando a complicare la situazione, aumentando e variando il numero e la tipologia di domande a cui trovare risposte. Anche i casi risultano leggermente più complessi e maturi con storie di vendetta, false piste e profili di sospettati abbastanza ingannevoli. Ma, anche in questo caso, nessuna storia colpisce realmente nel segno.

L’ultimo titolo di Detective Collection Vol. II è Detective – Rainy Night che cambia le carte in tavola e si dimostra quello che, nonostante evidenti limiti che analizzeremo poi, ne esce meglio. Prima di tutto, non siamo più un detective ma un agente di polizia. Inoltre, la storia non va costruita ma è in evoluzione e noi la viviamo insieme ad altri personaggi non giocanti. A differenza degli altri titoli, infatti, qui possiamo interagire con altri personaggi e no, non ci muoviamo in ambienti vuoti e desolati. Inoltre, c’è una vera e propria trama da seguire con tanto di risvolti horror e abbastanza “gore” nonostante i limiti tecnici… ma sì, ci saranno smembramenti vari.
Rainy Night si basa su leggende folkloristiche e riesce a intrigare con la sua narrazione suddivisa in cinque capitoli lineari. Una storia non certo memorabile ma decisamente più coinvolgente rispetto ai singoli casi proposti negli altri due titoli Detective. Inutile dire che, il catalogo delle avventure narrative in prima persona 3D hanno proposte decisamente più intriganti ed evolute che vanno ad oscurare quasi completamente le storie proposte da Detective che, ahi noi, viene ulteriormente danneggiato da un gameplay non proprio all’altezza.

Un gameplay che non convince
Detective Collection Vol. II è una serie di avventure di stampo narrativo e investigativo in prima persona 3D. In The test e Scene Crime dovremo girovagare per luoghi spesso molto piccoli e chiusi alla ricerca di elementi con cui interagire. E già iniziano i primi problemi… Per comprendere con cosa poter interagire dovremo basarci su un piccolo puntatore dal centro “vuoto” che diventa completamente bianco in caso di possibile interazione. Fatto ciò, l’oggetto viene raccolto e noi potremo inutilmente ruotarlo o leggerne il contenuto.
L’obiettivo, come anticipato, è rispondere correttamente a una serie di domande per poi ottenere una valutazione finale. Per rispondere, dovremo osservare l’ambiente, individuare gli indizi, studiarli e unire i pezzi. Tutto intrigante su carta ma viene di fatto annullato dalla possibilità di indovinare letteralmente a caso. Il gioco, infatti, non ha game over e come una sorta di test “online” fornisce il numero di risposte esatte e sbagliate anche se non specifica quali lo siano. Essendo poche le domande, viene da sé che l’indagine può semplificarsi di molto.

The test è il più semplice tra i due mentre Scene Crime azzarda una sorta di identificazione di livello di difficoltà per i suoi scenari anche se spesso quelli a difficoltà media sono risultati più semplici di quelli a difficoltà facile. In ogni caso, l’idea di fondo è buona ma il suo sviluppo non convince. Inoltre l’assenza di un inventario costringe a memorizzare elementi o a prendere appunti, cosa che in effetti il gioco consiglia di fare. L’idea, ancora una volta è carina ma il gioco non ha una complessità tale da dover prendere appunti, considerando quanto sono piccole le aree da gioco. Inoltre, l’interazione in generale con gli ambienti è quasi zero, salvo armadietti ovunque da aprire inutilmente…
E parlando di interazione, questa in Rainy Night è ancora inferiore. Il titolo, infatti, si basa quasi esclusivamente sulla narrazione e le richieste “interattive” saranno molto limitate. Banalmente ci viene chiesto di parlare con determinati personaggi, andare in un posto, cucinare qualcosa e sì, c’è anche un momento in cui dovremo rispondere a delle domande esattamente come negli altri giochi e sì, anche in questo caso non è nulla di realmente complesso. A cambiare, come detto, è la struttura del gioco: un unico ambiente ma diviso in capitoli con una narrazione da vivere in prima persona e con una piccola parantesi soft horror che è abbastanza carina nel suo complesso.
Purtroppo, il gioco è palesemente realizzato per PC e l’idea di dover destreggiarsi col cursore per chiudere i menù rallenta un’esperienza di gioco già di suo non proprio velocissima. Il che, paradossalmente, regala secondi preziosi a una longevità generale davvero troppo bassa. Ogni titolo può essere completato in poche ore se non di meno, se si decide di tirare a caso. Un peccato perché le idee interessanti ci sono e la saga ha del potenziale per crescere.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Detective Collection Vol. II non spicca quasi in nulla. Se è apprezzabile la varietà di scenari, questi risultano spesso vuoti, anonimi e poveri di dettaglio. Molti elementi sono riciclati da titolo a titolo mentre i modelli dei personaggi risultano vecchi di generazioni con animazioni poco convincenti. Il sistema di ombre e luci, soprattutto in Rainy Night funziona discretamente bene mentre l’interfaccia generale, incluso il sistema per rispondere alle domande, non convince ed è anche abbastanza legnoso col pad.
Da segnalare anche bug di diversa natura, da compenetrazioni poligonali a porte attraversabili anche se sono chiuse… in Rainy Night ci è capitato di seguire un personaggio in una stanza che non dovevamo visitare per poi finire in un vuoto buio che ci ha teletrasportati a inizio paragrafo. Situazioni sporadiche e particolari che comunque confermano un impianto tecnico abbastanza grezzo e sottotono. Il sonoro è molto timido, spesso assente come è assente il doppiaggio che, soprattutto in Rainy Night, avrebbe giovato non poco a dare voce ai personaggi e ad arricchire l’atmosfera. Infine, Detective Collection Vol. II ha i sottotitoli in lingua italiana ma questi risultano in parte incoerenti e in alcuni casi vanno reimpostati manualmente dal menù iniziale.
