Sviluppato da Leap Studio e pubblicato da 4Divinity, Realm of Ink è un gioco d’azione roguelike in 2.5D con visuale isometrica fissa che spicca per atmosfera e stile grafico, oltre che per il folklore e diversi effetti speciali che lo avvicinano, con le dovute differenze, ad alcuni capisaldi del genere. Noi abbiamo vissuto questa nuova e folkloristica avventura su Nintendo Switch. Pronto a scoprire il nostro parere?
Realm of Ink e la ricerca del Demone Volpe
Inutile girare in tondo e, prima di affrontare l’elemento narrativo, è bene parlarne subito. Sì, Realm of Ink ricorda vagamente Hades. Ebbene, nonostante un aspetto comunque presente e derivativo, il titolo oggi in analisi riesce ad avere una sua identità, tanto stilistica quando nel gameplay e lo vedremo nel paragrafo dedicato. Focalizzandoci sulla narrazione, invece, la protagonista delle vicende di Realm of Ink è una spadaccina di nome Red che si muove all’interno di un mondo stravagante e che è anche l’elemento più identitario dell’opera trattandosi, di fatto, di un vero e proprio libro.
Ed è proprio dal Regno d’Inchiostro che la nostra protagonista vuole evadere, dando vita a una breve odissea che la vedrà affrontare quattro boss in quattro biomi differenti. Il tutto, benedetta dal povere della Volpe, un’entità che la rende immortale garantendoci, di fatto, il ritorno in vita a ogni game over. Letteralmente, un’enorme testa di volpe ci sputa all’interno di quello che è il nostro hub iniziale, sede tra l’altro delle più interessanti chiacchierate dell’intero gioco. Da bravo roguelite, presenta una narrazione da costruire, molto frammentata e non proprio esaustiva.

A essere del tutto onesti, non è la trama il motivo per cui darai vita a viaggi su viaggi ma è il gameplay il vero motore trainante dell’esperienza, nonostante qualche inciampo di cui tener conto e che esamineremo a breve. Tornando alla narrazione, se il canovaccio iniziale non cattura l’interesse come dovrebbe, a farlo lo sono i personaggi e le loro storie. Il cast è vario, diverso e originale, ben doppiato, quando il doppiaggio è presente, e con storie tutte da scoprire gradualmente.
Non per niente, nell’hub centrale troverai uno studioso che funge da glossario con approfondimenti su biomi, nemici, strumenti, armi e i personaggi stessi. Questi ultimi, inclusi i boss che affronteremo, hanno più pagine di storie da svelare man mano, di run in run, in un procedimento noto ai fan del genere e che saprà comunque intrigare, mixando bene il folklore di riferimento. Peccato però che sia tutto in inglese, con la totale assenza della lingua italiana, ostacolo di cui tener conto.

Un roguelite molto personalizzabile
Realm of Ink è un action adventure in 2.5D con visuale isometrica identificabile come roguelite e che, come detto, prende palese ispirazione da Hades. Il gameplay stesso lo richiama sia nella sua struttura procedurale sia in alcune armi e personalizzabili. Eppure Realm of Ink prova una sua strada grazie alla presenza dei pets. Si tratta di una sorta di mini-Pokémon che è un compagno reale, attivo, partecipe. Questo significa che combatte con noi e funge anche da supporto.
Inoltre, il nostro pet cambia e si evolve in base al nostro equipaggiamento, nello specifico alle rune che andremo a indossare. Tali rune, per un massimo di due, liberamente scambiabili e potenziabili, sono legate a specifici elementi e non sono altro che abilità speciali a ricarica automatica. Inutile dire che sono essenziali nella nostra build visto che, appunto, andranno a mutare sia le nostre mosse che quelle del nostro fidato pet con effetti scenici davvero devastanti in alcuni casi. Senza contare che c’è una buonissima varietà di abilità da quelle ad azione dirette ad altre più strategiche e ad area.

Tutto ciò, si somma ai nostri attacchi semplici e pesanti, quest’ultimi più lenti e che ci espongono a danni maggiori, entrambi potenziabili con upgrade legati alle armi. E non finisce qui, ci sono ulteriori tipologie di equipaggiamento da poter aggiungere e che vanno a potenziare le nostre statistiche, da amuleti fino a particolari elisire. Inutile dire che tutto ciò garantisce una personalizzazione vastissima ma perderemo tutto in caso di game over, salvo due particolari valute: una dedicata ad upgrade permanenti di Red e l’altra per potenziare permanentemente il nostro pet.
Questi potenziamenti li potrai effettuare a fine run direttamente nel vasto hub iniziale, lì dove suggeriamo calorosamente di spendere tempo per parlare e approfondire le trame coi vari personaggi. Discorso analogo per le zone di “riposo”, due per bioma, che troverai nel corso dell’avventura principale. Qui potrai spendere le valute temporanee, ossia quelle valute che perdi in caso di game over. Le monete puoi usarle per equipaggiamenti o per piatti cucinati che forniscono bonus per un determinato numero di stanze. I frammenti, invece, servono per far salire di livello le proprie rune.
Tutto questo macro sistema di personalizzazione, molto intuitivo e appagante da sfruttare, ha però un problema: la difficoltà. A differenza dei suoi congeneri, infatti, Realm of Ink risulta molto facile anche a livelli di difficoltà elevati. Salvo alcune boss fight, infatti, ti ritroverai a essere così forte da eliminare gran parte dei nemici in pochi secondi. Questo garantisce l’accesso anche a chi non è pratico del genere ma i veterani potrebbero storcere il naso e vedersi costretti a limitare manualmente le proprie build onde evitare di diventare quasi immortali.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Realm of Ink ha stile ed è innegabile. Le animazioni fluide e il particolare stile, visibile soprattutto negli artwork in 2D dei personaggi, colpisce e funziona. Anche i biomi, seppur pochi numericamente, sono abbastanza ispirati. Peccato che non funziona tutto tecnicamente parlando. Le cut scene, dalla durata molto breve, risultano spesso terribilmente sgranate e lente mentre a ogni passaggio di stanza ci ritroviamo il nostro personaggio inspiegabilmente fermo per pochi secondi con tanto di nemici che si avvicinano a noi… immobili.
Si tratta di piccolezze a cui confidiamo venga applicata una patch quanto prima per poter godere al meglio dell’esperienza di gioco. Il sonoro è di buon livello, ben doppiato anche se non completamente e con tracce musicali interessanti… quando non s’interrompono. Nell’hub centrale, infatti, capita di rimanere spesso in silenzio perché la traccia di sottofondo si tronca improvvisamente. Anche qui, nulla di gravissimo ma confidiamo in una patch. Da segnalare anche qualche sporadico rallentamento, soprattutto in modalità portatile.
