Sviluppato da Acrobatic Chirimenjako e pubblicato da SHUEISHA GAMES, Schrodinger’s Call è una particolare visual novel sulla fine del mondo. In quanto visual novel, è quindi scontato che si tratti di un titolo prettamente narrativo è in questo caso abbiamo una narrazione che funziona, colpisce, trascina ed emoziona, lasciando un segno destinato a restare anche quando i titoli di coda sono ormai passati. Noi abbiamo vissuto questa toccante avventura su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione.
Schrodinger’s Call della fine del mondo e di un’ultima chiamata
Prima della fine di tutto… con chi vorresti parlare un’ultima volta? Tutto il titolo ruota intorno a questa domanda. Ma procediamo con ordine. Schrodinger’s Call colpisce da subito con un incipit assolutamente intrigante, originale e in parte devastante. Mancano ventuno nanosecondi alla fine di tutto. La luna sta crollando sulla Terra e presto tutta l’umanità sarà spazzata via. In uno scenario così catastrofico e inevitabile, c’è Mary. Una ragazza senza ricordi che si ritrova in una stanza, unico vero scenario di tutto il gioco.
In questa stanza c’è un telefono, di quelli vecchi, col disco, nostalgico ma perfettamente funzionante. Insieme al telefono c’è un gatto nero parlante di nome Hamlet. Il felino ci farà da enigmatico mentore, sfuggente e misterioso da inizio fin quasi alla fine, il nostro co-protagonista saprà darci consigli, aiutarci e in parte contribuirà a smorzare i toni di un titolo che non ha paura di graffiarti l’anima con tematiche profonde, toccanti e “reali”. Tra queste emerge sicuramente la solitudine, la paura, la morte, i rimorsi… ma anche l’importanza dei legami e dell’amore. Insomma, Schrodinger’s Call vince perché ha un cast profondamente “umano” e “reale” anche se le figure con cui parleremo sono rappresentate come animali antropomorfi.

I dialoghi di Schrodinger’s Call, punto centrale della narrazione e dell’intero gioco, fanno parte del ruolo dell’ignara Mary che è stata scelta per diventare “L’ultima confidente del mondo”. Esatto, il telefono nella stanza le permette di parlare per alcuni momenti con delle persone sospese tra vita e morte. Come una sorta di traghettatore verso l’ignoto. Spetta a noi incassare i tormenti di anime inconcludenti, ferite, colpevoli e tanto altro. Una gamma di sfumature che riescono a sorprendere, capovolgendo quasi sempre il percorso iniziale delle varie “telefonate”.
Vogliamo evitare di entrare troppo nei dettagli della storia di Schrodinger’s Call in quanto è realmente il punto migliore del titolo ma ci teniamo a sottolinearne la bontà. Al netto di un ritmo non proprio perfetto, le ultime fasi del racconto raggiungono un’apice molto difficile da criticare e che potrebbe appagare quasi ogni palato, incluso chi vive di pane e visual novel. Questo perché Schrodinger’s Call è un’ottima visual novel. Lo è per come tratta gli argomenti e per come riesce a coinvolgerti in modo del tutto imprevisto ma terribilmente profondo e toccante.
Lo abbiamo detto all’inizio e lo ripetiamo, se Schrodinger’s Call riesce a coinvolgerti come si deve, resterà con te anche dopo i titoli di coda. Il motivo è che riguarda anche noi, in più sfumature e per più punti. Ogni telefonata tocca punti personali o che comunque abbiamo potuto scorgere in qualcuno a noi vicino o lontano. Inoltre, è un titolo molto ben costruito nel suo unico scenario. Il nome stesso del gioco non è casuale, il paradosso di Schrodinger qui riguarda gli abitanti della Terra prossimi alla morte, in quel momento in cui cercheremo di portarli alla pace.

Una visual novel molto semplice
Schrodinger’s Call è una visual novel in 2D e questo significa che ludicamente parlando, si limita a offrire una gamma di scelte mentre ti traghetta lungo la sua storia. E qui ci sono scelte da fare ma queste non hanno il peso che ti aspetteresti. Non ci sono grandi conseguenze se non piccole sfumature per una storia che a conti fatti ha un unico finale principale. L’eliminazione di ramificazione complesse e labirintiche potrebbe far pensare a una minore longevità ma il titolo riesce a sforare facilmente le 10 ore. Inoltre, la sua semplicità lo rende assolutamente accessibile anche ai neofiti del genere.
Lo scopo del gioco è progredire, evitare le scelte sbagliate e lasciarsi travolgere da un tormentato flusso di telefonate, il tutto con piccoli aiuti, ovviamente e un pizzico di intuito oltre che sensazioni e sentimenti personali. Perché sì, il titolo è anche una sorta di percorso personale. Si tratta quindi di un’esperienza narrativa dal livello di sfida abbastanza marginale e del tutto secondario rispetto all’obiettivo principale del titolo.
Quindi sì, chi non digerisce il genere, difficilmente cambierà idea ma rischia di perdere un’avventura veramente emozionante e coinvolgente. Per quanto riguarda il sistema di controllo, è molto semplice, intuitivo e pratico. Come detto, il gioco è estremamente accessibile anche a chi è nuovo al mondo delle visual novel. L’interfaccia, inoltre, è molto semplice da utilizzare ed è integrata perfettamente in un altro dei punti a favore del titolo: lo stile visivo.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Schrodinger’s Call sorprende per uno stile in 2D magnetico e accattivante. Il colpo d’occhio generale è coinvolgente e ammaliante, gli scenari, i flashback, i vari personaggi, tutto dona forma a un mini mondo coeso, efficace e sinceramente bello da vedere. Il passaggio tra una scena a un altra non è statico come gran parte delle visual novel ma c’è un certo dinamismo nonostante la sua intrinseca semplicità. La scelta dei colori, prevalentemente monocromatici e spenti contribuiscono a marcare la malinconia e la gravità di alcune situazioni, diventando parte attiva e funzionale del racconto stesso.
Così come è attivo e funzionale il sonoro. Altro elemento ben scelto e ben spalmato nell’arco di quasi tutta l’avventura narrativa. Le tracce sono varie, originali, ben variegate e in grado di accompagnare senza risultare mai invadenti. Insomma, la direzione artistica di Schrodinger’s Call si sposa perfettamente con le varie tonalità del racconto contribuendo a creare qualcosa a suo modo unico e memorabile. L’unico vero e grande peccato del gioco è la totale assenza della lingua italiana.
Considerando la mole del testo che ci aspetta e l’importanza che racchiude, l’assenza dei sottotitoli in lingua italiana è un ostacolo da tenere conto, purtroppo. Infine, Schrodinger’s Call si difende bene in entrambe le modalità dell’ibrida Nintendo con quella portatile che consigliamo calorosamente riuscendo a trasformare la console in una sorta di eReader interattivo.
