Sviluppato e pubblicato da Emberflight Games in sinergia con Perp Games, It Reaches è un survival horror in prima persona 3D, un piccolo progetto ma dalla forza non indifferente soprattutto grazie a un’atmosfera ben costruita e che sa tenere incollati allo schermo durante tutta la sua modesta durata. Noi abbiamo affrontato questi nuovi orrori su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a una nuova esperienza con una visuale in bodycam adrenalinica e ansiogena?
It Reaches e il fascino della bodycam
Lo sappiamo, l’idea di sfruttare la bodycam non è originale ma, quando utilizzata correttamente, fornisce un senso di realismo e immersione che funziona, attanaglia e trascina. In It Reaches a indossare la bodycam è lo sventurato agente di nome Jason Thompson che ha appena ricevuto la missione di investigare all’interno di un ospedale abbandonato a se stesso. A quanto pare ci sono state delle strane segnalazioni all’interno dell’edificio e ci tocca investigare e nel caso “pulire” la zona. D’altronde lo sfruttamento di edifici per attività illecite non è proprio una novità…
Eppure, bastano pochi minuti per capire che qualcosa in quell’edificio, non va… Decisamente non va. Suoni sinistri, passi svelti, risate che rieccheggiano tra i corridoi ormai marci. I richiami ad altri prodotti dell’universo horror, tanto cinematografico quanto videoludico, si sprecano. Non è il primo ospedale abbandonato e sinistro che visitiamo pad alla mano e probabilmente non sarà l’unico. Non siamo quindi sorpresi quando la situazione durante l’incipit va a degenerare bruscamente, trascinandoci letteralmente nei sotterranei infernali di un posto dimenticato e da dimenticare.

Ed è proprio nelle viscere dell’ospedale che si celano i veri pericoli di It Reaches. Un bestiario di creature deformi e letali, frutti di esperimenti folli e degenerati, un orrore estetico e psicologico che sa di già visto ma che funzione grazie a una coerenza narrativa interna che si mescola alla sfera psicologica e personale del nostro protagonista. Tra flashback e un background da diramare gradualmente, è proprio Jason a dare un pizzico di extra all’intera narrazione, rendendola più personale e identitaria, seppur nel suo “piccolo”.
Ed è un “piccolo” letterale visto che l’intero titolo può essere concluso in meno di 4 ore, soprattutto se si è già navigati col genere di riferimento che sbircia soprattutto da Outlast, specialmente nelle prime fasi di gioco. Ma tornando alla narrazione, il titolo non soddisfa appieno proprio a causa della sua brevità, giungendo al termine sul più bello e non riuscendo a chiudere tutti i cerchi tra cui alcuni che riguardano proprio Jason stesso. Un peccato sì, ma comunque non danneggia l’intera esperienza che rispetta i canoni del genere e riesce comunque a donare un buon livello di tensione.
Apprezzabili, inoltre, i classici documenti da raccogliere in giro, rigorosamente opzionali e che contribuiscono con efficacia a plasmare un piccolo mosaico di lore del gioco stesso. Ossia, ci aiutano a capire cosa accidenti è successo in quell’ospedale e quali orrori possiamo aspettare di incappare. E parlando di orrori, le creature di It Reaches funzionano nel dar vita a un’atmosfera opprimente e dotata di un buon livello di ansia seppur distanti dagli alti livelli del primo capitolo del già citato Outlast.

Un classico del genere
It Reaches è un survival horror in prima persona 3D che viaggia tra due tipologie del genere stesso. In parte è il classico horror dove si è totalmente indifesi e alla mercé del nemico di turno, costretti a rocambolesche fughe, nascondigli improvvisati e anche a trattenere il respiro per non farci individuare. Questi momenti, riconducibili soprattutto nelle prime fasi, funzionano discretamente bene nonostante gli inevitabili richiami ad altri titoli già citati.
L’altra parte di It Reaches ci vede invece armati di un paio di bocche da fuoco tra cui un fucile. I proiettili non sono molti ma possiamo passare da momenti puramente stealth e difensivi ad altri più aggressivi riuscendo persino ad eliminare alcuni nemici mentre altri, ahinoi, risulteranno completamente imbattibili. L’ibrido di esperienza horror funziona abbastanza bene e, nonostante le armi, si ha comunque la sensazione di essere abbastanza indifesi e prossimi a morti atroci…
Meno bene gli enigmi, abbastanza anonimi e già visti in centinaia di altri giochi simili. Questi sembrano essere posizionati più per riempire l’esperienza che per dare una sorta di coerenza lineare alla sventurata avventura del povero Thompson. La gestione dell’inventario, invece, tra cui spiccano anche oggetti lanciabili per distrarre i nemici, non brilla per comodità e intuito e richiede un po’ di pratica. I nemici, invece, non spiccano per varietà ma funzionano discretamente bene soprattutto nei primi incontri. Non mancano i jump scare anche se la gran parte sono un po’ telefonati.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, l’idea della bodycam funziona, il filtro “sporco” e che spinge verso il realismo regala atmosfere intriganti e luoghi discretamente evocativi seppur un po’ anonimi. Buona anche la grafica delle creature anche se sulla “distanza”. Da vicino, infatti, l’aspetto grezzo del titolo emerge e mostra una cura al dettaglio non proprio ai massimi livelli. Complessivamente, però, il titolo svolge adeguatamente il suo compito. Da segnalare però una cattiva gestione dei sottotitoli. Su schermo grande, questi risultano estremamente piccoli, quasi illeggibili e non c’è modo di sistemari.
Per fortuna, sono in italiano… ma è una traduzione scomposta e spesso sbagliata. Lo si vede già dal primo menù dove “opzioni” viene tradotto con “Ambientazione”. Ecco, questo è il livello medio della traduzione che rischia di sfasare interi periodi. Per fortuna, basta un po’ di intuito per riuscire a comprendere il tutto senza grossi problemi. L’audio funziona per le sonorità. I silenzi vengono quasi costantemente flagellati da rumori sinistri, lontani e vicini che donano un bonus all’esperienza. Meno efficace, invece, il doppiaggio in inglese, abbastanza sottotono.
