Nel panorama indie attuale non è facile distinguersi nel genere degli shooter a scorrimento laterale. Eppure Astro Burn prova a farlo con una combinazione decisamente fuori dagli schemi: gatti spaziali geneticamente modificati, caos bullet-hell coloratissimo e un approccio dichiaratamente ispirato agli arcade degli anni ’90. Il progetto è stato presentato ufficialmente durante la Game Developers Conference (GDC) di San Francisco, dove il nuovo publisher indie www.pixeldoors.com ha annunciato una partnership con lo studio londinese Beyond the Pixels.
L’obiettivo della collaborazione è chiaro: portare sul mercato uno shooter frenetico che recuperi l’energia dei classici “cute-em-up”, quei titoli che negli anni Novanta mescolavano estetica buffa e gameplay spietato. Astro Burn è proprio questo. Un’esperienza che sembra uscita direttamente da un cabinato arcade, ma reinterpretata con ironia contemporanea, riferimenti alla cultura internet e una direzione artistica volutamente esagerata.
Il gioco è attualmente in sviluppo per PC e Mac tramite Steam, Epic Games Store e GOG, mentre eventuali versioni console sono ancora in fase di valutazione. Nel frattempo, chi vuole provarlo può già farlo: una demo giocabile è disponibile su Steam, permettendo ai giocatori di entrare subito nel caos galattico del progetto.
Un cute-em-up che unisce caos bullet-hell e humor felino
La definizione “cute-em-up” non è casuale. Questo sottogenere degli shooter arcade prende le meccaniche classiche degli shmup e le combina con personaggi buffi, colori vivaci e situazioni volutamente assurde. Astro Burn abbraccia completamente questa filosofia.
Il protagonista è Astro, un gatto spaziale che si ritrova coinvolto in un esperimento genetico dopo essere stato attirato con gustosi snack a base di pesce. Il risultato è una creatura potenziata che ora deve farsi strada tra orde di nemici alieni per tornare a casa.
A supportarlo c’è un compagno robotico e un sistema di armi decisamente originale. Il gioco introduce infatti una meccanica chiamata stack-‘em-up, che permette di combinare diversi potenziamenti contemporaneamente. Questo significa che i giocatori possono sovrapporre power-up per creare combinazioni devastanti e spazzare via intere ondate di nemici.
Il risultato è un gameplay estremamente dinamico dove lo schermo si riempie rapidamente di proiettili, esplosioni e creature bizzarre. Una struttura che ricorda i grandi classici degli shooter arcade, ma con un tono molto più leggero e autoironico.
Tra le caratteristiche principali troviamo:
- combattimenti bullet-hell frenetici pieni di nemici e proiettili
- sistema di potenziamenti combinabili per creare build di armi sempre diverse
- cooperativa locale Couch Co-Op per giocare insieme sullo stesso schermo
- un’estetica volutamente esagerata fatta di colori neon, animali armati e tecnologia aliena
Un’altra trovata curiosa è la Catnip power bar. Quando la barra si riempie, Astro entra in una sorta di frenesia felina e scatena attacchi speciali ispirati alle trasformazioni anime, trasformando lo schermo in un’esplosione di effetti e distruzione.
Un progetto nato dall’amore per gli arcade degli anni Novanta
Dietro Astro Burn c’è HaZ Dulull, fondatore di Beyond the Pixels e figura con un background piuttosto particolare nel mondo dell’intrattenimento. Prima di dedicarsi allo sviluppo di videogiochi, Dulull ha lavorato in diversi ambiti dell’industria creativa.
Nel settore videoludico ha collaborato con produzioni legate all’era PlayStation 1 e PlayStation 2, mentre recentemente ha ricoperto il ruolo di Cinematics Director per DUNE: Awakening. Parallelamente ha costruito una carriera nel cinema e negli effetti visivi.
Tra i suoi crediti figurano:
- effetti visivi per The Dark Knight
- lavoro su Hellboy II
- regia di film indipendenti distribuiti su Netflix
- progetti televisivi arrivati anche su Disney+
Astro Burn rappresenta il primo videogioco dello studio Beyond the Pixels. Un debutto che lo stesso Dulull descrive come un tributo ai classici cute-em-up degli anni Novanta, in particolare alla serie Parodius.
Secondo il direttore creativo, il progetto nasce anche dalla cultura contemporanea dei meme e dell’umorismo internet, che ha aperto la strada a esperienze volutamente caotiche e surreali.
L’idea è semplice: creare un gioco che non si prenda troppo sul serio ma che allo stesso tempo offra un gameplay arcade solido e immediato.
Pixel Doors: il nuovo publisher indie che punta su un modello più equo
La presentazione del gioco alla GDC è stata anche l’occasione per introdurre Pixel Doors, un nuovo publisher indipendente fondato da veterani dell’industria videoludica con oltre quarant’anni di esperienza combinata tra publishing, marketing e licensing.
La filosofia del progetto è quella di proporre un modello di publishing più trasparente e collaborativo. Gli sviluppatori mantengono il controllo della propria proprietà intellettuale, dell’equity e delle decisioni creative, mentre il publisher si occupa degli aspetti operativi e della distribuzione.
Secondo Nic van ’t Schip, cofondatore di Pixel Doors, il ruolo dell’azienda è quello di diventare un vero motore operativo per gli studi indipendenti, permettendo ai team di concentrarsi esclusivamente sulla creazione dei giochi.
Nel caso di Astro Burn, questo significa sostenere Beyond the Pixels nella fase di lancio e promozione senza imporre vincoli creativi che possano snaturare l’identità del progetto.
Demo disponibile e sviluppo in corso
Per chi vuole provare subito il gioco, la buona notizia è che una demo gratuita è già disponibile su Steam. Questa versione permette di testare alcune delle meccaniche principali e di farsi un’idea dello stile visivo e del ritmo del gameplay.
Il team di sviluppo sta continuando a lavorare al progetto, con l’obiettivo di espandere contenuti, livelli e boss prima del lancio completo. Al momento non è stata ancora comunicata una data di uscita definitiva.
La presenza alla Game Developers Conference rappresenta però un passo importante per la visibilità del titolo, soprattutto considerando che Astro Burn punta a conquistare una nicchia molto precisa di giocatori: gli appassionati degli shooter arcade classici.
Se il progetto riuscirà a bilanciare bene difficoltà bullet-hell, humor surreale e cooperativa locale, potrebbe diventare una delle sorprese più interessanti della scena indie dedicata agli shmup moderni.
Per ora una cosa è certa. Un gatto spaziale armato fino ai denti e circondato da alieni adorabili ma letali non si vede tutti i giorni.