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The Prisoning: Fletcher’s Quest, recensione (Nintendo Switch)

Nella mente di un depresso

Pasquale Aversano 29 secondi fa Commenta! 9
 
7.1
The Prisoning: Fletcher's Quest

Sviluppato da Elden Pixels e pubblicato da Acclaim, The Prisoning: Fletcher’s Quest è un action platform game in 2D che con nostalgia rievoca i classici ma che azzarda a ibridarsi con la modernità, il tutto con un umorismo surreale e sopra le righe che non si fa troppi scrupoli nello sfondare la quarta parete, tirando in mezzo i suoi stessi sviluppatori più e più volte. Senza parlare degli innumerevoli easter eggs sparsi in giro per il mondo di gioco. Noi ci siamo dati a salti e colpi di pistola su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione!

Contenuti
The Prisoning: Fletcher’s Quest tra ironia ed easter eggsDifficile ma divertenteGrafica e sonoro

The Prisoning: Fletcher’s Quest tra ironia ed easter eggs

The Prisoning: Fletcher’s Quest vince soprattutto per un elemento: l’ironia. Lo fa inserendola in un contesto discretamente serio, parlando direttamente in “prima persona”. Non per niente, infatti, il protagonista del titolo è uno sviluppatore di videogiochi sotto stress creativo che esordisce su schermo proprio dinanzi al suo psicologo. Ed è quest’ultimo la fonte che darà inizio al nostro stravagante viaggio tra elementi surreali e procedurali che andranno a scandire, con minuziosa “infamità” le difficoltà e l’ansia che può vivere uno sviluppatore di videogiochi.

A detta degli stessi sviluppatori, questo titolo non solo è tratto da una storia vera, ossia la “loro”, ma è anche un titolo originariamente progettato nel 2020 che però non ha mai visto la “luce”. Si tratta quindi di una ripresa di un progetto la cui narrazione surreale e sopra le righe funziona nel momento esatto in cui si capisce cosa accidenti è. Banalmente, è un viaggio nella mente di uno sviluppatore esaurito che, proprio tramite il percorso psicologico decisamente “originale”, si ritrova nei panni di un musicista honky–tonk. 

The Prisoning: Fletcher's Quest, recensione (Nintendo Switch)

Si tratta di una sorta di percorso riabilitativo o di semplice e insana follia in pixel? A te il piacere di scoprirlo. Quello che possiamo anticiparti è che il mondo di gioco viaggia su più binari interpretativi, dal banale umorismo a frasi ben più profonde e sfaccettate a cui si aggiunge la frattura della quarta parete e la piena consapevolezza del proprio essere dei personaggi del cast. Tutti decisamente particolari e alcuni con più richiami ad altri titoli. Non solo, lo stesso sviluppatore, come anticipato, mette in gioco se stesso e il suo passato produttivo, richiamando altre opere.

Abbiamo apprezzato molto questa impostazione narrativa e, seppur la trama non sia memorabile o “epica”, funziona. E il merito è anche del fatto che l’intera struttura ludica “parla”. Ogni elemento, minion, persino la musica chiptune, tutto contribuisce al racconto complessivo che diventa così una vera e propria esperienza ludica, divertente, anche frustrante oltre che imprevedibile, esattamente come il processo creativo di un’opera videoludica, fatta di tentativi, errori su errori, ritorni sui propri passi, progetti ribelli e quant’altro. 

The Prisoning: Fletcher's Quest, recensione (Nintendo Switch)

Difficile ma divertente

The Prisoning: Fletcher’s Quest è un action platform game definitivo metroidvania-lite in quanto condivide sì parte degli elementi del sottogenere il cui capostipite è Metroid, ma in modo decisamente più blando. C’è quindi una mappa composta da una serie di piccole stanze correlate tra loro e sì, c’è un po’ di backtracking con tanto di punti di respawn che fungono da teletrasporto. Oltre a piccoli upgrade che espandono timidamente l’esplorazione ma siamo ben lontani dalla complessità tipica di un metroidvania. 

Anche il combat system, qui ancorato a una pistola di cui puoi sparare un solo colpo finché quello sparato non svanisce, e che, in compenso, è in grado di eliminare qualsiasi nemico su schermo (anche se alcuni di questi richiedono più di un colpo). E parlando di nemici, questi sono buffi ma tremendamente letali. Spaziano da nemici che respawnano da una sorta di tana ad altri che attaccano a distanza senza però muoversi, una serie di minion molto minacciosi e che, nonostante l’innegabile ripetitività e un bestiario “limitato”, riescono a dar vita a situazioni quasi sempre diverse.

Il motivo è dato dalla struttura del titolo stesso che offre una serie di stanze prodotte proceduralmente e che mutano a ogni partita ma che rimangono “fisse” per la run in corso. In questo modo il titolo non è mai “scontato” ma presta comunque il fianco a diverse questioni. Prima di tutto, possono capitare stanze estremamente semplici e altre estremamente complesse e, di base, il titolo ti fornisce checkpoint abbastanza distanti tra loro. Il che significa che, a ogni game over, dovrai ripetere intere sezioni di gioco almeno che non attivi la modalità “assistita” che permette di ricominciare esclusivamente la stanza in corso. Inoltre, possono capitare anche bivi verso stanze completamente inutili e “chiuse” o con tesori relativamente utili, ossia il cappello che funge da “secondo colpo”.

The Prisoning: Fletcher's Quest, recensione (Nintendo Switch)

Da tenere conto, infatti, che il nostro protagonista può subire massimo due colpi e poi cadrà. Un po’ poco considerando che le sfide più ostiche sono quelle dei boss. Qui non c’è modalità assistita che tenga, sei chiamato a memorizzare i pattern d’attacco dei nemici e a scovare i loro punti deboli, decidendo quando colpire e quando schivare e resistere fino alla fine. Ed è in questi momenti, come potrai facilmente immaginare, che The Prisoning: Fletcher’s Quest svela la sua vera difficoltà. D’altronde, non è un titolo semplice eppure sa regalare enormi soddisfazioni visto che si poggia interamente sulle abilità dell’utente. 

Da segnalare che, di base, nonostante l’elemento procedurale, il titolo presta innegabilmente il fianco a una certa ripetitività ma, dalla sua, ha un gameplay molto semplice, accessibile e, soprattutto, solido. Il feedback dei salti è perfetto e il combattimento, seppur molto semplice, ha un ruolo importantissimo nel chiedere di individuare quali nemici eliminare prima, come e in che ordine, in modo da poter procedere in sicurezza nelle fasi più platform. Un titolo quindi di nicchia, in parte nostalgico ma che sa divertire nella sua difficoltà.

The Prisoning: Fletcher's Quest, recensione (Nintendo Switch)

Grafica e sonoro

Graficamente parlando, The Prisoning: Fletcher’s Quest spicca per una pixel art molto interessante e soprattutto evocativa. La nostalgica irrompe con prepotenza, impreziosita animazioni buffe e in linea con l’umorismo surreale dell’intera opera. Il risultato finale è un mondo che, nonostante la sua proceduralità e una ripetizione di elementi per singolo bioma, funziona, cattura e trascina da inizio alla fine. Plauso per i boss, decisamente interessanti e accattivanti oltre che ben animati. Molto interessanti anche gli easter egg e le piccole fasi “diverse” di cui non anticipiamo nulla per non rovinare la sorpresa.

Il sonoro si affida alla chiptune e, tutto sommato, lo fa con coerenza. Anche in questo caso, infatti, la musica contribuisce a rievocare con nostalgia gli anni dei primi platform in 2D e, nonostante qualche ridondanza sonora, non infastidisce quasi mai. Per quanto riguarda le modalità offerte dall’ibrida Nintendo, The Prisoning: Fletcher’s Quest si difende bene in entrambe con quella portatile che offre un boost in più, grazie anche alla natura mordi e fuggi del gioco. Infine, ma non per importanza, il titolo offre i sottotitoli in lingua italiana, una presenza molto gradita che contribuisce a godere al meglio dell’umorismo del gioco.

Scopri tutto su The Prisoning: Fletcher's Quest
The Prisoning: Fletcher's Quest
7.1
Grafica 7.5
Sonoro 7
Longevità 7
Gameplay 7
Aspetti positivi Regala soddisfazioni Umorismo ben implementato Gameplay accessibile e solido Buona pixel art con tanto di effetto nostalgia
Aspetti negativi Può diventare frustrante Abbastanza ripetitivo sia ludicamente che esteticamente L’elemento procedurale non è perfetto
Considerazioni finali
The Prisoning: Fletcher's Quest è un titolo interessante, divertente e dotato di un buon umorismo, nonostante l’argomento trattato. Parliamo di un gioco che presta il fianco a una certa ripetitività di elementi sia grafici che ludici, nonostante una struttura semi-procedurale e che, in aggiunta, ha un livello di difficoltà che può evolversi in frustrazione, soprattutto nelle boss fight e in caso di utenti meno pazienti. Gli altri, troveranno un titolo impegnativo e in grado di regalare buone soddisfazioni oltre che un gradevole effetto nostalgia.

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