Sviluppato da Mega Cat Studios in sinergia con Santa Monica Studio e pubblicato da Sony Interactive Entertainmen, God of War Sons of Sparta è un action adventure in pixel art 2D identificabile come metroidvania. Si tratta, inoltre, del prequel spin-off canonico dell’intera saga di God of War oltre a essere la “sorpresa finale” del più recente State of Play. Noi abbiamo vestito i panni del giovanissimo Kratos su PlayStation 5 e questa è la nostra recensione. Pronto a una nuova ed emozionante avventura?
God of War Sons of Sparta non è il GoW che ti aspetti
God of War Sons of Sparta è un prequel ma, ancor prima, è uno spin-off che vuole però essere preso in considerazione in modo canonico. Inoltre, è una mossa interessante considerando che, salvo sorprese, il prossimo titolo dopo questo inerente la saga del buon Kratos sarà proprio il remake ufficiale della trilogia che gli ha dato gloria. Non sorprende quindi la scelta di spingere molto indietro le lancette del tempo, a quando Kratos era un giovane adolescente, approfittando di farci conoscere il personaggio agli albori della sua “essenza” che, per chi non lo sapesse, è sintetizzabile in una furiosa rabbia vendicativa e cruenta.
Ecco, quel Kratos non è presente in questo titolo. E, seppur sia presente la voce narrante originale, quindi del Kratos “adulto”, è comunque un Kratos cronologicamente “prima” della sua furiosa ascesa all’olimpo. Entrando nel dettaglio, God of War Sons of Sparta ci mette nei panni del giovane Kratos in una storia che viene raccontata da un Kratos più adulto a sua figlia Calliope. Una storia di crescita e legami, oltre che di onore e doveri verso Sparta. “Per Sparta!” è la battuta che sentirai più spesso lungo tutto l’arco narrativo e ha un valore intrinseco alla crescita dello stesso Kratos.
Kratos che non sarà comunque da solo, ma affiancato da suo fratello Deimos. Ed è proprio il dualismo tra i due giovani a tirare avanti un canovaccio narrativo che, seppur interessante, è orfano dell’epicità tipica della serie. D’altronde, qui non abbiamo divinità da affrontare e non c’è un cattivo ben localizzato da sfidare e raggiungere. Qui il motore narrativo viene acceso dalla sparizione di Vasilis, un altro giovane Spartano. Tale giovane, non propriamente famoso per le sue abilità in battaglia, è considerato quasi un “peso” e nessuno tra gli Spartani è intenzionato a cercarlo.

Nessuno a parte Deimos… per motivi che verranno svelati unicamente nelle fasi finali. Ci ritroviamo così a inseguire il desiderio di nostro fratello di cui siamo anche guardiani vivendo una sorta di conflitto di posizione che si apre anche a spiragli sinceramente interessanti. Da una parte abbiamo la ferrea e militaresca volontà, quasi cieca, di Kratos mentre dall’altra abbiamo un animo più votato all’arte, leggero e quasi superficiale, ossia Deimos. Peccato che ci impiega molto, troppo, per dare spazio alle loro relazioni in quanto il titolo regala anche spunti piacevoli. Deimos, d’altronde, è un personaggio di sicuro interesse anche in funzione della crescita dello stesso Kratos.
Il problema di God of War Sons of Sparta è però nel ritmo e nei toni che vengono utilizzati. Come da titolo, non è il God of War che ti aspetti, non solo per gameplay e grafica ma anche per narrazione. Siamo molto lontani dalla crudeltà spietata e viscerale che ha dato forma e identità alla prima trilogia ma siamo anche distanti dalla profonda maturità e altrettanta forza bruta e spietata della duologia norrena. God of War Sons of Sparta è troppo “morbido”, passi che si tratta di una storia adolescenziale raccontata da un padre alla sua figliola, ma si stacca nettamente dal passato creando una frattura che non tutti sapranno digerire.
Chi riuscirà ad andare oltre, vivrà una storia comunque gradevole seppur con diversi problemi di ritmo tra cui momenti a “vuoto” che prolungano in modo un po’ troppo palese la ricerca del disperso Vasilis. In compenso, ad arricchire l’esperienza abbiamo una sorta di glossario, tra l’altro esteticamente riprodotto con mosaici, che arricchisce la lore e sfrutta a dovere il periodo storico, regalando frammenti di folklore di tutto rispetto e dall’innegabile fascino. Riassumendo, la storia non è memorabile ma risulta comunque godibile seppur non imprescindibile.

Un metroidvania sorprendentemente classico
God of War Sons of Sparta è un action game con elementi platform a scorrimento orizzontale e in pixel art 2D. Tutto ciò è sintetizzabile in una parole: metroidvania. E il nuovo GoW lo è quasi in modo scolastico, con nostra sorpresa. Sia chiaro, è un titolo molto solido e godibile, persino accessibile a chi non ha mai masticato questo genere, offrendo una curva d’apprendimento abbastanza corretta con le dovute attenzioni, oltre ad avere un sistema di ben tre difficoltà a nostra scelta.
Banalmente, avremo il comando di Kratos, in un titolo prevalentemente single player, che, armato di lancia e scudo, si dovrà fare strada per una mappa sì articolata ma molto meno labirintica. Siamo molto lontani dai capisaldi del genere, sia per complessità strutturale che per mole di contenuti. Eppure, God of War Sons of Sparta offre una seconda parte del gioco molto interessante e con diversi spunti ludici di tutto rispetto. Banalmente, man mano che sbloccheremo doni divini, otterremo abilità con cui interagire con le aree di gioco, risolvendo semplici enigmi ambientali e liberando aree precedentemente inaccessibili.
La struttura, che richiede quindi un copioso backtracking, specialmente se si punta al 100%, per niente facile ma con in compenso un gran livello di soddisfazione, è divisa a biomi interconnessi con tanto di teletrasporti situati in particolari templi. C’è anche un hub centrale “sicuro”, Sparta, in cui poter tornare sia per forgiare nuove armi sia per gestire alcune missioni secondarie. Il sistema di queste ultime è molto elementare e intuitivo e si tratta di eliminare determinati nemici, raccogliere un dato numero di oggetti e così via.
Ai doni divini già citati, tra cui spiccano delle scarpe che permettono di correre e, col successivo power up, anche di effettuare doppi salti, a particolari armi da lancio di vario genere, si somma la testa scolpita di Licurgo che otterrà diverse abilità nel corso del gioco, tutte utile a potenziare l’esplorazione. Ecco quindi che, proprio l’esplorazione, nella sua semplicità, funziona e si apre a molteplici ripercorsi per svelare nuovi nemici e premi di vario genere. Come gli alberi di olive che richiedono scontri leggermente più ostici o tesori di vario genere da scovare.

Tutto quanto viene raccolto viene prevalentemente investito negli upgrade dello stesso Kratos. La lancia è divisa in tre parti, tutte con particolari abilità e potenziamenti sia attivi che passivi. Anche lo scudo ha il suo set di abilità e upgrade e a lui si aggiunge anche la cinta in cui inserire particolari “talismani” che portano con sé ulteriori upgrade personalizzabili e upgradabili. Ogni upgrade, oltre alle “sfere rosse”, che fungono da sorta di valuta di gioco, può essere richiesto un determinato tipo di materiale da scovare nei vari scrigni in giro per il mondo di gioco.
Ma per sopravvivere in God of War Sons of Sparta bisogna saper padroneggiare l’arte del combattimento. Escludendo le boss fight, che sanno regalare momenti discretamente adrenalinici e interessanti, nonostante qualche ripetizione di pattern d’attacchi, i nemici semplici possono essere tutti facilmente abbattuti se presi singolarmente. Tutto grazie alle possibilità offerte al nostro giovane Kratos. Questi, oltre a difendersi dietro lo scudo, può anche effettuare una comoda rotolata che, se ben padroneggiata, può renderti potenzialmente immortale.
A ciò si somma un sistema di combattimento discretamente comodo e facile da padroneggiare che vede sia la possibilità di indirizzare l’attacco sia di mixare le varie abilità in base a cosa abbiamo equipaggiato. Anche i doni divini hanno un ruolo attivo sul campo di battaglia ma questi consumano la barra della magia mentre le abilità consumano quella della stamina. Infine, la barra della vita, se esaurita, ci riporterà all’ultimo checkpoint.
Questi ultimi sono dei focolai in cui, oltre a salvare, potrai anche potenziare l’equipaggiamento di Kratos o sbloccare nuove abilità personali. Per quanto riguarda la modalità multiplayer, a differenza di quanto si possa pensare, è una modalità accessoria che si sblocca alla fine dell’avventura principale e che non riesce a colpire nel segno quanto dovrebbe. E a tal proposito, tocca segnalare anche qualche vistoso rallentamento nelle fasi più concitate oltre alla possibilità di colpire oltre i muri. Piccolezze che comunque possono far storcere il naso a chi vive di pane e metroidvania.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, God of War Sons of Sparta non è male e sa regalare scorci di tutto rispetto. Anche le animazioni, seppur semplici, sono funzionali all’opera. Il problema è che tutto viene paragonato inevitabilmente col mondo di God of War. Il paragone diretto può essere spietato ma, se preso a sé stante, parliamo di una buona pixel art con una discreta varietà di luoghi e una profondità degli scenari da non sottovalutare. Anche il bestiario, seppur abbastanza “semplice”, risulta vario sia esteticamente che ludicamente, nonostante inevitabili ripetizioni con il solo cambio cromatico.
Anche l’interfaccia non è male e abbiamo già elogiato il glossario coi mosaici, molto accattivante. Nota negativa, invece, per il sonoro. Le tracce audio non sono male ma il doppiaggio ha più di un problema. Spesso si sente male o in lontananza e viene anche bruscamente e inspiegabilmente amputato. Ci sono intere frasi assenti o che vengono surclassate da altre tracce che dovevano emergere chiaramente prima. Tutto ciò va a danneggiare anche i sottotitoli che non sempre combaciano o che in alcuni casi vengono smorzati di netto. Un peccato considerando che è tutto in italiano.
