La riorganizzazione annunciata a gennaio 2026 da Ubisoft continua a produrre effetti concreti, e una recente fuga di notizie avrebbe fatto luce su tutti i progetti che non sono sopravvissuti al drastico cambio di rotta aziendale. Dopo settimane di speculazioni, un report pubblicato da Insider Gaming sostiene di aver identificato con precisione i sei titoli cancellati nell’ambito della ristrutturazione.

Ubisoft – Un periodo complesso per l’azienda di Assassin’s Creed
Quando la società francese di Ubisoft ha comunicato la revisione del proprio modello operativo, parlando di cinque “Case Creative” focalizzate sui generi e di una riduzione strutturale con chiusure mirate e tagli al personale, aveva confermato lo stop a sei progetti, ma solo uno era stato citato apertamente: il remake di Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo, annunciato nel 2020 e rimasto intrappolato in un ciclo produttivo complesso e travagliato.
Secondo l’indiscrezione, oltre al remake sarebbero stati archiviati Project Aether, Project Pathfinder, Project Crest, Assassin’s Creed Rebellion per quanto riguarda il supporto futuro, e un nuovo capitolo mobile noto internamente come Assassin’s Creed Singularity.
Il caso più emblematico resta Prince of Persia. Il rifacimento di uno dei capitoli più amati della saga era diventato un simbolo di rinascita per il brand, ma anche un esempio delle difficoltà produttive incontrate dall’azienda negli ultimi anni. Ritardi, cambi di studio e revisioni tecniche hanno progressivamente rallentato il progetto fino alla sua cancellazione definitiva, scelta che ha lasciato una parte della community incredula, soprattutto considerando quanto forte fosse l’attesa.

Tra i titoli mai arrivati al pubblico, Project Pathfinder era forse il più discusso, dove in precedenza conosciuto come Project U, era stato descritto come uno sparatutto cooperativo basato su sessioni, sottoposto a diverse fasi di beta testing e addirittura a un riavvio nel 2024. Nonostante l’idea fosse stata rielaborata per migliorarne la longevità e la rigiocabilità, il progetto non avrebbe superato la fase di revisione interna successiva alla ristrutturazione.
Ancora più misterioso Project Crest, indicato da alcune voci come uno shooter a estrazione ambientato nella Seconda Guerra Mondiale. Ubisoft aveva già sperimentato dinamiche PvPvE con la Dark Zone di Tom Clancy’s The Division, ma non aveva mai realizzato un titolo interamente costruito attorno al modello extraction, reso popolare da produzioni come Escape from Tarkov. La cancellazione suggerisce che l’azienda non abbia ritenuto sufficientemente solido il progetto o competitivo il suo posizionamento in un mercato sempre più affollato.
Per quanto riguarda Assassin’s Creed, la scelta di interrompere il supporto a Rebellion e di fermare Singularity indica una chiara volontà di concentrare risorse sui capitoli principali della serie, considerata uno dei pilastri strategici del gruppo. In un momento in cui contenere i costi è diventato prioritario, i progetti secondari o mobile appaiono più vulnerabili, soprattutto se non garantiscono ritorni significativi nel breve periodo.

La reazione dei fan è stata un misto di sorpresa e rassegnazione, con alcuni si sono detti colpiti dall’ampiezza della lista, altri hanno sottolineato come la cancellazione di progetti ancora nelle prime fasi di sviluppo possa rappresentare una decisione pragmatica, utile a evitare ulteriori sprechi di risorse. In ogni caso, il messaggio è chiaro: Ubisoft sta ridefinendo la propria identità produttiva, riducendo il numero di scommesse e puntando con maggiore decisione su franchise consolidati e produzioni a rischio più contenuto.
Al momento Ubisoft ha confermato ufficialmente solo lo stop al remake di Prince of Persia, mentre le altre informazioni restano legate a fonti non ufficiali. Tuttavia, la coerenza dei dettagli emersi e il contesto della ristrutturazione rendono plausibile che la lista trapelata rifletta in modo fedele la portata dei tagli.

Il 2026 potrebbe dunque segnare un punto di svolta per Ubisoft, non soltanto per ciò che è stato cancellato, ma per il modo in cui l’azienda sceglierà di ricostruire il proprio catalogo, cercando un equilibrio più sostenibile e di ritornare ad essere uno dei Publisher di un tempo, per quanto in queste condizione sembra davvero difficile.