Ardenfall si inserisce con decisione nel solco tracciato da The Elder Scrolls III: Morrowind e dai suoi eredi spirituali, ovvero un gioco di ruolo in prima persona che mette al centro tanta esplorazione, libertà d’azione e costruzione del personaggio. Il team, Spellcast Studios, nato nel 2017 da tre amici e cresciuto nel tempo fino a diventare una realtà più strutturata, lavora al progetto da ben sette anni. Un periodo lungo, che traspare chiaramente nella quantità di elementi all’interno del titolo, anche se non tutto appare ancora perfettamente rifinito. L’accesso anticipato è ormai alle porte, ma abbiamo potuto provare una demo della durata di circa due ore.
Un’isola tutta da esplorare
Ardenfall non è soltanto il titolo del gioco, ma è anche il nome dell’isola che farà da teatro alle nostre avventure. Nella versione di prova avremo accesso alla costa di Suromi, una porzione di mappa che alterna spiagge battute dal vento, scogliere e un piccolo villaggio di pescatori. È solo un frammento del mondo promesso, ma basta per intuire l’impostazione dell’intera opera, che si rifà in tutto alle esperienze del passato: niente indicatori invasivi e una forte enfasi sull’orientamento tramite dialoghi e osservazione dell’ambiente.

L’aspetto narrativo, pur emergendo poco nella demo, lascia intravedere un’ambientazione fantasy classica, fatta di tensioni politiche locali e misteri legati a rovine antiche. I dialoghi sono sorprendentemente curati per un progetto indipendente. Infatti, spesso offrono più approcci, richiedono determinate competenze o tratti del personaggio e, soprattutto, promettono conseguenze reali. Alcune scelte effettuate durante la demo hanno già mostrato effetti tangibili sul comportamento degli NPC e sull’accesso a determinate missioni, segno che il sistema reattivo non è soltanto una dichiarazione d’intenti.

Dal punto di vista artistico, Ardenfall adotta uno stile low poly molto marcato. La direzione visiva è coerente e permette al gioco di mantenere una buona leggibilità anche a distanza, ma la povertà di texture e la semplicità di molti modelli potrebbero non convincere tutti. Ma, sinceramente parlando, lo stile non mi ha infastidito e come conseguenza diretta l’ottimizzazione risulta essere eccellente.
Un gameplay che guarda al passato
Pad (o tastiera) alla mano, il richiamo a Morrowind è evidente. Il sistema di progressione di Ardenfall si basa su abilità che crescono con l’uso, su statistiche che influenzano concretamente le azioni e su un combattimento che privilegia il posizionamento del personaggio piuttosto che la sua reattività. Gli scontri non sono frenetici, ma richiedono gestione della stamina, attenzione alle distanze e una certa pianificazione. Inoltre è presente un dash che ci permetterà di schivare i colpi al momento opportuno, sebbene consumi un bel po’ di stamina.

A questo impianto classico si aggiungono alcuni strumenti interessanti. Tra questi spicca un sistema di “toolbox” che permette di affrontare le situazioni in modi alternativi: il lancio di veleni, ad esempio, consente di indebolire i nemici prima del combattimento diretto, mentre altri oggetti permetteranno di interagire con l’ambiente per creare vantaggi tattici. Non si trattano di meccaniche rivoluzionarie ( cosa che Ardenfall non punta a creare), ma offrono il loro grande contributo a dare varietà all’approccio.

La creazione del personaggio segue i canoni del genere, con la scelta di numerosi tag e tratti che influenzano dialoghi, esplorazione e risoluzione delle missioni. Alcune opzioni sbloccheranno percorsi alternativi, altre permetteranno di evitare completamente il combattimento o di ottenere informazioni aggiuntive. Proprio come nei titoli Bethesda, anche in Ardenfall sceglieremo anche la razza e il genere del nostro protagonista, oltre alle caratteristiche di base.

La base di Ardenfall proposta è molto buona, soprattutto il lato narrativo che sembra realmente premiare il “ruolo” nella sua forma più pura. Dall’altro lato, sia a livello visivo che di combat system il tutto è molto “basico”, cosa che per un erede di Morrowind va anche bene (vi rimando alla recensione di Dread Delusion visto che si parla di eredi) ma, come già detto, potrebbe non rientrare nelle corde di molti, soprattutto dei nuovi giocatori.
