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Recensioni

Shuten Order, la recensione

Un’esperienza narrativa disturbante che su Switch 2 consacra definitivamente il progetto autoriale di Shuten Order, tra fede, controllo e libero arbitrio.

Emanuele Ribaudo 53 secondi fa 7
 
Shuten Order
6.9
Shuten Order

Ci sono videogiochi che nascono per intrattenere, altri per divertire, altri ancora per stupire dal punto di vista tecnico. E poi esistono titoli come Shuten Order, opere che sembrano avere un obiettivo diverso, ambizioso e al tempo stesso rischioso: mettere a disagio il giocatore, costringendoci a riflettere e al tempo stesso portandoci fuori dalla nostra comfort zone.

Contenuti
Morte e resurrezioneIl gameplay di Shuten OrderSegnali di stile: grafica e sonoroTi potrebbe interessare

Shuten Order è un gioco che non chiede attenzione, ma la pretende. E lo fa senza mai alzare la voce, senza spiegare troppo, senza prendere per mano chi gioca. È un titolo che si muove costantemente sul filo dell’ambiguità, che costruisce la propria identità su silenzi, sguardi e decisioni che spesso non sembrano nemmeno tali.

Questa nuova edizione per Switch 2 arriva come una sorta di consacrazione definitiva di un progetto autoriale che, già alla sua uscita originale, aveva diviso pubblico e critica; non perché fosse incompleto o tecnicamente fragile, ma perché volutamente distante da altre produzioni contemporanee. Qui non si corre, non si combatte per ore, non si collezionano ricompense: si osserva, si ascolta, si cerca di capire qualcosa e sopratutto si dubita di tutto e tutti. Ed è proprio nel dubbio che Shuten Order trova la sua forza più grande.

Morte e resurrezione

Parlare della trama di Shuten Order senza rovinarne l’esperienza è complesso, perché il gioco basa gran parte del proprio fascino sulla scoperta graduale e sulla percezione soggettiva degli eventi. Non esiste un vero e proprio incipit esplicativo, né una sequenza iniziale pensata per chiarire il contesto. Il mondo di gioco viene presentato come un sistema già funzionante, già strutturato, già profondamente segnato da un ordine che appare tanto necessario quanto opprimente.

L’unica cosa che posso dire in questa sede è che ci troviamo su un pianeta inventato in cui una setta denominata Shuten Order ha instaurato una teocrazia e si prepara alla fine del mondo, distante solo 168 giorni. Il nostro protagonista si risveglia improvvisamente per scoprire di essere morto e tornato in vita, senza alcun ricordo della sua vita precedente e con l’unico compito di scoprire cosa è successo e superare una misteriosa “prova” per tornare definitivamente in vita.

Conseguentemente veniamo inseriti all’interno di una società rigidamente organizzata, dove ruoli, regole e comportamenti sono definiti da un’autorità che non sente il bisogno di giustificarsi. Ogni personaggio sembra accettare questo stato delle cose, almeno in apparenza. Ma è proprio osservando le crepe sotto la superficie che emergono i temi più interessanti dell’opera.
Shuten Order parla infatti di controllo, di fede, di obbedienza e di responsabilità individuale e lo fa senza mai essere didascalico, evitando qualsiasi forma di moralismo esplicito. I dialoghi sono spesso carichi di sottotesti, le informazioni arrivano frammentate e il giocatore è chiamato a ricostruire il quadro generale mettendo insieme piccoli indizi narrativi.

Uno degli aspetti più riusciti della scrittura è la caratterizzazione dei personaggi: nessuno è completamente positivo o negativo, con un approccio abbastanza realistico nonostante la trama. Ognuno sembra muoversi secondo una propria logica che non sempre coincide con quella del giocatore: c’è chi mente apertamente e chi omette dettagli cruciali, altri ancora sembrano invece sinceri ma vittime in un sistema più grande di loro.

Il gameplay di Shuten Order


Dal punto di vista del gameplay, Shuten Order compie una scelta netta e consapevole: ridurre al minimo le meccaniche tradizionali per lasciare spazio alla narrazione. Non siamo di fronte a un titolo che cerca di sorprendere con sistemi complessi o soluzioni ludiche elaborate; al contrario, tutto è costruito per non distrarre dalla trama.


Ci troveremo ad esplorare ambienti relativamente contenuti, interagire con personaggi e oggetti, prendere decisioni attraverso i dialoghi. Non esistono combattimenti nel senso classico del termine, né una progressione basata su statistiche o abilità: ancora una volta, tutto avviene in funzione della narrazione. 

Le scelte rappresentano il cuore dell’esperienza, ma Shuten Order si guarda bene dal trattarle come semplici bivi morali. Spesso non è chiaro quale sia la decisione giusta, e ancora più spesso il gioco non ci mostra subito le conseguenze delle nostre decisioni, rendendoci difficile comprenderne immediatamente il risultato. Questo elemento contribuisce a creare a una tensione costante, una sensazione di insicurezza che accompagna il giocatore dall’inizio alla fine dell’avventura.

Interessante anche il modo in cui il gioco gestisce l’illusione del controllo; in diversi momenti si ha la sensazione che le proprie decisioni contino relativamente, che il sistema continui a funzionare indipendentemente dalla volontà del giocatore. 

Una scelta tematica forte, che rafforza il messaggio narrativo dell’opera.

Segnali di stile: grafica e sonoro


Dal punto di vista visivo, Shuten Order adotta una direzione artistica sobria, essenziale. Non ci sono effetti particellari vistosi o animazioni spettacolari; tutto è costruito per trasmettere un senso di rigidità e controllo.

L’edizione per Switch 2 non si discosta particolarmente per quanto riguarda la qualità dell’immagine: i fondali risultano sempre definiti, i modelli dei personaggi puliti e le animazioni stabili. Il frame rate è solido e costante, elemento fondamentale per un gioco che basa gran parte della propria forza sull’atmosfera.

Le inquadrature sono spesso statiche, studiate per trasmettere una sensazione di immobilità e osservazione. Anche questo contribuisce a creare un disagio sottile, una sensazione di essere costantemente sotto controllo.

Il comparto audio è uno degli elementi più riusciti dell’intera produzione. La colonna sonora è minimale, spesso composta da pochi suoni ripetuti in modo ossessivo.

Non accompagna l’azione in modo tradizionale, ma lavora sul subconscio del giocatore. Con questo obiettivo in mente, il silenzio gioca un ruolo fondamentale.  In molti momenti, l’assenza di musica è più eloquente di qualsiasi brano, mentre gli effetti sonori sono discreti ma sempre significativi. Il doppiaggio è inesistente e il gioco rimane nel giapponese originale.


Conclusioni


+

Narrazione matura e stratificata

Atmosfera unica


– ritmo a tratti lento

Gameplay essenziale

Impatto wow 7

Grafica 7

Sonoro 7

Gameplay 6,5 

Resurrezione 7

Totale 7

Scopri tutto su Shuten Order
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Shuten Order
Shuten Order
6.9
Grafica 7
Sonoro 7
Longevità 7
Gameplay 6.5
Aspetti positivi Narrazione matura e stratificata Atmosfera unica
Aspetti negativi Ritmo a tratti lento Gameplay essenziale
Considerazioni finali
Shuten Order è un’esperienza difficile da consigliare in modo universale. Non perché sia un brutto gioco, ma perché è un gioco che rifiuta compromessi. È lento, riflessivo, a tratti persino scomodo ma è proprio in questa sua natura che risiede il suo valore. L’edizione per Switch 2 rappresenta il modo migliore per vivere questa esperienza, grazie alla sua portabilità e a piccoli miglioramenti tecnici che rendono il tutto più fluido e coerente. Non è un gioco che intrattiene nel senso classico del termine, ma è un gioco che resta addosso, che continua a far riflettere anche dopo aver spento la console.

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