Sviluppato da Implicit Conversions e pubblicato da Limited Run Games, Fighting Force Collection è un inaspettato ritorno nonché combo di due capitoli provenienti dall’era della prima PlayStation. Parliamo di Fighting Force e Fighting Force 2, una combo di giochi picchiaduro di stampo molto classico e in terza persona 3D. Noi siamo tornati indietro nel tempo su Nintendo Switch e questa è la nostra recensione. Pronto a riscoprire due avventure del passato a suon di devastanti scontri?
Fighting Force Collection e il ritorno dalla prima PlayStation
Prima di affrontare la narrazione di Fighting Force Collection, è bene approfondire l’entità di questo pacchetto. Si tratta del medesimo progetto portato avanti con costanza da Limited Run Games e che vede giochi del passato riproposti in modo assolutamente fedele sulle nuove console grazie al motore Carbon Engine. A conti fatti, questa operazione è una sorta di salvaguardia del patrimonio videoludico del passato con l’occasione, non scontata e assolutamente preziosa, di poter mettere mano sul titoli del passato.
Non siamo quindi davanti a un remake e neanche a una remastered ma una trasposizione 1:1 delle due opere originali. Sì, perché Fighting Force Collection include l’originale Fighting Force del 1997 e il suo sequel Fighting Force 2 del 1999. Entrambe le opere racchiudono oltre al gameplay e alla grafica, la stessa narrazione senza alcun intervento di sorta. Parliamo di titoli la cui età è innegabile e che al tempo furono sviluppati da Core Design e pubblicati da Eidos Interactive. Lo diciamo, a differenza di Tombi o Gex, Fighting Force è sicuramente meno conosciuto eppure, tra i cultori del genere, c’è sicuramente chi ne ha memoria.

D’altronde, più che la narrazione, Fighting Force Collection lo si ricorda per il gameplay e per il suo scopo: menare calci e pugni a qualsiasi cosa su schermo mentre si procede in scenari 3D. Ed è proprio quest’ultimo dettaglio ad aver fatto guadagnare attenzione all’opera originale in quanto i beat’em up dell’epoca insistevano sul formato in 2D a scorrimento orizzontale tipico dei cabinati mentre l’opera di Core Design, considerando sempre l’epoca di sviluppo, provava ad azzardare e sperimentare, seppur con innegabili punti a sfavore.
Ma di cosa parlano i titoli di Fighting Force Collection? Il primo capitolo nacque come proposta per il quarto capitolo di Streets of Rage ma Sega lo rifiutò e gli sviluppatori decisero di proseguire mutandone in parte il soggetto. Ecco quindi che abbiamo quattro protagonisti pronti a menar le mani per cercare di fermare i malvagi piani di quello che è il cattivo di turno: il Dr. Zeng. Nulla di trascendentale o complesso ma una semplice cornice per giustificare una mattanza generalizzata e che si sposta di location in location.
Tutt’altro discorso, invece, per il sequel: Fighting Force 2. Questi abbandona la coralità del cast e focalizza l’esperienza sul single player e con un canovaccio narrativo più complesso. Almeno su carta. Il titolo, infatti, è ambientato in un futuro non molto lontano e incentra gran parte della storia sulla questione della clonazione umana. Il tutto, facendoci vestire i panni del mercenario Hawk Manson, unico protagonista di tutto il titolo. Nonostante il cambio di direzione, il titolo risulta quello più debole del pacchetto con una trama che non riesce a coinvolgere quanto dovrebbe.

Imperfetti prima, imperfetti ora
Fighting Force Collection è una collector di beat’em up in terza persona 3D col secondo capitolo che punta più in direzione di un titolo d’avventura con tanto di un quantitativo di armi maggiori, con focus anche su quelle a distanza e livelli a più ampio respiro. Dei due, come anticipato, è il primo quello più iconico, forte di un’esperienza cooperativa caciarona e ancora oggi divertente. Sempre se si riesce a soprassedere sui problemi del titolo originale. Infatti, entrambe le opere, ereditano pregi e difetti degli originali incluso un feedback degli attacchi abbastanza discutibile e impreciso.
Nonostante ciò, il primo capitolo è in grado di restituire un impatto nostalgico evidente, trasportandoci di peso nell’era della prima PlayStation e garantendoci ancora un’esperienza fugace ma chiassosa e rumorosa. Un parco giochi dove menar mani e calci con ignoranza e prepotenza. Da ricordare, a tal proposito, che i quattro personaggi disponibili si distinguono per statistiche semplici, come forza e velocità e che sono dotati ognuno di una specifica abilità. Detto ciò, il gioco rientra tra i classici del genere e offre un’esperienza accessibile e facile da approcciare.

Discorso opposto per il sequel. Fighting Force 2 è l’elemento più debole, non per niente parliamo di un titolo che floppò rovinosamente già al suo tempo, portando tra l’altro allo stop definitivo della serie. Il gioco ritorna con tutti i suoi difetti. Eppure parliamo di un titolo più ragionato che prova a spingere verso l’esplorazione con fasi simil-stealth e anche qualche fugace enigma ambientale. Inoltre, il titolo aggiunge molte più armi rispetto al prequel, concentrandosi maggiormente su quelle a fuoco.
Si tratta di un titolo a suo modo coraggioso e che prova a migliorare la formula originale rendendola più complessa e sfaccettata ma indebolendo, di fatto, l’intero impianto ludico. Purtroppo, è un titolo difficile da consigliare e che potrebbe venir noia prima del tempo ma è comunque un elemento storico di tutto rispetto. D’altronde, l’intera collection non è altro che un’operazione archeologica pensata per i nostalgici e per chi ama rivivere il passato con assoluta fedeltà.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Fighting Force Collection vince sull’impatto nostalgico ma perde il confronto contro le recenti remastered di titoli del medesimo periodo storico. Questo perché, senza troppi giri di parole, i due titoli non spiccavano neanche alla loro epoca… e qui ritornano perfettamente intatti e quindi con bug e problemi tecnici di vario genere, tra compenetrazioni, feedback mancati e legnosità varie. Eppure, ancora una volta, nel primo titolo tutto ciò viene ammantato da un alone di caos nostalgico e spensierato.
Il sonoro segue il suo compito, non era memorabile al tempo e non lo è neanche ora ma funziona e non risulta mai ridondante o fastidioso. Da segnalare, invece, la totale assenza della lingua italiana, di cui sono assenti anche i sottotitoli. Così come sono assenti extra rilevanti. Infine, il titolo si difende discretamente bene in entrambe le modalità dell’ibrida Nintendo con quella portatile che offre un’esperienza inedita e a suo modo gradevole.
