Sviluppato da Wonderland Kazakiri inc. e pubblicato da Pocketpair Publishing in sinergia con Forever Entertainment, Cassette Boy è un singolare gioco d’avventura con elementi rudimentali da RPG e rompicapi ingegnosi e originali. Un titolo che spicca partendo da un semplice presupposto: esiste solo ciò che guardi. Ebbene, noi abbiamo vissuto questa stravagante avventura su Nintendo Switch. Pronto a scoprire il nostro parere?
Cassette Boy e il suo stravagante mondo
Cassette Boy ruota intorno a un concetto: ciò che non vedi, non esiste. Tutto il titolo, dalla trama ai puzzle principali, girano intorno a questo concetto. Concetto che diventa quindi l’identità stessa del titolo, oltre che strumento chiave per risolvere gli innumerevoli rompicapo che andremo ad affrontare. Ciò rende il titolo unico nonostante chiari riferimenti ad altri giochi come i primi The Legend of Zelda da cui eredita la parte più action, con tanto di fendenti di spada molto elementari e quasi accessori.
Volendoci però focalizzarci sulla trama, iniziamo col dire che questa è volutamente arzigogolata, criptica, piena di non detti e di spunti che sta all’utente interpretare. Noi vestiamo i panni di un omino squadrato e interamente bianco che si ritrova col compito di recuperare i frammenti della luna. Il motivo di ciò è che… la luna è scomparsa. Non c’è più. E qui ritorna il concetto citato prima, che diventa domanda stessa all’interno del gioco: “La luna cessa di esistere quando non la guardo?”

Ebbene, grazie a delle particolari cuffie, il nostro inusuale protagonista, ottiene la capacità di ruotare la prospettiva e, con essa, cancellare ciò non è più parte del suo raggio visivo. Un potere che, neanche a dirlo, lo aiuterà a risolvere una serie di enigmi per un’avventura decisamente criptica e a suo modo unica. Il problema non è tanto la difficile traduzione di ciò che accade su schermo, ma come questa viene centellinata all’utente, con momenti di inattività e attesa difficili da giustificare e individuare.
Cassette Boy non ha linee guida, non ti prende per mano e spesso e volentieri le cose “accadono” mentre si è alla ricerca di capire come farle accadere. Una sorta di paradosso che può diventare snervante per chi non è preparato o semplicemente non è abituato a queste attese. Ma, a conti fatti, Cassette Boy più che raccontare una storia, vuole regalare un’esperienza particolare e, secondo noi, ci è riuscito in pieno. Scopriamo subito perché!

Tutta una questione di prospettiva
Cassette Boy è un action adventure con un forte focus sui rompicapo e con rudimentali elementi da gioco di ruolo. Il primo impatto, considerando un combat system all’arma bianca molto elementare a cui si somma un indicatore di energia vitale a forma di cuoricini, richiama direttamente ai primi The Legend of Zelda. Il primo dungeon, fatto di piccoli riquadri, dove dobbiamo semplicemente falcidiare slime a suon di fendenti raccogliendo monete, non è che una piccolissima parentesi, un corridoio ludico destinato a condurci al vero nucleo pulsante di Cassette Boy: le cuffie.
Una volta che il protagonista riceve in dono le cuffie, il gameplay schiuderà la sua vera “magia”. Otterremo, infatti, la possibilità di ruotare la telecamera scoprendo che il mondo di gioco, prima sigillato con una telecamera fissa, non è in 2D ma in 3D. Non solo, roteando, saremo chiamati a risolvere enigmi, schiudere passaggi, attivare pulsanti e persino sconfiggere nemici. Come? Sfruttando sempre il medesimo e fondamentale concetto: ciò che non si vede, non esiste.

Ecco quindi che siamo letteralmente chiamati a giocare con la prospettiva, sfruttando elementi ambientali o creandoli noi stesso spostando casse o attivando col giusto tempismo pulsanti o leve, per oscurare ciò che ci intralcia, aprire passaggi e proseguire oltre. Tutto con un ritmo fortemente personale in quanto Cassette Boy non regala aiuto alcuno. Sei solo con la logica di un gioco che sfida costantemente a mutare il punto di vista e a giocare con ciò che mette in scena, nemici inclusi.
Sì, a lungo andare, compreso il modus operandi e le tecniche più originali, c’è un po’ di ripetitività di fondo ma il titolo è in grado di mascherarla bene, offrendo un’esperienza coerente e discretamente longeva oltre che soddisfacente. Bisogna però tener conto che, nonostante elementi “action”, non è un titolo improntato all’azione, favorendo invece i rompicapo ambientali e concatenandoli con una certa frequenza.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Cassette Boy sceglie un impianto quasi monocromatico e uno stile molto minimal e nostalgica. Il risultato finale è positivo ma ha dei punti negativi. Essendo un titolo fortemente incentrato sulla manipolazione dello scenario e dei suoi elementi, il minimalismo non sempre ci aiuta e richiede un impegno extra per comprendere la vera “fisicità” di alcuni elementi. Nulla di gravissimo, sia chiaro. Anzi, tale scelta, soprattutto legata ai colori limitati, contribuisce a dare al gioco una sua identità a cui si somma l’innegabile valore nostalgico dell’estetica dell’epoca Game Boy.
Discorso simile per il sonoro anche se leggermente meno evocativo e memorabile ma comunque coerente con la messa in scena e con la tipologia di gioco proposto. Peccato, invece, per la totale assenza della lingua italiana, assenti anche i sottotitoli. Una mancanza che non aiuta considerando che si tratta di un titolo fortemente enigmatico e dotato anche di un buon umorismo.
