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Games Showcase

Games Showcase #53

La nostra vetrina sui titoli meno conosciuti

Alessandro Rulli 14 secondi fa Commenta! 11
 

Benvenuto in un nuovo appuntamento del Games Showcase, la rubrica in cui esploriamo insieme titoli molto diversi tra loro, accomunati però dalla capacità di raccontare mondi e sensazioni forti attraverso il gameplay. In questo episodio del Games Showcase ci muoveremo su tre binari distinti: la fantasia colorata e surreale di Lost in Fantaland, l’atmosfera malinconica e introspettiva di The Last Caretaker e infine l’approccio strategico e paziente di Farthest Frontier, un city builder che mette alla prova la nostra capacità di pianificare il futuro. Tre esperienze lontane per genere e ritmo, ma tutte capaci di lasciare qualcosa a chi decide di attraversarle.

Contenuti
Lost in Fantaland (Steam)Games Showcase #53, le pagelle di Lost in FantalandThe Last Caretaker (Steam)Games Showcase #53, le pagelle di The Last CaretakerFarthest Frontier (accesso anticipato Steam)Games Showcase #53, le pagelle di Farthest FrontierTi potrebbe interessare

Lost in Fantaland (Steam)

Games Showcase #53

Lost in Fantaland è uno di quei giochi che ti accoglie con un sorriso, ma che non va sottovalutato. Fin dai primi minuti ci troviamo immersi in un mondo fiabesco, colorato e apparentemente leggero, che richiama l’immaginario delle avventure fantasy più classiche. Il tono è volutamente giocoso, quasi da racconto per ragazzi, ma sotto questa superficie si nasconde un sistema di gioco che richiede attenzione, strategia e una buona capacità di adattamento. Nel contesto del Games Showcase, Lost in Fantaland rappresenta il lato più spensierato, ma non per questo superficiale.

Il gameplay si basa su un mix tra esplorazione, combattimenti a turni e gestione delle carte. Ogni scontro è strutturato come una sorta di puzzle strategico, dove non basta attaccare a caso ma bisogna capire come utilizzare al meglio le risorse a disposizione. Le carte rappresentano abilità, incantesimi o azioni speciali, e costruire il proprio mazzo diventa fondamentale per affrontare le sfide più avanzate. Durante l’avventura esploreremo diverse aree, incontreremo personaggi stravaganti e raccoglieremo nuovi strumenti per personalizzare il nostro stile di gioco.

Una delle cose che funziona meglio è proprio il ritmo. Lost in Fantaland non corre, ma nemmeno si trascina. Alterna momenti di esplorazione tranquilla a combattimenti che richiedono concentrazione, creando un flusso che invoglia a continuare. Ogni nuova area introduce nemici con comportamenti diversi, costringendoci a rivedere le strategie e a sperimentare combinazioni di carte sempre nuove. Questo approccio rende il gioco accessibile, ma allo stesso tempo capace di offrire una certa profondità a chi vuole scavare più a fondo.

Dal punto di vista delle innovazioni, Lost in Fantaland non reinventa il genere, ma riesce a fondere elementi già noti in modo coerente. L’uso delle carte come cuore del combattimento è familiare, ma viene inserito in un contesto narrativo leggero che rende tutto più immediato e meno intimidatorio. È un gioco che sembra voler dire “vieni, prova, divertiti”, senza mettere barriere troppo alte all’ingresso. Questo lo rende particolarmente adatto a chi cerca un’esperienza rilassante ma comunque stimolante.

Arrivati alla conclusione, la sensazione è quella di aver vissuto una piccola avventura gentile, capace di sorprendere senza mai diventare stressante. Lost in Fantaland è uno di quei titoli che potremmo consigliare a chi vuole staccare da esperienze più cupe o competitive, senza rinunciare però a un gameplay ragionato. Nel Games Showcase si ritaglia il ruolo di gioco accogliente, ideale per sessioni distese ma non banali.

Games Showcase #53, le pagelle di Lost in Fantaland

PRO

  • Stile visivo colorato e piacevole
  • Sistema di combattimento a carte accessibile ma profondo
  • Ritmo ben bilanciato tra esplorazione e battaglie
  • Atmosfera leggera e rilassante

CONTRO

  • Poche vere innovazioni per il genere
  • Narrazione semplice e poco sorprendente
  • Può risultare troppo tranquillo per chi cerca sfide intense

VOTI

Storia e Atmosfera – 7

Gameplay – 6.5

Grafica – 6

Sonoro – 6.5

Complessivo – 6.5

The Last Caretaker (Steam)

Games Showcase #53

The Last Caretaker cambia completamente tono e ci porta in un mondo silenzioso, quasi desolato. È un gioco che punta molto sull’atmosfera e sulla sensazione di solitudine, mettendoci nei panni di un custode rimasto solo a prendersi cura di ciò che resta. Fin dalle prime fasi si percepisce che non siamo davanti a un titolo che vuole intrattenerci con l’azione, ma che preferisce farci riflettere, osservare e sentire il peso delle nostre scelte. Nel Games Showcase, The Last Caretaker è senza dubbio l’esperienza più introspettiva.

Il gameplay è costruito attorno a una routine fatta di piccoli gesti. Ci muoviamo in ambienti limitati ma ricchi di dettagli, svolgiamo compiti quotidiani e cerchiamo di mantenere un fragile equilibrio. Ogni azione ha un significato che va oltre la semplice meccanica, perché contribuisce a raccontare una storia fatta di assenze e ricordi. Non c’è fretta, e il gioco ci invita esplicitamente a prenderci il nostro tempo, a guardare, ad ascoltare.

La struttura è semplice, quasi minimalista, ma funziona proprio per questo. Non ci sono sistemi complessi da imparare, ma piuttosto una serie di interazioni che costruiscono lentamente un legame con il luogo e con ciò che rappresenta. The Last Caretaker utilizza il silenzio come strumento narrativo, e spesso sono gli spazi vuoti a parlare più delle parole. È un’esperienza che chiede molto al giocatore in termini di sensibilità, ma restituisce emozioni sincere a chi è disposto a lasciarsi coinvolgere.

Le differenze rispetto ad altri titoli narrativi stanno nel modo in cui il gioco evita spiegazioni esplicite. Non ci viene detto tutto, e molte interpretazioni restano aperte. Questa scelta può dividere, perché non tutti apprezzano un racconto così rarefatto, ma è anche ciò che rende The Last Caretaker unico. Non cerca di piacere a tutti, e questo è un pregio.

Alla fine del percorso, quello che rimane è una sensazione di malinconia, ma anche di calma. The Last Caretaker non è un gioco che si “finisce” e si dimentica subito, ma uno di quelli che restano in testa per il modo in cui ti hanno fatto sentire. Nel contesto del Games Showcase, lo vediamo come una scelta ideale per chi ama le esperienze narrative lente e cariche di atmosfera.

Games Showcase #53, le pagelle di The Last Caretaker

PRO

  • Atmosfera intensa e malinconica
  • Narrazione ambientale ben costruita
  • Ritmo rilassato che invita alla riflessione
  • Forte identità artistica

CONTRO

  • Gameplay molto limitato
  • Può risultare troppo lento per alcuni giocatori
  • Poca rigiocabilità

VOTI

Storia e Atmosfera – 8

Gameplay – 6

Grafica – 7

Sonoro – 7

Complessivo – 7.5

Farthest Frontier (accesso anticipato Steam)

Games Showcase #53

Con Farthest Frontier cambiamo ancora una volta prospettiva e ci spostiamo nel campo della strategia pura. Qui non controlliamo un singolo personaggio, ma l’intero destino di una comunità. Il gioco ci mette davanti a una sfida chiara: costruire e far prosperare un villaggio partendo da zero, gestendo risorse, abitanti e minacce esterne. Nel Games Showcase, Farthest Frontier rappresenta l’esperienza più profonda e impegnativa dal punto di vista gestionale.

Il gameplay ruota attorno alla pianificazione a lungo termine. Ogni decisione ha conseguenze che si faranno sentire ore dopo. Dove costruire, come distribuire le risorse, quando espandersi e quando invece consolidare ciò che abbiamo. Il gioco non perdona l’improvvisazione, e spesso ci troveremo a dover correggere errori commessi molto tempo prima. Questa severità è parte del suo fascino, perché rende ogni successo davvero meritato.

Uno degli aspetti più interessanti è il modo in cui il gioco gestisce la crescita della popolazione. Non si tratta solo di numeri, ma di persone con bisogni specifici. Cibo, salute, sicurezza, felicità: tutto è collegato, e trascurare un elemento può portare a crisi improvvise. Anche l’ambiente gioca un ruolo fondamentale, con stagioni che influenzano raccolti e sopravvivenza, rendendo ogni partita diversa dalla precedente.

Rispetto ad altri city builder, Farthest Frontier punta su un realismo più marcato e su una progressione più lenta. Non è un gioco che regala soddisfazioni immediate, ma che costruisce il suo piacere nel tempo. Questa scelta lo rende meno accessibile, ma estremamente appagante per chi ama il genere. L’innovazione sta soprattutto nel bilanciamento tra complessità e leggibilità, che permette di gestire sistemi avanzati senza perdersi completamente.

Arrivati a una città stabile, la sensazione è quella di aver davvero creato qualcosa. Farthest Frontier non è solo un gioco di numeri, ma una simulazione che racconta la storia di una comunità. Nel Games Showcase lo consigliamo a chi ama pianificare, osservare e migliorare lentamente, accettando anche qualche inevitabile fallimento lungo la strada.

Games Showcase #53, le pagelle di Farthest Frontier

PRO

  • Profondità strategica elevata
  • Sistema di gestione delle risorse molto dettagliato
  • Progressione lenta ma gratificante
  • Forte senso di costruzione e crescita

CONTRO

  • Curva di apprendimento impegnativa
  • Ritmo lento che può scoraggiare i meno pazienti
  • Poca attenzione alla componente narrativa

VOTI

Storia e Atmosfera – 7

Gameplay – 7

Grafica – 7.5

Sonoro – 7

Complessivo – 7

Anche questo Games Showcase ci ha mostrato quanto il panorama videoludico possa essere vario. Lost in Fantaland ci ha accolti con la sua fantasia colorata e il suo gameplay ragionato, The Last Caretaker ci ha fatto rallentare e riflettere sul significato della solitudine, mentre Farthest Frontier ci ha messo di fronte alla responsabilità di costruire e proteggere una comunità. Tre esperienze molto diverse, ognuna con una voce distinta. Ora la scelta è tua: preferisci perderti in una fiaba strategica, vivere una storia silenziosa o metterti alla prova come leader di un nuovo insediamento?

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