Capcom ha deciso di non scegliere una sola strada. Con Resident Evil Requiem punta dritto al cuore di due anime storiche della saga, alternando paura pura e azione senza freni. Dopo tre ore di prova, una cosa è chiara: il risultato è più solido di quanto ci si potesse aspettare.
Resident Evil Requiem è stato pensato per chi ama il survival horror classico e per chi preferisce l’approccio più diretto e spettacolare. Il merito sta tutto nei suoi due protagonisti giocabili: Grace Ashcroft, volto nuovo, fragile e costantemente in pericolo, e Leon S. Kennedy, veterano della serie e simbolo dell’era action di Resident Evil.

Due personaggi, due giochi diversi
Durante la sessione di anteprima ho passato circa un’ora nei panni di Leon e due ore con Grace. La sensazione è netta: quando cambia il personaggio, cambia il gioco. Non è solo una questione di ritmo, ma di filosofia.
Le sezioni con Grace seguono un’impostazione survival horror molto vicina a Resident Evil 7. Visuale in prima persona, inventario limitato, munizioni contate e nemici che mettono pressione psicologica prima ancora che fisica. Con Leon, invece, si torna a un’esperienza che richiama apertamente il remake di Resident Evil 4: combattimenti frequenti, parate, armi da fuoco e un ritmo decisamente più alto.
Leon: azione, parate e motoseghe
Leon entra in scena senza troppi preamboli. Fin dai primi minuti è chiaro che non si parla di furtività o di enigmi lenti. Qui si spara, si para e si avanza. Il sistema di combattimento riprende molte delle meccaniche viste nel remake di Resident Evil 4, a partire dalla parata corpo a corpo.
Al posto del coltello, Leon utilizza un’accetta che può essere affilata periodicamente. Questo gli permette di bloccare attacchi devastanti, compresi quelli di nemici armati di motosega. Le esecuzioni sui nemici storditi sono rapide e brutali, e il gioco non perde tempo a mettere pressione con orde di avversari.
Il risultato è un gameplay immediato, appagante e molto sanguinoso. Le battute ironiche di Leon tornano a farsi sentire, riportando quell’atmosfera da action horror che ha reso iconico il personaggio.
Grace: tensione, lentezza e paura

Tra una sezione di Leon e l’altra si passa a Grace, e il contrasto è fortissimo. La telecamera si sposta in prima persona e il ritmo rallenta drasticamente. Grace è fisicamente più debole, corre più lentamente e non può eliminare i nemici con la stessa efficacia.
Il suo inventario è ridotto al minimo e ogni scelta pesa. Può respingere gli avversari per guadagnare qualche secondo, ma non ha la forza per affrontarli direttamente. Inoltre deve convivere con inseguitori invulnerabili, presenze costanti che aumentano stress e tensione.
Qui entra in gioco la componente più interessante: molti zombie sono ancora legati alle abitudini della loro vita precedente. Uno di loro borbotta ossessivamente di spegnere una luce. Accendere una lampada in un’altra stanza diventa una strategia per distrarlo e risparmiare munizioni.
Crafting e gestione delle risorse

Grace non è indifesa, ma deve pensare prima di agire. Può costruire oggetti utili, come siringhe speciali che permettono di eliminare silenziosamente gli zombie e impedire loro di mutare. Il problema è che questi strumenti sono monouso e richiedono risorse preziose, come il sangue degli zombie.
Ottenere queste risorse significa spesso combattere, e combattere significa spendere proiettili. È un equilibrio costante che rafforza l’atmosfera survival horror e spinge il giocatore a osservare l’ambiente con attenzione.
HUD, visuale e accessibilità
Anche l’interfaccia cambia in base al personaggio. Grace utilizza un HUD minimale, mentre Leon ha una visualizzazione più classica che mostra in modo chiaro la salute. Con Leon è possibile passare dalla terza alla prima persona in qualsiasi momento tramite il menu, una scelta che amplia la libertà del giocatore.
Dal punto di vista dell’accessibilità, Resident Evil Requiem offre diverse opzioni già nella versione provata: regolazione dei sottotitoli, dimensione dei testi, assistenza alla mira, disattivazione del tremolio della telecamera e gestione dei grilletti adattivi. Mancano ancora alcune impostazioni, come quelle per la visione dei colori, ma il quadro generale è positivo.
Un equilibrio che funziona più del previsto

La differenza tra le sezioni di Leon e quelle di Grace è così marcata da far pensare a due titoli distinti. Eppure, sorprendentemente, il passaggio dall’uno all’altro funziona. Dopo lunghe fasi di tensione con Grace, l’azione di Leon diventa una valvola di sfogo. Quando finalmente si affronta e si abbatte un inseguitore che aveva reso la vita difficile a Grace, la sensazione è di pura catarsi.
Capcom sembra aver puntato su una sorta di “best of” della serie: survival horror classico in stile Resident Evil 2, azione moderna alla Resident Evil 4, un nuovo volto e un personaggio storico giocabili insieme. Non è una rivoluzione, ma un mix studiato con attenzione.
Prime impressioni solide
Dopo le prime ore, Resident Evil Requiem lascia un’impressione positiva. Il gioco tenta di accontentare pubblici diversi e, almeno in questa fase, riesce a far convivere le due anime senza che una soffochi l’altra. Resta da vedere se questo equilibrio reggerà per tutta la durata dell’avventura.
Una cosa però è certa: la curiosità di seguire le storie di Grace e Leon fino alla fine è alta.
Resident Evil Requiem uscirà il 27 febbraio 2026 su PS5, Xbox Series, Nintendo Switch 2 e PC.
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