Sviluppato da ginolabo e pubblicato da Kodansha Game Lab., Fairy Tail: Dungeons è un deck building roguelite in 2D che spicca in quanto utilizza i personaggi dell’iconica e famosa serie di Fairy Tail. Dopo due capitoli identificabili come RPG firmati Koei Tecmo, ci ha sorpreso non poco questo cambio di rotta per quello che, a conti fatti, è il capitolo meno narrativo ma più ludico. Pronto a scoprire la nostra recensione e a tornare nel magico mondo di Fairy Tail?
Fairy Tail: Dungeons si torna all’avventura
Come anticipato, Fairy Tail: Dungeons è dei tre videogiochi per console più recenti quello che presta meno attenzione alla trama. Non solo, decide anche di staccarsi dal filone narrativo dell’opera principale per presentare quello che, a conti fatti, può essere identificato come un “filler”. Un vero e proprio spin-off che recupera sì parte del cast originale, tra cui l’iconico protagonista, ma senza osare di più, limitandosi a fornire una cornice narrativa flebile e anche un po’ prevedibile che giustifica la parte ludica, decisamente più importante.
Nel dettaglio, Fairy Tail: Dungeons apre il sipario su Natsu e il gatto celeste parlante, ossia un Exceed, Happy che scoprono sotto alla gilda stessa una misteriosa porta magica. Tale porta, altri non è, che un collegamento in un bizzarro dungeon che pullula di nemici. Questi ultimi, neanche a dirlo, forti dell’immaginario della serie stessa. Tornando alla storia, i due protagonisti iniziano subito a inoltrarsi in questo nuovo territorio trovando però una resistenza più ostica del previsto.

Per loro fortuna, vengono soccorsi da un altro Exceed di nome Labi e che funge da mentore tanto per loro quanto per noi, introducendo, di fatto, le regole del gioco. Lo stesso Labi, diventa poi il fulcro narrativo fornendo un ulteriore scopo ai nostri eroi: trovare il suo amico smarrito nel dungeon. Ecco quindi che Natsu e Happy partono all’avventura, pronti a tutto pur di svelare i misteri del dungeon e di ritrovare l’amico di Labi. E se te lo stai chiedendo, sì, oltre a Natsu sono inclusi anche altri personaggi noti della serie, sia comandabili che di supporto.
E se da un lato ammettiamo che la saga, il cui potere immaginifico è estremamente ampio, non è stata abbondantemente sfruttata sul versante narrativo, dall’altro comprendiamo l’obiettivo principale del titolo: quello di focalizzarsi sul gameplay per offrire un’esperienza immediata e accessibile che, per evitare l’anonimato, si ammanta del fascino di Fairy Tail e dei suoi personaggi, fornendo un ulteriore e piccolo accesso in un mondo intramontabile e a cui i fan difficilmente sapranno resistere.

Un gameplay immediato e strategico
Fairy Tail: Dungeons è un deck building roguelite in 2D che non fa sconti e che, a una mole di contenuti obiettivamente risicata, soprattutto in termini di longevità, contrappone una difficoltà abbastanza alta e che saprà mettere a dura prova i giocatori meno pazienti e avvezzi al genere. Parliamo di un gameplay loop tipico del genere d’appartenenza e che i più navigati sapranno riconoscere e padroneggiare già in poche run anche se c’è un elemento da non prendere alla leggera: il caso.
In Fairy Tail: Dungeons, infatti, il caso può farla da padrona e condizionare, anche pesantemente, diversi scontri e il deck stesso con cui andremo a combattere. Tutto nel titolo è generato proceduralmente, dal dungeon stesso ai nemici alla loro posizione. Ogni area di gioco è una sorta di scacchiera in cui potremo muoverci un passo alla volta meditando bene se dare priorità a determinati tesori tenendo però d’occhio i nemici circostanti contro cui dovremo combattere nel caso c’avviciniamo troppo.

Da tenere a mente anche il fatto che non si può tornare sui propri passi e, inoltre, avremo un indicatore su schermo, una lanterna celeste, con un numero che andrà a decrescere di turno in turno. Quelli sono i turni che ci separano dal boss dell’area, ostacolo finale per procedere oltre nel dungeon. A conti fatti, quindi, i turni tra un boss e un altro sono un modo ingegnoso per portarci a sperimentare il nostro attuale deck e ad ampliarlo con nuove carte, sia ottenendole da eventi a schermo o da tesori, sia investendo la valuta in game che andremo ad accumulare scontro dopo scontro o durante le nostre stesse esplorazioni.
I combattimenti in Fairy Tail: Dungeons sono a turni e si basano sull’utilizzo delle carte che andranno a comporre la nostra mano. Ogni carta ha un costo e noi potremo utilizzarne più di una insieme finché non esauriremo i nostri MP. Questi, almeno all’inizio, sono tre e considerando che molte carte hanno un costo di 2 MP, viene da sé che non potremo fare chissà quali combo. Un peccato considerando che, soprattutto in presenza di un folto gruppo di nemici, ci si può sentire “sotto scacco” in più di una situazione.
Il motivo è che le regole del costo delle carte vale sia per le carte d’attacco che per quelle di difesa e diventa quindi difficile difendersi e attaccare insieme nel medesimo turno. Una delle soluzioni per cercare di farci sopravvivere, oltre l’utilizzo di oggetti consumabili per curarci e/o potenziarci, è il sistema stesso delle combo che in alcune specifiche combinazioni, regala boost sinceramente devastanti. Nonostante ciò, ammettiamo che la varietà di carte e di nemici è inferiore rispetto ai capisaldi del genere e questo rischia di far diventare un po’ troppo ripetitiva l’esperienza offerta dal gioco.

Grafica e sonoro
Graficamente parlando, Fairy Tail: Dungeons offre una pixel art accattivante e idonea nel trasportare l’universo dell’IP originale. Sì, non ci sono chissà quali guizzi creativi, ma la messa in scena funziona, le animazioni, seppur semplici, svolgono il loro compito e l’interfaccia si mostra intuitiva e pratica da padroneggiare. Il sonoro svolge a dovere il suo compito, risultando in linea con quanto viene mostrato su schermo e senza mai risultare eccessivamente ridondante.
Per quanto riguarda le modalità offerte dall’ibrida Nintendo, il titolo si difende bene in entrambe ma è in portabilità che offre il meglio di sé. Il motivo è dovuto anche alla natura fortemente “mordi e fuggi” che ben si sposa con le varie run di gioco. Da segnalare, infine e purtroppo, la totale mancanza della lingua italiana, di cui sono assenti anche i sottotitoli.
