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Games Showcase

Games Showcase #52

La nostra vetrina sui titoli meno conosciuti

Alessandro Rulli 17 secondi fa Commenta! 16
 

Benvenuto in un nuovo appuntamento del Games Showcase, la rubrica in cui esploriamo insieme giochi diversi tra loro, ma con un’identità forte e un’idea chiara di cosa vogliono farti provare pad alla mano. Oggi ci aspetta un tris davvero particolare: Before Exit: Gas Station ci porta dietro il bancone di un turno di notte che diventa sempre più inquietante, Katanaut ci scaraventa in un incubo sci-fi a colpi di katana e sangue pixelato, mentre Mythrealm prova a farci vivere un’avventura fantasy che mescola esplorazione libera e combattimento “skill based”. Tre giochi, tre anime, e un solo obiettivo in questo Games Showcase: capire se vale la pena investirci tempo e attenzione.

Contenuti
Before Exit: Gas Station (Steam)Games Showcase #52: le pagelle di Before Exit: Gas StationKatanaut (Steam)Games Showcase #52, le pagelle di KatanautMythrealm (Steam)Games Showcase #52, le pagelle di MythrealmTi potrebbe interessare

Before Exit: Gas Station (Steam)

Games Showcase

Before Exit: Gas Station parte con un’idea semplice, quasi banale, ed è proprio questo che lo rende pericoloso. Siamo un dipendente di una stazione di servizio, in un mondo dove la notte non è un orario come un altro ma un confine da attraversare con cautela. La sensazione iniziale è quella di un simulatore “da turno”, uno di quei giochi in cui facciamo cose ripetitive e rassicuranti come rimettere in ordine, controllare il negozio, gestire i compiti richiesti. Poi però qualcosa cambia, e lo capiamo non perché il gioco ci salta addosso con lo spavento facile, ma perché l’aria diventa più pesante, i dettagli iniziano a non tornare, e noi ci ritroviamo a guardare ogni angolo con un dubbio in più. In un Games Showcase come questo, è il classico titolo che sembra piccolo, ma ti resta addosso.

Il gameplay gira attorno a una routine molto concreta. Dobbiamo chiudere il nostro posto di lavoro per la notte e completare mansioni che sulla carta sono ordinarie. Sistemare, controllare, pulire, verificare che tutto sia in ordine. E proprio qui sta il punto: la normalità diventa un cappio, perché mentre eseguiamo queste azioni, iniziamo a notare anomalie. Non sempre sono evidenti, non sempre capiamo subito se sono importanti, ma il gioco ci porta lentamente a entrare nel suo ritmo. Prima lavoriamo, poi controlliamo, poi ci chiediamo se stiamo davvero vedendo quello che crediamo. La tensione sale con una gradualità che funziona benissimo, perché non ci spinge a correre, ci spinge a osservare.

La struttura è quella del “un giorno ancora” che ti fa dire “ok, ancora una run e poi smetto”. Solo che qui non si tratta solo di migliorare un punteggio, si tratta di scoprire cosa c’è dietro. L’atmosfera diventa una meccanica vera e propria: le luci, gli spazi vuoti, il silenzio e quella sensazione di isolamento totale trasformano ogni compito in un momento di sospetto. Anche quando non succede nulla, ci sentiamo comunque sotto pressione, come se il gioco ci stesse allenando a dubitare di tutto. E quando succede qualcosa, non è quasi mai nel modo in cui te lo aspetteresti.

Tra le differenze rispetto a tanti horror in prima persona c’è proprio il modo in cui Before Exit: Gas Station costruisce il suo terrore. Non vive di jumpscare a ripetizione, ma di un disagio continuo che cresce mentre continuiamo a fare quello che dobbiamo fare. È un horror che non ti toglie il controllo con la forza, ma te lo ruba poco a poco, perché ti fa mettere in dubbio anche le cose più normali. E questa è un’innovazione che, nel suo piccolo, si sente: il gioco sfrutta la routine come arma e la trasforma nel suo motore narrativo.

Alla fine, quello che ci rimane è l’idea di un’esperienza compatta, strana, e con un sapore quasi “sperimentale”. Nel contesto del Games Showcase è uno di quei titoli che potremmo consigliare a chi ama le atmosfere più che l’azione, a chi vuole sentirsi intrappolato in un luogo normale che lentamente diventa sbagliato. Non è perfetto, e a volte può essere severo o un po’ ruvido nei suoi tempi, ma proprio questa imperfezione gli dà personalità. Se ti piacciono i giochi che ti fanno lavorare mentre ti tengono in ansia, qui potresti trovare una piccola ossessione.

Games Showcase #52: le pagelle di Before Exit: Gas Station

PRO

  • Atmosfera tesa costruita con intelligenza
  • Gameplay loop “un giorno ancora” davvero coinvolgente
  • Horror basato su anomalie e dettagli, non solo spaventi facili
  • Premessa semplice ma sorprendentemente efficace

CONTRO

  • Ritmo non adatto a chi cerca azione immediata
  • Può risultare frustrante in alcuni momenti
  • Non sempre il gioco spiega bene cosa sia davvero importante

VOTI

Storia e Atmosfera – 6.5

Gameplay – 6.5

Grafica – 6

Sonoro – 6.5

Complessivo – 6.5

Katanaut (Steam)

Games Showcase

Katanaut è il tipo di gioco che ti prende per il colletto e ti butta in una stanza piena di mostri senza chiederti il permesso. Fin dai primi minuti capiamo che siamo dentro un action roguelite a scorrimento laterale, ma con un’anima horror che non si limita all’estetica. Qui tutto sembra sporco, organico, disturbante. Il design è fatto per dare fastidio nel modo giusto, e lo fa con una pixel art che non ha paura di essere brutale. In questo Games Showcase, Katanaut rappresenta quella categoria di titoli che non inventano tutto da zero, ma mescolano elementi già noti così bene da sembrare freschi.

Il fulcro è il combattimento. Noi entriamo nelle aree, affrontiamo nemici che arrivano da ogni lato, schiviamo, saltiamo, tagliamo. Il feeling della katana è fondamentale, perché non basta premere attacco: dobbiamo dare ritmo ai colpi, gestire distanza e timing, capire quando affondare e quando arretrare. Katanaut alterna momenti in cui ci sentiamo un predatore e momenti in cui siamo chiaramente la preda. Il bello è che questa alternanza crea dipendenza, perché ogni morte non sembra una punizione casuale ma una lezione di lettura del nemico e del livello.

La componente roguelite entra in gioco con potenziamenti, perk e scelte di build che ci portano a personalizzare il personaggio run dopo run. Non possiamo tenere tutto, dobbiamo scegliere, e quel tipo di scelta ti cambia davvero l’approccio. In alcune run potremo puntare su mobilità e tagli rapidi, in altre su abilità più aggressive, magari con un rischio più alto ma anche un potenziale distruttivo maggiore. L’economia interna del gioco ti spinge a esplorare, a rischiare, a entrare in stanze che potresti evitare, perché il premio può valere lo sforzo. E quando ti va bene, ti senti invincibile. Quando ti va male, ti ricordi che sei dentro un incubo nello spazio.

Una delle cose più riuscite è l’atmosfera. La stazione o il complesso in cui ci muoviamo sembra un cadavere tecnologico, un luogo morto che però respira ancora attraverso qualcosa di sbagliato. Il sangue resta sui muri, gli ambienti si sporcano, e noi continuiamo ad avanzare come se fosse normale. Anche la musica e i suoni aiutano tantissimo: non è solo “colonna sonora”, è un modo per rendere ogni scontro più nervoso. Il gioco non ti lascia mai rilassare del tutto, e per un roguelite questo è perfetto perché trasforma ogni run in un piccolo film horror d’azione.

Rispetto ad altri titoli simili, Katanaut prova a distinguersi con la sua identità visiva e con una gestione dell’horror più “corpo a corpo”. Non sei un soldato che spara da lontano, sei qualcuno che deve entrare nella carne del problema e tagliarlo a metà. Questa è la differenza che cambia tutto. È anche il motivo per cui il gioco, pur avendo una base familiare, riesce a risultare memorabile. Non sempre tutto è perfettamente bilanciato e a volte si percepisce che alcune sezioni potrebbero essere più varie, ma l’impatto generale è forte.

Alla fine di questa prova, Katanaut ci lascia con la sensazione di un gioco cattivo nel senso migliore del termine. Non ti coccola, non ti semplifica la vita, ti mette in difficoltà e ti invita a migliorare. Nel Games Showcase lo vediamo come una scelta perfetta per chi ama Dead Cells, i roguelite d’azione e le atmosfere sci-fi disturbanti. Non è il gioco che ti rilassa, è quello che ti fa dire “ancora una run” anche quando sai già che finirai smembrato.

Games Showcase #52, le pagelle di Katanaut

PRO

  • Combat system rapido e soddisfacente
  • Atmosfera horror sci-fi davvero forte
  • Pixel art violenta e d’impatto
  • Buona rigiocabilità grazie a perk e build

CONTRO

  • Struttura complessiva abbastanza familiare per il genere
  • Non sempre bilanciatissimo nelle difficoltà intermedie
  • Alcuni momenti possono sembrare ripetitivi sul lungo periodo

VOTI

Storia e Atmosfera – 7.5

Gameplay – 8

Grafica – 8

Sonoro – 7.5

Complessivo – 7.8

Mythrealm (Steam)

Mythrealm è l’ambizioso outsider di questo Games Showcase, quello che punta più in alto e allo stesso tempo rischia di più. Ci ritroviamo in un mondo fantasy dove la magia e il mistero dominano la scena, e dove il nostro obiettivo non è solo combattere, ma anche scoprire cosa sta succedendo davvero. L’avventura ci mette nei panni di un’eroina che si muove in un universo minacciato dall’oscurità, con un taglio che vuole essere epico, ma anche abbastanza “classico” da ricordare certi giochi d’avventura di qualche generazione fa. È un titolo che cerca di conquistarti con l’atmosfera e con la promessa di esplorazione libera.

Il gameplay si presenta come un action RPG in terza persona, con un mondo non lineare che ci invita ad andare dove vogliamo, quando vogliamo. Potremo esplorare aree diverse, entrare in dungeon, trovare nemici e loot, parlare con NPC e seguire una storia che si sviluppa in modo più aperto rispetto a un’esperienza guidata. Il feeling dell’esplorazione è buono, perché il gioco ti dà quella sensazione di viaggio e di curiosità. Ti viene voglia di vedere cosa c’è oltre la collina, dentro quella rovina, dietro quella porta che sembra chiedere solo di essere aperta.

Il combattimento è la parte che divide di più l’esperienza. Mythrealm prova a essere “skill based”, quindi non basta premere attacco, dobbiamo gestire movimenti, difese e direzione dei colpi. L’idea è interessante, perché vuole rendere gli scontri meno automatici e più fisici, ma non sempre la resa è precisa quanto vorremmo. Ci sono momenti in cui colpi e parate risultano un po’ legnosi, e altre volte la lettura delle animazioni non è chiarissima. Non è un disastro, ma ci fa pensare che il gioco funzioni meglio quando ci lascia esplorare e respirare il mondo, rispetto a quando ci obbliga a combattere in modo molto tecnico.

Dove Mythrealm riesce a brillare, invece, è nell’atmosfera. Gli ambienti sono colorati, il tono è quello di un fantasy avventuroso, e in certi momenti sembra quasi di vivere un libro illustrato. Anche l’audio aiuta a sentirsi dentro qualcosa di epico, con musiche che spingono l’immaginazione e suoni che danno peso alle ambientazioni. Nel contesto del Games Showcase, Mythrealm è quel gioco che ti piace guardare e attraversare, anche quando non ti convince al cento per cento nell’azione.

Le differenze rispetto ad altri action RPG stanno nella sua energia un po’ “strana”, come se volesse essere moderno ma mantenendo una struttura da gioco di una volta, con scelte un po’ ruvide e un approccio più libero. È un titolo che sembra avere un cuore forte e un’identità chiara, ma anche un bisogno evidente di rifinitura. Ed è proprio questa combinazione a renderlo interessante: non è perfetto, ma ci proviamo volentieri perché quando funziona, ti cattura.

Arrivati alla fine, Mythrealm ci lascia con un giudizio che è quasi un invito. È un gioco che potremo amare se ci piace l’avventura, se ci piace perderci, se sappiamo accettare qualche spigolo tecnico in cambio di un mondo affascinante. Nel Games Showcase lo mettiamo come scelta ideale per chi cerca un RPG indie con personalità e non pretende la perfezione del tripla A. Se gli sviluppatori continueranno a sistemare combat e feedback, potrebbe diventare davvero una sorpresa.

Games Showcase #52, le pagelle di Mythrealm

PRO

  • Esplorazione non lineare che invoglia a scoprire
  • Atmosfera fantasy piacevole e ben costruita
  • Buona direzione artistica e colonna sonora efficace
  • Sensazione di avventura autentica

CONTRO

  • Combat system che non sempre risulta preciso o soddisfacente
  • Animazioni e feedback migliorabili
  • Alcune parti possono sembrare grezze o poco rifinite

VOTI

Storia e Atmosfera – 6

Gameplay – 6.5

Grafica – 6

Sonoro – 7

Complessivo – 6.3

In questo Games Showcase abbiamo attraversato tre esperienze con personalità molto diverse. Before Exit: Gas Station ci ha messo addosso un’ansia lenta e costante, Katanaut ci ha fatto danzare tra sangue e incubi spaziali a colpi di katana, mentre Mythrealm ci ha invitati a esplorare un fantasy aperto e pieno di promesse, anche se ancora un po’ imperfetto. Ora la domanda è semplice e vale più di mille parole: preferisci la tensione psicologica del turno di notte, l’adrenalina horror roguelite o il viaggio avventuroso in un mondo magico? Il prossimo Games Showcase ti aspetta, ma intanto… quale proveresti per primo?

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