Sviluppato e pubblicato da Koei Tecmo Games, Dynasty Warriors: Origins è l’ultimo capitolo dell’estremamente longeva ed iconica serie di musou denominata Dynasty Warriors che, proprio con Origins, è riuscita a ritrovare nuovo vigore e un ampio riscontro di pubblico. Quest’ultimo, destinato ad aumentare ancora di più proprio grazie alla recente versione per Nintendo Switch 2, una vera e propria trasposizione che giunge a solo un anno di distanza. Noi abbiamo vissuto l’epopea dei Tre Regni sull’ibrida Nintendo con rinnovato entusiasmo e questa è la nostra recensione!
Dynasty Warriors: Origins enormi conflitti, un solo eroe
Prima di affrontare la narrazione di Dynasty Warriors: Origins, è bene evidenziare che questo in analisi è il medesimo prodotto già in commercio per console e PC. Quindi la trama e il gameplay è praticamente lo stesso con l’aggiunta della portabilità, modalità iconica delle nuove console Nintendo. Non solo, da specificare che, a differenza di altri titoli, Dynasty Warriors: Origins per Nintendo Switch 2 viene venduto in formato standard nonostante la pubblicazione, praticamente in contemporanea, del corposo DLC “Visions of Four Heroes” che va acquistato separatamente e che non è oggetto di questa recensione.
Nonostante l’assenza del nuovo DLC, per chi non ha mai provato Dynasty Warriors: Origins e decide di iniziare la sua avventura su Switch 2, avrà pane per i suoi denti. L’ultima fatica Koei Tecmo, infatti, è longeva e caratterizzata da una maggiore cura per la narrazione e il suo roster di personaggi. Non per niente, l’ultimo capitolo della saga ha deciso di abbandonare la conta numerica dei capitoli, ormai giunti ufficialmente al nono, esclusi spin-off, per dare una rinfrescata radicale, una sorta di “nuovo inizio” che saprà farsi apprezzare tanto dai neofiti quanto dai fan di vecchia data.

Dynasty Warriors: Origins porta sulle spalle anni e anni di esperienza ma anche di critiche in quanto, essendo praticamente tra le IP di punta del genere musou, deve fare i conti con le innegabili criticità del suo stesso genere. D’altronde, i musou stessi non hanno mai brillato eccessivamente per narrativa salvo alcuni casi recenti che vedono la formula ludica sposarsi con altre IP storicamente appartenenti ad altri generi come Dragon Quest o la serie Hyrule Warriors.
La serie principale di Dynasty Warriors non è mai stata famosa per la trama e invece Dynasty Warriors: Origins cerca proprio di spingere molto su questo fattore, rivalutandone la centralità e offrendole più spazio. In questo modo, i personaggi su schermo, partendo dal misterioso protagonista di cui andremo a vestire i panni, non solo hanno tempo di esprirmersi e mostrare la propria caratterizzazione, ma riescono anche a creare legami e sviluppi con cui è più facile empatizzare. Purtroppo, tra i punti negativi della narrazione, dinanzi a un cast decisamente più carismatico, è proprio il protagonista, abbastanza classico e sottotono.

Tale “pecca” si sente maggiormente in quanto Dynasty Warriors: Origins è più classico degli altri capitoli e, salvo qualche occasione sporadica, per gran parte del tempo avremo il comando esclusivo del giovane protagonista con cui, nel bene e nel male, dovremo imparare a convivere nell’arco di un’avventura la cui longevità complessiva è elevata ma il cui peso non si fa sentire. Il motivo di ciò è che l’inevitabile ripetitività dell’azione viene in parte smorzata da una buona sequela di eventi e dalla sincera curiosità di scoprire cosa succede dopo.
Non solo, la trama, ambientata durante il periodo dei Tre Regni, in Cina, sa sfruttare, come detto, i personaggi di contorno che vanno a incontrarsi e scontrarsi con il nostro protagonista ponendolo, tra l’altro, dinanzi a diverse scelte che, qui più che nei capitoli passati, hanno maggiore coerenza e soprattutto una migliore elaborazione che può portare a diversi finali. Il tutto con un senso di progressione che, salvo alcuni momenti più standard e prevedibili, colpisce nel segno e funziona.

Classico ma non troppo
Dynasty Warriors: Origins è un action game in terza persona pienamente identificabile come musou, un sottogenere di cui continua a essere fiero rappresentante. Sì, ci sono diverse migliorie ma l’ossatura di base è la stessa. Questo significa che chi ha sempre mal digerito il genere, potrebbe comunque trovarsi dinanzi più di uno scoglio da affrontare tra cui l’inevitabile e già citata ripetitività ludica e un livello di difficoltà non proprio altissimo anche se decisamente più curato rispetto al passato.
Anche l’impianto ruolistico è più maturo, grazie anche al fatto che si è focalizzati su un solo personaggio. Tuttavia, nonostante diverse tipologie di armi, ognuna dotate di proprie “esperienze” legate all’uso, si sente un po’ l’assenza di varietà che davano i corposi roster del passato. In compenso, tra abilità e statistiche da tenere d’occhio, a cui si sommano i classici equipaggiamenti da acquistare e personalizzare investendo le risorse che si ottengono nelle varie tipologie di missioni disponibili, avrai di cose da tenere d’occhio e non mancherai dal mutare le proprie strategie di volta in volta.
Questo grazie a un sistema di missioni che mutano per durata e obiettivo ma che ben presto tendono un po’ a ripetersi, a esclusione di quelle principali, decisamente più longeve, epiche e complesse. A rendere il tutto più fruibile e comodo, c’è una mappa a visione d’uccello in cui poterci muovere che risulta molto pratica e intuitiva oltre che esteticamente accattivante. Da qui, potremo gestire praticamente tutto il progresso delle nostre avventure, inclusa la delicata gestione delle truppe il cui umore può mutare nel tempo, in base a ciò che accade nel territorio, influenzando anche le nostre successive sfide.

Grafica e sonoro
Se fin’ora tutto quanto elencato è in linea con l’originale Dynasty Warriors: Origins, siamo giunti all’elemento più importante di questa trasposizione: la grafica. Prima di tutto, Dynasty Warriors: Origins sceglie di scendere a compromessi con l’ibrida Nintendo sacrificando gli fps per evitare il taglio di nemici su schermo e cercando di mantenere, con un granitico successo, i 30 fps. Questo si traduce in una versione che, consapevoli di avere un titolo nato su ben altre macchine e con ben altra potenza, riesce a risultare godibile e fruibile tanto in doc quanto in portabilità.
Sì, messo a paragone con il recente Hyrule Warriors: L’era dell’esilio, di cui puoi anche recuperare la nostra recensione, si nota qualche differenza grafica e anche scenica ma il titolo del mondo di The Legend of Zelda è un’esclusiva nata su Nintendo Switch 2. Al netto di ciò, e considerando il livello grafico comunque non eccelso dell’opera originale, Dynasty Warriors: Origins si difende più che bene e nella nostra lunga prova pratica, abbiamo riscontrato giusto qualche sporadico rallentamento e tutti prevalentemente in modalità portatile.
Per quanto riguarda il sonoro, nulla da dire. Parliamo di un accompagnamento fedelmente trasportato e che funziona in quasi tutte le occasioni. Manca forse una traccia realmente memorabile ma in compenso non abbiamo mai sonorità eccessivamente ridondanti o fastidiose. Infine, il titolo presenta sorprendentemente i sottotitoli in lingua italiana. Un’aggiunta estremamente gradita nonostante diversi problemi di traduzione.
