Nel mondo dei videogiochi i sequel sono sempre una scommessa. Da un lato c’è il rischio di puntare solo sulla forza commerciale di un nome già noto, dall’altro la possibilità di prendere un’idea valida e farla evolvere davvero, correggendo errori e limiti del passato.
In alcuni casi, questa seconda strada ha portato a risultati straordinari: giochi capaci non solo di replicare il successo del capitolo precedente, ma di superarlo sotto ogni aspetto, diventando punti di riferimento per l’intero medium.
Vediamo cinque sequel videoludici che sono riusciti in questa impresa.
Mass Effect 2

La saga di Mass Effect rappresenta ancora oggi uno dei vertici del GDR occidentale, ma è con il secondo capitolo che l’opera di BioWare raggiunge la sua forma più compiuta.
Il primo episodio aveva introdotto un universo affascinante, una narrativa ambiziosa e un forte impianto ruolistico, ma mostrava evidenti limiti sul fronte dell’azione. Il sistema di combattimento risultava legnoso e poco appagante, soprattutto se confrontato con gli sparatutto contemporanei dell’epoca.
Con Mass Effect 2, BioWare decide di intervenire in modo netto: il gunplay viene reso più reattivo, le coperture più funzionali e il ritmo generale dell’esperienza guadagna intensità. In cambio, viene leggermente ridimensionata la complessità GDR, scelta che si rivela vincente.
Il risultato è un equilibrio eccellente tra narrazione, azione e gestione dei personaggi. Le missioni dedicate ai compagni, la costruzione delle relazioni e una storia tesa e coinvolgente consacrano il gioco come il capitolo più amato dell’intera trilogia.
Assassin’s Creed II

Il primo Assassin’s Creed colpì tutti per atmosfera, ambientazione e libertà di movimento, ma soffriva di una struttura estremamente ripetitiva. Dopo poche ore, le missioni iniziavano a sembrare variazioni dello stesso schema.
Ubisoft prese atto delle critiche e con Assassin’s Creed II trasformò una buona idea in una saga leggendaria. Ambientato nell’Italia rinascimentale, il secondo capitolo introduce un protagonista carismatico come Ezio Auditore e una narrazione molto più curata.
Le attività vengono diversificate, il mondo di gioco diventa più vivo e la progressione è finalmente scandita da eventi e situazioni differenti. Ogni città ha una propria identità e la storia accompagna il giocatore con un ritmo decisamente più efficace.
Con questo capitolo, la serie smette di essere un esperimento interessante e diventa un fenomeno globale.
Jak 2: Renegade

Con Jak 2, Naughty Dog compie una delle svolte più coraggiose della propria storia. Il primo Jak & Daxter era un platform solido e colorato, ma ancora ancorato a schemi piuttosto tradizionali.
Il sequel cambia completamente tono: l’ambientazione diventa più cupa, la storia più articolata e il protagonista, finalmente dotato di voce, acquista una vera identità. Haven City è un mondo complesso, con tensioni politiche e sociali che danno profondità all’esperienza.
Il gameplay si espande con armi da fuoco, veicoli e nuove abilità, rendendo l’azione più varia e impegnativa. Anche dal punto di vista tecnico e narrativo il salto è evidente.
Jak 2 segna il momento in cui Naughty Dog inizia a emergere come uno dei migliori studi narrativi del settore.
Dragon Ball Z: Budokai Tenkaichi 2

Il primo Budokai Tenkaichi aveva finalmente portato Dragon Ball in arene completamente tridimensionali, ma lasciava ancora margini di miglioramento.
Il secondo capitolo fa esattamente ciò che un sequel dovrebbe fare: espande, rifinisce e perfeziona. Il roster cresce in modo significativo, le trasformazioni aumentano e la modalità storia ripercorre l’intera saga con maggiore completezza, includendo anche GT.
I combattimenti risultano più bilanciati, spettacolari e fedeli all’anime, mentre il comparto tecnico migliora in animazioni ed effetti. Le numerose modalità aggiuntive garantiscono una longevità enorme, sia in singolo che in multiplayer.
Ancora oggi viene ricordato come uno dei migliori giochi di Dragon Ball mai realizzati.
Horizon Forbidden West

Tra i sequel più recenti, Horizon Forbidden West dimostra come sia possibile migliorare un titolo già eccellente senza limitarsi a riproporne la formula.
Rispetto a Zero Dawn, il nuovo capitolo lavora soprattutto sulla narrazione: la storia diventa più personale, i personaggi più sfaccettati e Aloy viene approfondita in modo molto più umano. I dialoghi, le regie delle scene e il ritmo del racconto risultano sensibilmente più curati.
Anche il gameplay beneficia di numerose rifiniture, mentre il mondo di gioco si amplia con ambientazioni più varie, nuove macchine e sistemi di combattimento più flessibili.
Il risultato è un sequel che non si accontenta di replicare il successo del passato, ma lo supera, offrendo un’esperienza più matura e coinvolgente.
Conclusione
Realizzare un grande sequel non significa solo “fare di più”, ma fare meglio: capire cosa funzionava, correggere ciò che non convinceva e avere il coraggio di cambiare. I giochi citati dimostrano che, quando questa formula viene rispettata, il risultato può entrare di diritto nella storia dei videogiochi.
E per te? Qual è il sequel che ha superato il gioco originale?
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