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Old But Gold

Old But Gold #10: Wing Commander

Wing Commander, i ricordi, le lacrime e le battaglie spaziali

5 minuti

Era il 1990 quando il primo computer entrò in casa mia. Mi ricordo ancora questo 386 grigio con un forte odore di plastica, uno schermo a tubo catodico ai miei occhi enorme e Windows come una semplice applicazione lanciabile tramite MS DOS. Poco tempo dopo l’ingresso di questo nuovo marchingegno, scoprii che al suo interno non c’erano solo programmi noiosi come quelli di scrittura o paint. Insomma word non potevo tanto usarlo, dato che avevo solo tre anni e l’unica cosa che sapevo fare era scrivere lettere a caso sulla tastiera, anche se con paint il discorso era decisamente diverso, facevo degli scarabocchi degni dei migliori cerchi magici utili a evocare Cthulu, naturalmente senza geometria cosmica e velleità simili. Ma sto divagando, oltre a queste applicazioni c’erano anche dei giochi, solitamente degli ammassi di texture colorate con suoni e melodie MIDI in 8 bit. Anche se non esisteva la ultra definizione a ventordici fantastilioni di pixel, ti catturavano e ti facevano sognare. Certo molti software erano in inglese, e soprattutto molte volte le storie erano narrate con testi, cosa che non rendeva semplice giocarli per un me treenne che ancora non sapeva leggere e soprattutto a stento parlava italiano, però avevano un potere; il potere di farti vivere quelle cose che non potevi fare nella vita reale, come salvare principesse in dungeon enormi, o guidare navicelle spaziali, combattendo una razza aliena felina, in una sorta di seconda guerra mondiale spaziale.

Ed è questo il contesto in cui iniziai a giocare a questo gioco, incredibile già dalla sua intro con un maestro d’orchestra che batteva sul leggio richiamando all’attenzione i musicisti, pronti a lanciare la presentazione della casa del videogioco ossia Origin Systems. Dopo la presentazione degli sviluppatori, iniziava una melodia militaresca ed epica con la frase a schermo “In the distant future mankind is locked in a deadly war” tre navicelle che fuggono e una che le insegue sparando e facendone esplodere una, ed ecco la scritta Wing Commander che si avvicinava e già ti faceva entrare nel mood di quest’opera, prima di una lunga saga che durerà per sette anni con cinque giochi principali e vari spin off.

Il gioco aveva inizio, tu eri un novellino appena entrato a far parte dell’equipaggio della gloriosa TCS Tiger’s Claw, una enorme nave portaerei di classe Bengal della confederazione terrestre. La prima cosa che vedevi appena iniziavi una nuova partita era il simulatore di volo nel bar della Tiger’s Claw, espediente utile per dare un cognome e un nome di volo al proprio pilota, nel bar si potevano incontrare inoltre altri membri dell’equipaggio e farci due chiacchere, così da conoscere i propri commilitoni e scoprire un poco di più sulla lore del gioco. Usciti dal bar si iniziava a girare per le stanze della nave madre, trovando la caserma, schermata in cui si poteva caricare e salvare la campagna, e ultima la stanza di comando in cui si tenevano i briefing delle missioni.

Wing Commander
La TCS Tiger’s Claw in tutta la sua pixellosa bellezza

Il gioco era un simulatore di navicelle spaziali, a seconda di come giocavi e di quante missioni completavi o fallivi avevi delle conseguenze. Se avevi successo il gioco ti faceva salire di grado e guadagnavi navi migliori e sempre più potenti, in più la missione finale ti dava la possibilità di sferrare un colpo decisivo all’armata Kilrathi, attaccando il loro quartier generale, e facendoli scappare dal settore. Se invece, come il me bambino non riuscivi a vincere una missione, e quando tornavi alla portaerei con la tua nave che sembrava una forma di gruviera con le ali e il tecnico che si occupava della manutenzione ti trattava a malo modo, il gioco non ti dava le promozioni, e piano piano le missioni diventavano sempre più difensive. Il continuo fallimento portava la TCS Tiger’s Claw  a ritirarsi dal settore, portando i nemici felini sono ad un passo dal vincere la guerra.

wing commander
Ecco il simpatico manutentore che aveva sempre qualcosa da dirti a seconda di come avevi trattato la nave durante il volo

Durante il gameplay vedevi in prima persona l’interno della navicella. Avevi come armi principali i laser, impostabili in varie modalità di fuoco e potenzialmente illimitati anche se se c’era una sorta di barra di surriscaldamento, e, a seconda della classe del velivolo, vari tipi di missili a numero limitato, se non era previsto un rifornimento nella missione, una volta usato uno non era recuperabile.

Le missioni potevano essere di vario tipo: dalla ricognizione alla difesa di navi alleate, fino alla distruzione di obiettivi strategici nemici.

Il gioco andava avanti così: si andava in missione, si ritornava alla portaerei, si facevano due chiacchere con i vari wingman al bar, si controllava il numero di nemici uccisi sulla lista dei migliori piloti, si bestemmiava perchè Maniac era sempre al primo posto, e si ritornava nella sala briefing, pronti per una nuova missione con nel cuore un rinnovato senso di gloriosa competizione contro il miglior pilota della Tiger’s Claw.

Wing commander
La seconda astronave che i piloti ottenevano nel titolo, ovvero quella che ha accompagnato tutte le missioni del me bambino

L’immedesimazione durante l’azione era fantastica, ti sentivi realmente dentro a quella navetta, agganciando le navicelle nemiche, cercando di scappare da chi ti stava attaccato al sedere e dando ordini semplici ai tuoi compagni di squadra.

Per il me bambino era il massimo, ti sembrava di essere là a combattere battaglie degne di tutta la cinematografia di fantascienza, e anche se effettivamente non sapevo giocarci, c’era sempre il fascino di trovarsi là, su quella astronave, sempre la stessa, con gli interni simil arancione, che sparava delle cose che sembravano dei pallettoni di ferro e dei laser, sperando di riuscire a portare a termine la nuova missione e poter finalmente cambiare la navetta. Sogno che rimaneva sempre tale.

wing commander
I nemici del gioco, i kilrathi, rappresentati nella loro forma più onorevole, prima di diventare degli enormi pucciosissimi peluches, cosa che avviene dal terzo capitolo in avanti

Dopo la saga di Wing Commander ho provato a giocare ad altri giochi simili, ma non li ho mai trovati alla stessa altezza, un po’ per la malinconia di questa serie di titoli fantastica che vede tra i suoi protagonisti anche Mark Hamill, un po’ perché non ho più trovato niente che mi desse sensazioni simili a quelle che provai all’epoca.

Il gioco si può trovare su GOG al prezzo di 5,19€ completo delle missioni di espansione e del suo seguito chiamato Wing Commander 2 Revenge of the Kilrathi.

Se vi piace il retro gaming, e non avete mai provato questa perla, vi consiglio di prenderla, giocarla e viverla, e perché no, diventare per un attimo simile a quel me bambino che si trovava nello spazio a combattere contro felini antropomorfi, rapito dai frenetici combattimenti e dalla bellezza di questa ambientazione fantascientifica.

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Bennet84
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Bennet84

Giocone!! Classe 84 e grande nostalgico del retrogaming, non posso che condividere e gioire per questo articolo.