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Spyro The Dragon

Old But Gold #30 – Spyro The Dragon

La prima PlayStation è stata certamente una delle console più importanti della storia dei videogiochi, non solo perché grazie a essa i giochi elettronici non vennero più visti come un prodotto per bambini e divennero un fenomeno di massa, ma anche perché ospitò la nascita o l’evoluzione di titoli, serie e personaggi di un certo spessore, capaci di lasciare un segno tangibile del loro passaggio nel cuore di milioni di appassionati. E’ il caso per esempio di Spyro, il simpatico draghetto inventato da Insomniac Games ai tempi della prima PlayStation, diventato una vera e propria icona dei videogiochi degli anni ’90.

Spyro The Dragon
La prima indimenticabile copertina

Genesi di un’icona

A circa la metà degli anni ’90, negli studi di Insomniac Games, Ted Price stava da qualche tempo discutendo con i suoi collaboratori a proposito di un nuovo progetto per la prima PlayStation. L’idea era quella di sviluppare un platform 3D sulla falsariga di Crash Bandicoot: il titolo di Naughty Dog. Esso, infatti,era uscito appena un anno prima e il genere sembrava terreno fertile sulla piattaforma di Sony. Secondo Price e molti altri membri del suo team, un gioco di quel tipo sarebbe stato perfetto per cercare di rilanciare economicamente la compagnia dopo il fallimento commerciale di Distruptor, un suo precedente progetto che aveva ricevuto consensi quasi esclusivamente dalla critica.
Prima però di programmare qualsiasi tipo di lavoro era indispensabile ideare un personaggio che potesse rivaleggiare coi mostri sacri del periodo, risultando subito simpatico al pubblico. Il compito di dare forma al protagonista del nuovo progetto vene affidato al disegnatore Craig Stitt, che dopo varie bozze ebbe l’idea di creare un draghetto verde. In tal senso le versioni che circolano nell’ambiente non sono coerenti, visto che alcuni attribuiscono i meriti al direttore artistico del progetto, Charles Zembillas, che aveva lavorato anche con Naughty Dog. Ad ogni modo, il personaggio piacque subito al resto del team di sviluppo, che tuttavia decise di far modificare il colore dal verde al viola per evitare che il modello poligonale di quello che venne poi ribattezzato Spyro, si confondesse in game con l’erba che ricopriva il terreno dei vari livelli.

Spyro The Dragon
Finito il livello si ritorna a casa

 

A spasso in compagnia di un drago

Rifinito meglio l’aspetto del personaggio e definiti i tratti caratteriali per renderlo “carino e pigro, ma allo stesso tempo testardo, imprevedibile e sorprendente”, la palla passò ai tecnici come Alex Hasting che realizzò una nuova tecnologia per il rendering dei livelli che consentì al suo gruppo di ridurre il problema del “fogging” che limitava la visione dell’orizzonte nei giochi 3D dell’epoca e migliorare i dettagli visivi. Il risultato di questo lavoro fu evidente quando Spyro the Dragon raggiunse gli scaffali (in Giappone) nell’aprile del 1998: il titolo proponeva infatti un comparto tecnico di primo livello, capace di rivaleggiare senza problemi con i principali esponenti del genere platform tridimensionali.I livelli erano grandi e con un ampio campo visivo, pieni di segreti da scoprire e vari potenziamenti che rendevano la progressione meno lineare rispetto a quello di altri giochi analoghi. Dulcis in fundo la giocabilità era ottima e Spyro risultò subito davvero carismatico, a suo modo, agli occhi degli appassionati. Non a caso fu un vero trionfo di critica e di pubblico, con 5 milioni di copie vendute in tutto il mondo. Il piccolo draghetto viola aveva conquistato tutti, ragazzini e adulti: si, perché a dispetto delle apparenze, Spyro non era un gioco indirizzato soltanto ai più piccoli, per questo fu un enorme successo e il protagonista divenne per molti giocatori una specie di mascotte della console Sony, meritevole di affiancarsi in questo ruolo a personaggi del calibro di Crash Bandicoot, Lara Croft e Sir Daniel Fortesque.

Spyro The Dragon
Ieri e oggi

20 anni dopo

Graficamente Spyro The Dragon rientra nella media e forse fa anche di più. La grafica è sempre colorata, con un buon repertorio di effetti speciali e un numero di poligoni non eccezionale, ma sufficiente per definire bene i vari personaggi. Talvolta però balena l’impressione di muoversi in un ambiente sì gradevole e colorato, ma in sostanza un po’ scarno. In definitiva, dunque, niente di eccezionale. All’epoca però, si parla di ormai 20 anni fa, fu accolto in maniera entusiasta da tutti, me compreso nonostante avessi già 14 anni e mi fossi orientato su lidi più maturi.

In conclusione

Spyro the Dragon è un titolo dolcissimo e di sicuro un grande esponente della sua categoria. Uscito in concomitanza del sopravvalutato Crash Bandicoot 3: Warped, esce dal confronto  alla pari e regge bene il peso degli anni. Il seguito Spyro 2: Gateway to Glimmer raggiunse lo stato di vero e proprio capolavoro ma, nonostante ciò, il primo episodio rimane un ottimo titolo, insuperato per atmosfera e musiche e che si rigioca volentieri, soprattutto ora che è uscita la trilogia remastered per console di ultima generazione. E voi, non siete tornati un po’ bambini?

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