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	<title>The Neverhood &#8211; iCrewPlay.com</title>
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	<title>The Neverhood &#8211; iCrewPlay.com</title>
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		<title>Old But Gold #3 – The Neverhood: una storia in claymation</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Davide Rota]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Oct 2018 15:00:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Notizie]]></category>
		<category><![CDATA[Old But Gold]]></category>
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					<description><![CDATA[Il fastidioso brusio di un PC riempie la camera e Windows 95 – semper laudatur – fa capolino sull&#8217;ingombrante schermo a tubo catodico. Papà rispolvera un floppy blu elettrico. Il floppy di Prince Of Persia. Siamo nel 1996, novembre è alle porte. Io non ho l’età.  O meglio, non AVEVO [ nemmeno] l’età adeguata a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fastidioso brusio di un PC riempie la camera e <strong>Windows 95</strong> – <em>semper laudatur</em> – fa capolino sull&#8217;ingombrante schermo a <strong>tubo catodico</strong>. Papà rispolvera un <em>floppy</em> blu elettrico. Il floppy di <strong>Prince Of Persia</strong>. Siamo nel <strong>1996</strong>, novembre è alle porte. Io non ho l’età.  O meglio, non AVEVO [ nemmeno] l’età adeguata a “inforcare” un <strong>controller</strong>.</p>
<p>Perdonatemi. Un  nostalgico  preambolo sembrava opportuno. No, Prince Of Persia non sarà il nostro protagonista. Invece,  ricorderò un gioco per i  più anonimo, un’eredità  inestimabile e madreperla nascosta del panorama videoludico. Siamo nel <strong>1996</strong>, è <strong>ottobre</strong> e <strong>Dreamworks Interactive</strong> pubblica <strong>The Neverhood</strong>.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-106004 size-full" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2018/10/maxresdefault-6.jpg" alt="Old But Gold #3 – The Neverhood: una storia in claymation" width="1400" height="788" title="Old But Gold #3 – The Neverhood: una storia in claymation"></p>
<p>Durante un’epoca in cui <em>graphic adventure</em> faceva rima – baciata, aggiungerei &#8211; con <strong>LucasArts</strong>, The Neverhood fu una mina vagante fra le avventure grafiche di fine ’90. Un gioco <strong>unico nel suo genere</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Una valanga d’argilla</h2>
<p><img decoding="async" class="wp-image-106005 size-full aligncenter" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2018/10/hchv2hc0cllx.png" alt="Old But Gold #3 – The Neverhood: una storia in claymation" width="1400" height="788" title="Old But Gold #3 – The Neverhood: una storia in claymation">The Neverhood catturava già l’occhio, prima di colpire al cuore: un’estetica contraria alla canonica<em> pixel art</em> – e quel rigido <strong>320&#215;240</strong> –, una grafica rivoluzionaria che costò ben <strong>2 tonnellate d’argilla</strong> con le quali costruire un gioco  completamente in <strong>claymation</strong>!  Ogni scenario e personaggio è modellato con l’argilla e animato in <strong>stop-motion</strong> –   come in <strong>Nightmare Before Christmas</strong>, per esempio -, una tecnica <strong>cinematografica</strong> alla base di un videogioco con <strong>ambientazione interattiva</strong>. Stupefacente!</p>
<h2>The end?</h2>
<p>Tutti conosciamo <strong>Skullmonkeys</strong> (<em>platform</em> per <strong>PlayStation 2</strong>), ma sono in pochissimi a sapere che The Neverhood fu il suo <strong>precursore</strong>.  La  <em>cutscene</em> iniziale del secondo capitolo è, infatti, <strong>il proseguo del finale</strong> di The Neverhood. Parlando del finale: nonostante la <em>storyline</em> di The Neverhood non sia particolarmente ingarbugliata – al contrario, è  decisamente <strong>semplice</strong> -,  il finale  <strong>fu  un ennesimo sorpresone</strong>. Quando <strong>Klayman  </strong>(<em>main character</em> del gioco) &#8211; fra un trabocchetto e l’altro, <em>puzzles </em>e rompicapo – riesce a soverchiare il malvagio regno di Klogg e trarre in salvo Hoborg (una divinità e padre di Klogg a cui quest’ ultimo ha rubato la corona con la forza), The Neverhood  pone il giocatore di fronte a <strong>due scelte</strong> con la chance di ottenere un <strong>bad ending</strong>. Il gioco aveva un <strong>finale alternativo</strong>. Una meccanica incalcolabile in casa George Lucas, ma avveniristica. Anche per questo The Neverhood  riuscì a distinguersi e farsi amare!</p>
<h2>Molto più di una graphic adventure</h2>
<p>Sarò onesto, qualche difetto The Neverhood ce l’ha.  Stanze con noiosi <strong>muri di testo</strong> e puzzles inspiegabilmente poco coerenti con la trama e regolati dalla <strong>fortuna</strong> che, probabilmente, influirono negativamente agli occhi della critica. Ciò nonostante The Neverhood fu una <strong>rivoluzione</strong> nel mondo delle graphic adventures, una rivoluzione fatta d’argilla e <strong>grandi intuizioni</strong> che invito chiunque a recuperare – come già fece il sottoscritto, considerando che The Neverhood è siglato come <em>abandonware </em>e quindi  <strong>scaricabile liberamente</strong> &#8211; e giocare: non ne rimarrete delusi, parola mia!</p>
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