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	<title>Sense: A Cyberpunk Ghost Story &#8211; iCrewPlay.com</title>
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		<title>Sense: A Cyberpunk Ghost Story, la nostra recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Ribaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jan 2021 15:30:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nintendo]]></category>
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		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi mesi il cyberpunk va moda nel settore videoludico, complice l’attesa (in parte delusa) del tanto discusso Cyberpunk 2077. Così negli ultimi mesi abbiamo visto questa particolare corrente letteraria e artistica declinata in vari modi, dalla grafica pixellata di Cloudpunk al 2D pseudo horror di cui parleremo oggi, ovvero Sense: A Cyberpunk Ghost Story. Andrebbe tuttavia premesso, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi mesi il <b>cyberpunk</b> va moda nel settore videoludico, complice l’attesa (in parte delusa) del tanto discusso <a href="https://www.icrewplay.com/cyberpunk-2077-la-nostra-recensione/"><b>Cyberpunk 2077</b></a>. Così negli ultimi mesi abbiamo visto questa particolare corrente letteraria e artistica declinata in vari modi, dalla grafica pixellata di Cloudpunk al 2D pseudo horror di cui parleremo oggi, ovvero <b>Sense: A Cyberpunk Ghost Story.</b></p>
<p>Andrebbe tuttavia premesso, che il <b>cyberpunk non è solo estetica</b>; nell’ultimo periodo si ha l’impressione che gli sviluppatori abbiano visto <b>Blade Runner</b> letto qualcosa di <b>Gibson</b> e si siano fatti l’idea che bastino dei <b>neon</b>, <b>innesti robotici</b>, <b>ologrammi</b> e poco altro per rendere al meglio un universo <b>cyberpunk.</b></p>
<p>E’ fondamentalmente quello cha accade in <b>Sense</b>, che di cyberpunk ha solo questi elementi, più un enorme quantità di seni prosperosi; non sembra in effetti che gli sviluppatori abbiano colto la vera essenza di questa corrente, oltre il mero aspetto visivo.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-279912" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2021/01/sense-1.png" alt="Sense: A Cyberpunk Ghost Story" width="1192" height="668" title="Sense: A Cyberpunk Ghost Story, la nostra recensione"></p>
<p><b>In quei rari momenti in cui il gioco cerca di toccare le tematiche tipiche del genere mostra quanta confusione abbiano gli sviluppatori sul cyberpunk.</b></p>
<p>Che poi è il momento iniziale del gioco, che quindi parte sulla base di premesse che poco si svilupperanno nel corso dell’avventura, in cui <b>la protagonista riflette brevemente sull’impatto che le megacorporazioni hanno sul mondo</b>. Tuttavia, nel giro di qualche secondo arriva alla conclusione che queste aziende non sono il male assoluto, perchè danno sostentamento a molte persone. <b>Esattamente l’opposto della filosofia cyberpunk.</b></p>
<h2>Sense: A Cyberpunk Ghost Story di Cyberpunk ha solo il titolo</h2>
<p>In alcuni frangenti invece abbiamo momenti di ironia, anche slegata dal contesto, in cui per esempio ci si riferisce alle <b>critiche che subiscono i mangaka che disegnano personaggi sproporzionati</b>; l’umorismo nasce dal fatto che la protagonista stessa ha una corporatura impossibile, con un seno troppo florido anche per un essere sintetico o quasi. Ma anche in questi frangenti l’intento degli sviluppatori non è del tutto riuscito; il gioco non offre una visione critica di quello di cui parla.</p>
<p><b>Non ci sono le classiche riflessioni introspettivi sul ruolo della tecnologia nei confronti dell’umanità</b>; nessuna discussione su una società sbilanciata dai rapporti di forza delle corporazioni che consegnano il potere nelle mani di pochi. Non ci sono nemmeno <b>i riferimenti alle tematiche sessuali sempre presenti nel cyberpunk</b>, che di certo non si limitano a qualche personaggio seminudo, a qualche battutina o ad un protagonista con le tette giganti.</p>
<p>Da questo punto di vista <b>Sense</b> cade negli stessi errori di <b>Cyberpunk 2077:</b> pur dichiarando, sin dal titolo, l’appartenenza ad un genere ben specifico prestano il fianco ad errori marchiani, rappresentando poco il loro modello d’elezione.</p>
<p>L’altra cosa strana di <b>Sense</b> è la totale dissonanza di intere sezioni in cui <b>non c’è la benchè minima traccia, neppure visiva, di riferimenti al cyberpunk.</b></p>
<p>Vista la sua natura di titolo horror, spesso la protagonista finisce in una sorta di dimensione parallela che ricorda titoli come <b>Silent Hill</b>, fatta com’è da ambienti semibui e abbandonati.</p>
<p>Quando ci siamo abituati a questo mondo da incubo, che mantiene un certo fascino, la nostra protagonista riuscirà a venirne fuori, tornando ad immergersi nell’abbondante luce dei neon.</p>
<p>E’ evidente come <b>questi due generi, e le relative ambientazioni, facciano a pugni tra loro</b> sotto ogni punto di vista, dando vita a quelli che sembrano a tutti gli effetti due titoli totalmente separati, uniti a forza in qualche modo.</p>
<h2>Un gameplay tutt&#8217;altro che brutto</h2>
<p>Per fortuna <b>Sense non è brutto da giocare</b>, ed è questo che lo salva. Gli sviluppatori dicono di essersi ispirati a classici del passato come <b>Project Zero</b> e <b>Clock Tower </b>e pur con le dovute differenze, gli sforzi per omaggiare questi titoli hanno dato un risultato apprezzabile.</p>
<p>A livello di gameplay siamo in presenza di un <b>adventure con elementi punta e clicca</b>, per cui dovremo <b>esplorare</b> gli ambienti, <b>raccogliere</b> oggetti e indizi con cui <b>aprire</b> porte e <b>risolvere</b> puzzle per andare avanti.</p>
<p>Pur essendo una struttura molto semplice, non sempre funziona alla perfezione. Uno dei problemi principali, comuni in realtà a questo tipo di giochi, è che <b>per avanzare devi sempre completare alcuni passaggi nell’ordine previsto dagli sviluppatori.</b></p>
<p>Per esempio ad un certo punto dovremo fondere una statua che troviamo su un ripiano, ma non potremo raccoglierla se prima non avremo messo un pentolone sul fuoco; pur vedendo la statuetta e sapendo che ci serve <b>non potremo raccoglierla se non avremo predisposto il tutto.</b></p>
<p>Questo ci porta al consueto e sempre fastidioso <b>backtracking</b> e anche alla necessità di comprendere quale sarà la <b>corretta sequenza degli eventi</b>, spesso una sfida più complessa degli stessi puzzle.</p>
<p>Lasciando da parte questi problemi, la necessità di setacciare le varie zone ed esaminare attentamente gli ambienti riesce a darci la giusta tensione positiva.</p>
<p><b>I nemici, quando si manifestano, diventano a loro volta un puzzle. </b>Come avviene nei vari <b>Clock Tower</b>, o più di recente nella serie The Coma, l’abitudine dei nemici di comparire all’improvviso in maniera casuale ci obbliga ad <b>una corsa verso la salvezza del tutto diversa dagli altri segmenti di gioco.</b></p>
<p><b>In Sense tuttavia l’obiettivo del gioco è sfidare la minaccia, più che fuggire</b>, dal momento che il gioco è stato costruito in questo modo: spesso il nemico comparirà quando avremo svolto un certo compito e la soluzione sarà raggiungere un determinato punto in tempo.</p>
<p>In questo modo abbiamo un gameplay <b>meno frustrante</b> rispetto a quando il nemico compare nel momento inopportuno. Il rovescio della medaglia è che viene meno la tensione costante, dal momento che sappiamo di essere al sicuro finchè il gioco non prevede il contrario.</p>
<p>Di tanto in tanto avremo anche dei <b>Quick Time Event</b>, di solito per schivare la creatura di turno, e nel complesso possiamo dire che <b>Sense </b>per quanto riguarda le meccaniche di gioco funziona bene. Si riscontrato di tanto in tanto alcuni bug, più che altro relativi agli obiettivi e ai puzzle da risolvere, ma nulla di irreparabile.</p>
<p>L’unico elemento rivedibile nelle meccaniche di gioco è dato dalla <b>finestra di interazione con gli oggetti</b>, spesso talmente piccola da costringerci a fare i salti mortali per raccogliere un oggetto e leggere una nota.</p>
<h2><b>Segnali di Stile</b></h2>
<p>Anche da un punto di vista squisitamente estetico <b>Sense </b>manifesta la propria natura bipolare. <b>Le ambientazioni sono molto ben realizzate</b>, anche se la logica difficilmente ci porterebbe a collegare un bar cyberpunk ad un edificio decrepito.</p>
<p><b>Dove il gioco difetta è nelle proporzioni di tutti i personaggi</b>, a cominciare dalla protagonista, che risultano nel complesso poco convincenti e ai limiti del grottesco. Certo, spesso sono elementi poco considerati nel settore, tuttavia <b>proporzioni e armonia sono importanti per un buon artwork</b>, che ui manca.</p>
<p><b>Ho apprezzato l’idea di disegnare la protagonista come una pin-up,</b> nel cyberpunk del resto l’elemento sessuale, connotato da libertà di costumi ed esperienze è molto presente. Nella sua realizzazione manca però quel qualcosa in grado di farci dire che gli sviluppatori hanno centrato l’obiettivo.</p>
<p>Il comparto sonoro, pur non brillando e risultando complessivamente inferiore a quello di <b>The Coma</b>, per citare un titolo simile, assolve al proprio compito fornendo un accompagnamento adeguato a quanto avviene sulla scena.</p>
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