    <?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>I Hate this Place &#8211; iCrewPlay.com</title>
	<atom:link href="https://www.icrewplay.com/giochi/i-hate-this-place/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.icrewplay.com</link>
	<description>Portale di videogiochi, recensioni, speciali, anteprime e news!</description>
	<lastBuildDate>Mon, 04 May 2026 22:01:20 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2024/03/logo_bianco_mobile-2.svg</url>
	<title>I Hate this Place &#8211; iCrewPlay.com</title>
	<link>https://www.icrewplay.com</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>I Hate This Place, recensione  (Steam)</title>
		<link>https://www.icrewplay.com/i-hate-this-place-recensione-steam/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sandro Di Silvestro]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2026 15:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Indie]]></category>
		<category><![CDATA[Steam]]></category>
		<category><![CDATA[PC]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.icrewplay.com/?p=558420</guid>

					<description><![CDATA[I Hate This Place parte con una promessa niente male: prendere il survival horror, metterlo in visuale isometrica, sporcarlo con crafting, stealth e gestione delle risorse, e poi impacchettare tutto dentro un’estetica da fumetto horror anni &#8217;80. Sulla carta, insomma, le premesse sono molto buone. Il gioco, sviluppato da Rock Square Thunder e pubblicato da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><a href="https://www.icrewplay.com/i-hate-this-place-recensione-per-playstation-5/" data-type="post" data-id="553445">I Hate This Place</a> parte con una promessa niente male: prendere il survival horror, metterlo in visuale isometrica, sporcarlo con crafting, stealth e gestione delle risorse, e poi impacchettare tutto dentro un’estetica da fumetto horror anni &#8217;80. Sulla carta, insomma, le premesse sono molto buone. Il gioco, sviluppato da <a href="https://www.rocksquarethunder.com/" data-type="link" data-id="https://www.rocksquarethunder.com/" target="_blank" rel="noopener">Rock Square Thunder</a> e pubblicato da <a href="https://www.brokenmirrorgames.com/" data-type="link" data-id="https://www.brokenmirrorgames.com/" target="_blank" rel="noopener">Broken Mirror Games</a> / <a href="https://www.feardemic-games.com/i-hate-this-place" data-type="link" data-id="https://www.feardemic-games.com/i-hate-this-place" target="_blank" rel="noopener">Feardemic</a>, nasce dall’omonima serie a fumetti pubblicata da <a href="https://www.skybound.com/i-hate-this-place/comics" data-type="link" data-id="https://www.skybound.com/i-hate-this-place/comics" target="_blank" rel="noopener">Skybound</a>, e questa origine si vede subito: colori accesi, mostri deformi, scritte onomatopeiche che esplodono a schermo e un’atmosfera che prova a stare a metà tra il grottesco, il mistero rurale e l’incubo sovrannaturale.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="rb-videoresp"><iframe title="I Hate This Place - Launch Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/cbKJwsJJI4w?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I Hate This Place, non molto da Scooby-Doo</h2>



<p>La storia segue <strong>Elena Rutherford,</strong> una giovane donna che torna nel ranch maledetto della propria famiglia per capire cosa sia successo a sua madre. La famiglia Rutherford sembra intrappolata in questa realtà distorta, incapace di liberarsi completamente dalla maledizione che avvolge il luogo. Elena, invece, pare avere una libertà maggiore: può entrare e uscire da questo incubo, almeno inizialmente, ma ben presto viene <strong>risucchiata in una vicenda</strong> fatta di sparizioni, creature mostruose, cultisti, fantasmi e presenze sovrannaturali. </p>



<p>Tra queste spicca il cosiddetto<strong> Horned Man</strong>, figura centrale del mistero e presunto responsabile del caos che ha colpito il ranch. Il problema principale, però, è che la narrazione non riesce mai davvero a valorizzare le sue premesse. Molti momenti importanti arrivano<strong> in modo quasi casuale</strong>, spesso tramite missioni secondarie che comunque potremmo mancare se vogliamo fare solo le missioni principali. Le rivelazioni non hanno sempre il giusto peso, il tizio &#8220;cornuto&#8221; non risulta particolarmente inquietante e anche la componente cospirativa, che avrebbe potuto allargare molto l’universo narrativo, resta poco approfondita. Ci sono note, documenti e frammenti da leggere, ma non bastano a dare alla storia la forza che avrebbe meritato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="764" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-04-113643-1024x764.png" alt="I Hate This Place, recensione (Steam)" class="wp-image-558437" title="I Hate This Place, recensione (Steam)"></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Survival, stealth e combattimento</h2>



<p>Dal punto di vista del gameplay, I Hate This Place prova a combinare <strong>survival horror, crafting, combattimento, stealth e base building</strong>. Il gioco ci porta ad esplorare il ranch dei Rutherford e le zone circostanti, tra foreste, bunker, strutture abbandonate e luoghi contaminati dalla maledizione. L’idea di base è buona con il raccogliere risorse, costruire oggetti, migliorare la propria base, evitare i nemici quando possibile e combattere solo quando necessario.</p>



<p>Il gioco introduce anche un <strong>sistema legato al rumore</strong>, con indicatori visivi in stile fumetto che mostrano quanto stiamo attirando l&#8217;attenzione. È forse una delle sue trovate migliori, nonostante non sia un’idea completamente nuova. <br>Personalmente mi è tornato subito in mente <strong><a href="https://store.steampowered.com/app/1154790/XIII/?l=italian" data-type="link" data-id="https://store.steampowered.com/app/1154790/XIII/?l=italian" target="_blank" rel="noopener">XIII </a>di Ubisoft</strong>, con il suo linguaggio visivo da fumetto e gli effetti sonori graficati.</p>



<p>Tuttavia, l’esecuzione non è sempre convincente. Il combattimento risulta spesso pesante, soprattutto per via di nemici troppo resistenti, capaci di assorbire diversi colpi anche quando vengono centrati da vicino con armi potenti come il fucile.<br>Le granate sembrano poco efficaci, i nemici alternano momenti banali ad altri frustranti e la stamina rende gli scontri più macchinosi che tesi. Lo stealth funziona meglio in alcune sezioni, ma viene rovinato da nemici insistenti e da situazioni non sempre leggibili. Si muore spesso, si perde progresso e non sempre per colpa di un errore da parte nostra.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="572" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-04-113728-1024x572.png" alt="I Hate This Place" class="wp-image-558438" title="I Hate This Place, recensione (Steam)"></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Esplorazione, crafting e sopravvivenza</h2>



<p>La parte più interessante del gioco emerge quando I Hate This Place ci lascia un po&#8217; di respiro invitandoci a esplorare, raccogliere materiali e prepararsi alla sopravvivenza. Il <strong>ciclo giorno-notte</strong> è anch&#8217;essa una delle idee migliori: durante il giorno l&#8217;atmosfera resta inquietante ma più gestibile, mentre di notte il mondo diventa molto più ostile, con mostri aggressivi e visibilità ridotta. <br>Bello il clima che viene a crearsi perché <strong>ci porta a pianificare meglio gli spostamenti</strong>, a capire quando rientrare alla base e a sfruttare torcia, armi e risorse con maggiore attenzione. </p>



<p>Il crafting non sembra inutilmente complesso e permette di creare armi, oggetti utili, strumenti da lancio e miglioramenti per il ranch. Anche la costruzione della base ha una sua funzione concreta, perché aiuta a ottenere cibo e materiali con meno fatica. Le blueprint sparse nella mappa danno un buon incentivo all’esplorazione e alcuni codici o enigmi ambientali aggiungono varietà. <br>Interessanti anche le indagini paranormali sui fantasmi, dove il gioco cambia leggermente registro e introduce una dimensione alternativa in cui la lanterna rivela dettagli nascosti. Sono momenti riusciti, anche se a volte poco guidati e non sempre chiarissimi nella soluzione.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/01/I-Hate-this-Place-recensione-5-1024x576.jpg" alt="I Hate This Place, recensione (Steam)" class="wp-image-553086" title="I Hate This Place, recensione (Steam)"></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La grafica a fumetto funziona sempre</h2>



<p>Sul piano visivo, I Hate This Place è probabilmente nel suo territorio migliore. Lo stile da fumetto horror anni ’80 è forte, riconoscibile e ben adattato al linguaggio videoludico. <strong>Di giorno il mondo è colorato, quasi pop</strong>, mentre <strong>di notte diventa più cupo e minaccioso.</strong> Gli effetti della maledizione che si espandono sul terreno, le mutazioni nelle aree di laboratorio e il design dei mostri aiutano a costruire un’identità molto precisa. </p>



<p>Anche i menu sono curati: il taccuino di Elena, pieno di schizzi, note, missioni e mappa, è uno degli elementi più riusciti dell’interfaccia. L’estetica richiama chiaramente un immaginario horror retrò, vicino a certe atmosfere da fumetto indipendente e da racconto sovrannaturale anni ’80. Peccato che l’atmosfera non sia sempre sostenuta dalla scrittura e dal ritmo. Il gioco appare inquietante, ma raramente riesce a fare davvero paura. La paura resta più una promessa estetica che una sensazione costante durante l’esperienza.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/01/I-Hate-this-Place-recensione-33-1024x576.jpg" alt="I Hate This Place, recensione (Steam)" class="wp-image-553082" title="I Hate This Place, recensione (Steam)"></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Negli horror, il sound fa metà del lavoro</h2>



<p>Il comparto audio accompagna <strong>discretamente l’esperienza</strong>, ma non riesce a lasciare un segno forte. Il doppiaggio è presente, però<strong> le interpretazioni non sembrano particolarmente memorabili </strong>e in alcuni momenti risultano un po’ rigide. Ci sono anche problemi di sincronizzazione o coerenza: alcune battute partono a metà, altre non corrispondono perfettamente ai balloon testuali, e in generale la componente vocale non sempre valorizza le scene. </p>



<p>Più gravi sono i problemi tecnici: NPC e nemici duplicati, mappe che non si aprono, missioni che non vengono segnate come completate, marker che portano nel posto sbagliato e attacchi nemici che continuano a infliggere danno anche quando l’animazione sembra ormai finita. <br>Ancora più fastidiosi sono i blocchi completi del gioco, perché perdere venti o trenta minuti di progresso in un survival horror non è un dettaglio trascurabile. Su PC il frame rate sembra stabile, ma su Steam Deck l’esperienza appare meno affidabile. Anche le opzioni di accessibilità sembrano piuttosto limitate, con impostazioni base per lingua, risoluzione, grafica e frame rate, ma poco altro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)</title>
		<link>https://www.icrewplay.com/i-hate-this-place-recensione-per-playstation-5/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pasquale Aversano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2026 12:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sony]]></category>
		<category><![CDATA[PlayStation 5]]></category>
		<category><![CDATA[Piattaforme]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.icrewplay.com/?p=553445</guid>

					<description><![CDATA[Sviluppato da Rock Square Thunder e pubblicato da Feardemic, I Hate This Place è un gioco d’azione in terza persona 3D con visuale isometrica fissa a tema horror e con diversi elementi da survival, oltre a un sistema di crafting semplice ma efficace. Il tutto impreziosito da elementi fumettistici anni ‘80 e da una trama [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Sviluppato da <strong>Rock Square Thunder</strong> e pubblicato da Feardemic, I Hate This Place è un gioco d’azione in terza persona 3D con visuale isometrica fissa a tema <a href="https://www.icrewplay.com/5-giochi-horror-imperdibili-da-giocare-hallowen/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">horror </a>e con diversi elementi da survival, oltre a un sistema di crafting semplice ma efficace. Il tutto impreziosito da elementi fumettistici anni ‘80 e da una trama simil B-movie che riesce a intrattenere. Noi abbiamo abbiamo affrontato una serie di orrori dietro l’altro su <a href="https://direct.playstation.com/it-it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PlayStation 5</a> e questa è la <strong>nostra recensione</strong>!</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="rb-videoresp"><iframe loading="lazy" title="I Hate This Place - Official Gameplay Trailer" width="1170" height="658" src="https://www.youtube.com/embed/qv6gwz3JdGY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">I Hate this Place dal fumetto al gioco</h2>



<p>Ebbene sì, i cultori del <strong>fumetto </strong>avranno potuto riconoscere il titolo del gioco, I Hate this Place è infatti prima di tutto un fumetto e porta la firma di <strong>Kyle Starks</strong> alla sceneggiatura e<strong> Artyom Topilin </strong>al disegno. Il titolo in esame prende infatti ispirazione dall’opera cartacea sviluppandola a sua volta e dandole una narrazione videoludica che, senza troppi giri di parole, funziona da inizio alla fine. Non solo, a colpire l’utente sarà proprio la vicinanza alla <strong>grafica</strong> stessa del fumetto. Come? Con le intramontabili e iconiche onomatopee. </p>



<p>Queste ultime, oltre a una chiara funzione visiva, hanno anche uno scopo ludico pienamente coerente ed efficace e che scopriremo in maniera approfondita nei paragrafi successivi. Tornando all’aspetto narrativo, invece, I Hate this Place si apre come<strong> una sorta di B-movie fumettoso</strong>, ammantato coriacemente in un cel shading e sfruttando dialoghi abbastanza semplici e che potrebbero, almeno nelle prime battute, far prendere sotto gamba l’intero intreccio narrativo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/01/I-Hate-this-Place-recensione-1024x576.jpg" alt="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)" class="wp-image-553087" title="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)"></figure>



<p>Procedendo con ordine, noi vestiamo i panni di <strong>Elena </strong>che esordisce su schermo insieme a una sua amica, intenzionate a fare una sorta di evocazione “demoniaca” con tanto di cerchio a terra e frasi rituali. Il problema è che… nonostante un lieve scetticismo e una leggerezza di fondo da parte delle due ragazze, effettivamente qualcosa succede ed Elena si ritrova improvvisamente da sola e avvolta in un mondo decisamente difficile da riconoscere.</p>



<p>La <strong>foresta </strong>in cui si erano accampate, infatti, inizia a diventare un teatro tetro e lugubre. Distese di budella e cadaveri di animali vanno a tracciare un sentiero fino a un edificio. Quel casolare è giusto l’inizio di un’avventura all’insegna del <strong>crafting </strong>e della sopravvivenza in stile pienamente horror dove, per riuscire a non soccombere, dovrai studiare tanto il luogo quanto le entità nemiche che lo popolano. Il motivo è che ognuna di esse ha delle proprie caratteristiche specifiche e no, nonostante la presenza di armi, lo scontro diretto non è consigliabile. Tutt’altro. </p>



<p>Per quanto riguarda il <strong>canovaccio narrativo</strong> in sé, seppur in linea con diversi cliché tipici del genere, grazie anche alla presenza di stravaganti personaggi, primo tra tutti l’enigmatico Adam, I Hate this Place funziona. Sì, ci sono dei momenti più fiacchi e prevedibili, ma considerando la tipologia di opera e la sua natura comunque derivata dal fumetto, il risultato positivo è più che soddisfacente e le vicende narrate, seppur un po’ frammentate e volutamente “oscure”, riescono a calamitare l’attenzione e a giustificare la nostra discesa negli orrori. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/01/I-Hate-this-Place-recensione-5-1024x576.jpg" alt="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)" class="wp-image-553086" title="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)"></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Come sopravvivere all’ignoto</h2>



<p>I Hate this Place è un <strong>survival horror in terza persona 3D con visuale isometrica</strong> e con una componente di crafting abbastanza marcata. Raccattare oggetti, che siano per curarsi o per attaccare i vari nemici, è praticamente la base per sopravvivere in I Hate this Place. Dovrai, infatti, studiare bene i vari ambienti con calma e cura, raccogliere materiali e cercare di individuare i pericoli prima che sia troppo tardi. Il motivo è semplice, molti di essi sono potenzialmente letali e spesso sarai costretto a rocambolesche fughe fino a luoghi sicuri e/o nascondigli.</p>



<p>E avere una cura per luoghi e <strong>nemici</strong>, significa anche capire cosa li allerta e cosa evitare. Molte tipologie di avversari, ad esempio, è cieca ed è attirata unicamente dai rumori. Rumori che, come anticipato in questa stessa recensione, vengono ben evidenziati con onomatopee fumettesche. Banalmente, se corri, farai più rumore rispetto a procedere accovacciato. Non solo, sul pavimento ci potrebbe essere del vetro rotto e camminarci sopra significa aumentare di molto il rumore dei propri passi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/01/I-Hate-this-Place-recensione-475-1024x576.jpg" alt="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)" class="wp-image-553085" title="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)"></figure>



<p>Ecco quindi che studiare un percorso prima di avanzare alla cieca può fare la differenza tra la vita e la morte. Ma, ben presto, scoprirai che I Hate this Place ha molto più da offrire di un semplice survival horror e lo scoprirai quando abbandonerai la prima location al chiuso, ossia il primo bunker. Qui il titolo sembra quasi incontrare Don’t Starve, con cui condivide diversi elementi, tra cui il <strong>crafting </strong>e la location, ossia una sconfinata foresta piena zeppa di orrori difficili da prevedere.</p>



<p>Oltre<strong> all’alternanza giorno e notte</strong> con un ciclo interno interamente automatizzato che diventa parte attiva e ludica. In breve, di giorno ci sono meno pericoli, di notte diventa tutto più letale e il raggio di visibilità, complice un buon sistema di illuminazione, diventa molto più limitato. Ecco quindi che esplorare quello che a conti fatti è una sorta di open world in salsa horror, diventa intrigante e interessante. Ma non è un open world fine a se stesso, anzi, a lunghe zone deserte infarcite da suoni inquietanti, ecco apparire missioni secondarie che sapranno catturarti o portarti, letteralmente, in altre dimensioni.</p>



<p>tutto a servizio di una macro trama e di un’atmosfera che, senza girarci troppo intorno, funziona e fa il suo dovere. Come funziona il <strong>crafting</strong>, fatto di materiali da <strong>raccogliere e/o produrre</strong>. Il tutto creando a nostra volta strutture da poter piazzare all’interno della fattoria che funge da nostro hub. E che dire del cibo e delle medicine, oltre che delle armi? Il cibo serve a tenere Elena sazia, elemento che incide sulla stamina che subisce i contraccolpi di quasi ogni nostra azione, dalla corsa al combattimento. Le medicine, o meglio, le bende, servono a curarci dalle ferite anche perché, al game over, si riparte direttamente dall’ultimo checkpoint o dal punto di salvataggio.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/01/I-Hate-this-Place-recensione-753375-1024x576.jpg" alt="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)" class="wp-image-553084" title="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)"></figure>



<p>Le <strong>armi</strong>, invece, sono abbastanza poche e classiche, sia quelle ravvicinate che quelle a distanza e di cui dovrai aver cura di farmare anche i proiettili. Di tutti gli elementi di gioco, il <strong>combat system</strong> è quello meno sviluppato, volutamente rudimentale e quasi goffo. Elena, d’altronde, non è una eroina classica, anzi, nonostante una certa aggressività, non è in grado di affrontare i nemici e il titolo stesso suggerisce di agire prevalentemente di nascosto. Ecco perché il titolo può diventare frustrante o eccessivamente lento per chi non è abituato a queste determinate meccaniche.</p>



<p>Da segnalare anche una <strong>mappa </strong>non proprio perfetta. Questa, infatti, indica sì i punti di interesse ma è orfana di segnali e indicazioni, costringendoci a memorizzare interi percorsi e a complicare l’innegabile e in parte opprimente backtracking. Nonostante ciò, gli amanti dei survival, tenendo proprio in considerazione questi limiti, si troveranno un titolo che non perdona e dove ogni elemento, anche quello più grezzo, contribuisce a dar vita a un’atmosfera opprimente e dove ci si sente abbastanza in trappola.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2026/01/I-Hate-this-Place-recensione-3654357-1024x576.jpg" alt="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)" class="wp-image-553083" title="I Hate this Place, recensione (PlayStation 5)"></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Grafica e sonoro</h2>



<p><strong>Graficamente </strong>parlando, I Hate this Place spicca in alcuni elementi come il sistema d’illuminazione e i richiami al mondo del fumetto. Molto buona anche la resa degli ambienti mentre i personaggi risultano l’elemento più “grezzo”, afflitti anche da animazioni legnose e poco fluide. Discorso analogo per i nemici a cui però va il vanto di essere decisamente disgustosi seppur in parte derivativi. Da segnalare la<strong> presenza graditissima dei sottotitoli in lingua italiana</strong>, nonostante qualche piccolo errore.</p>



<p>Nota di pregio finale per il <strong>sonoro</strong>. Questi sfrutta un po’ le sonorità alla Stranger Things ma dosa perfettamente anche i silenzi, riempendoli di suoni ambigui e disturbanti che alimentano una certa tensione dandoti l’impressione di essere, potenzialmente, braccato. Presente anche un buon doppiaggio in inglese anche se non tutte le frasi risultano doppiate. </p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
