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	<title>Deadcraft &#8211; iCrewPlay.com</title>
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	<description>Portale di videogiochi, recensioni, speciali, anteprime e news!</description>
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		<title>Recensione Deadcraft &#8211; L&#8217;alba dei vivi morenti&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesco Regano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jun 2022 17:15:54 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni ormai, l’ondata di prodotti a tema <strong>zombie</strong> sembra non avere davvero intenzione di cessare. I morti viventi sono uno di quei temi che non se ne sono mai davvero andati dai vari media, pensiamo al cinema e a tutti i successori de <strong>L’alba dei morti viventi </strong>di Romero, videoludicamente parlando poi è impossibile non citare la saga di <strong>Resident Evil</strong> e tutti i prodotti analoghi come <strong>Dead Rising</strong>, <strong>Dying Light</strong> o il recente <a href="https://www.icrewplay.com/tormented-souls-la-recensione/" target="_blank" rel="noopener">Tormented Souls</a> (vero e proprio tributo ai primi capitoli della storica serie di casa Capcom).</p>
<p>Quando, nell’ormai lontano 2010, <strong>The Walking Dead</strong> è passato dalla carta stampata a una vera e propria invasione mediatica tramite piccolo schermo, il genere con protagonisti i morti viventi è tornato alla ribalta, ma era ormai chiaro che, come tutte le cose, c’era bisogno di <strong>reinventare la tematica</strong> per non andare incontro alla noia degli utenti.</p>
<p>Uno degli “esperimenti” che mi ha lasciato indubbiamente più perplesso negli ultimi anni è stato <strong>iZombie</strong>, serie televisiva in cui la protagonista, una giovane e bella detective, muore, ma torna subito in vita coi poteri da… zombie. Ora, posto che questi “poteri” per me consisterebbero solo nel muoversi molto lentamente e nel decomporsi inesorabilmente, non pensavo avrei mai più rivisto quest’idea riproposta, invece <strong>Deadcraft</strong>, l’oggetto di questa recensione, è riuscito a farmi ricredere!</p>
<p>In Deadcraft infatti vestiremo i panni di <strong>Reid</strong>: mezzo uomo, mezzo zombie, e mi sentirei di dire anche mezzo pazzo, dati i <strong>toni scanzonati</strong> con cui l’avventura del taciturno protagonista prosegue. Si tratta di un gioco decisamente strano, che mette nel calderone della produzione probabilmente più elementi di quanti ne riesca a gestire a dovere, ma diamo un’occhiata più nel dettaglio a questo bizzarro survival!</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-408398 size-full" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2022/06/DEADCRAFT_20220520223816-scaled.jpg" alt="Deadcraft" width="2048" height="1152" title="Recensione Deadcraft - L&#039;alba dei vivi morenti..."></p>
<h2>Più piaghe che in Egitto!</h2>
<p><strong>Deadcraft non vuole assolutamente prendersi sul serio</strong>, e lo mette in chiaro fin dalle primissime battute. L’incipit narrativo è quanto di più bizzarro ci si possa infatti trovare davanti, un chiaro riferimento agli improbabili effetti domino quasi casuali dei peggiori film di serie B: un asteroide colpisce la Terra, ma l’umanità riesce in parte a contenere i danni e a sopravvivere, ma non finisce qui! Questo roccioso turista spaziale ha infatti portato con sé un <strong>virus alieno</strong> che trasforma ben presto i sopravvissuti nei più classici dei <strong>morti viventi</strong>.</p>
<p>In una società ormai devastata, che ricorda tantissimo opere come <strong>Mad Max</strong> e <strong>Hokuto no Ken</strong>, in cui ormai vige la legge del più forte, prende il via l’avventura del nostro protagonista Reid. Che, come anticipato, è riuscito effettivamente a sopravvivere al virus, acquisendo <strong>forza e resistenza sovraumane</strong>; l’ingresso in scena del ragazzo è rocambolesco, dopo un duro scontro nel quale rimane in fin di vita (o in fin di morte a seconda dei punti di vista), dovrà vagare nel deserto e rimettersi in sesto per mettere in atto la sua vendetta.</p>
<p>Niente di particolarmente cervellotico in effetti e va anche bene così, la <strong>trama</strong> sarà effettivamente molto <strong>leggera da seguire</strong>, ma col giusto mordente che dà la voglia al giocatore di proseguire, e soprattutto rimane coerente a una scrittura scanzonata e ricca di <strong>personaggi bizzarri</strong> (che ho letteralmente amato e che mi hanno strappato più di una risata), in puro stile <strong>Marvelous</strong>, software house che ha collaborato allo sviluppo e può vantare di aver lavorato a titoli fuori di testa come alcuni <strong>Senran Kagura</strong>, e i porting dei primi due <strong>No More Heroes</strong> su Nintendo Switch.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-408399 size-full" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2022/06/DEADCRAFT_20220520223820-scaled.jpg" alt="Deadcraft" width="2048" height="1152" title="Recensione Deadcraft - L&#039;alba dei vivi morenti..."></p>
<h2>Dovrai sopravvivere… o soprammorire?</h2>
<p>Come accennato in precedenza, le disavventure del nostro Reid avranno luogo nella più classica delle <strong>ambientazioni desertiche postapocalittiche</strong>, la parola d’ordine sarà quindi una soltanto: sopravvivere! A complicare questa basilare impresa ci saranno non solo le condizioni climatiche avverse, ma anche orde di morti viventi che vorranno banchettare con le nostre carni.</p>
<p>Deadcraft mette quindi in piedi un <strong>bizzarro gameplay</strong>, che in parte funziona anche molto bene, e che unisce un <strong>combat system hack’n’slash</strong> con visuale isometrica e una forte <strong>componente gestionale e di crafting</strong>. Quello che mi ha lasciato particolarmente perplesso però è stata la <strong>curva di difficoltà</strong>, decisamente proibitiva nelle battute iniziali, specialmente se messa a confronto con ciò che si presenta nelle fasi più avanzate del gioco che risultano molto più accessibili.</p>
<p>Il nostro Reid infatti per sopravvivere dovrà tenere d’occhio una moltitudine di <strong>barre e statistiche</strong> che spaziano dai classici <strong>PS</strong> alla <strong>barra della sete</strong>, che una volta terminata inizierà a intaccare gradualmente quella della salute; al tutto poi va aggiunto il <strong>vigore</strong>, che scenderà a ogni azione come rotolare o attaccare, dovremo quindi fare attenzione a centellinare letteralmente tutte le nostre azioni per non rimanere a corto di vigore nelle situazioni più critiche e perire nel deserto.</p>
<p>Analizzando però separatamente le due componenti di gameplay, il <strong>combat system</strong>, per quanto classico e che ricorda leggermente lo stile diablolike, soffre un po’ di una scelta abbastanza risicata nelle azioni a nostra disposizione, nel quale rientreranno semplicemente attacchi (leggeri e pesanti), schivate, parate e la possibilità di utilizzare il nostro braccio zombie per tecniche devastanti. Il tutto poi si combina a una <strong>responsività dei comandi</strong> non proprio eccellente, e anzi <strong>legnosa</strong> in più di un’occasione.</p>
<p>La componente di gameplay che riguarda <strong>crafting e gestione delle risorse</strong> si è rivelata invece decisamente più interessante. Il gioco ci mette davanti a un <strong>loot continuo e sempre più bizzarro</strong> (ci ritroveremo a fare uso anche di chitarre elettriche da utilizzare come strumento di morte, o meglio ri-morte, in puro stile Dead Rising), e soprattutto il <strong>crafting</strong> ci verrà presentato come essenziale fin dalle primissime ore di gioco, ed è un’ottima scelta, data la cura col quale gli sviluppatori hanno messo in piedi un sistema articolato, ma tutto sommato lineare e non troppo complesso.</p>
<p>La quantità di <strong>risorse da craftare</strong> e la varietà <strong>di alternative disponibili</strong> mi ha ricordato da vicino <strong>Minecraft</strong> (e penso che sia stata l’intenzione degli sviluppatori fin dall’inizio, un’intenzione esplicitata perfino dal titolo Deadcraft), e ha contribuito a rendere sempre gradevole e variegata la progressione. Insomma, sulla carta il titolo mette in piedi una <strong>struttura unica nel suo genere</strong> che funziona sotto praticamente tutti i punti di vista… se presi singolarmente, ma che purtroppo traballa nel suo complesso, soprattutto a causa di una realizzazione che in generale non può vantare il budget di produzioni AAA.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-408397 size-full" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2022/06/DEADCRAFT_20220525231900-scaled.jpg" alt="Deadcraft" width="2048" height="1152" title="Recensione Deadcraft - L&#039;alba dei vivi morenti..."></p>
<h2>Comparto tecnico: mezzo vivo, mezzo morto…</h2>
<p>Allo sviluppo di Deadcraft ha partecipato anche la software house <strong>Marvelous</strong>, ed è un dettaglio che mi sento di ribadire parlando del comparto tecnico. Fin dalla cutscene iniziale infatti, lo stile generale della produzione mi ha ricordato opere come i già citati <strong>No More Heroes</strong>, e soprattutto anche il meno fortunato (e conosciuto) <strong>God Eater 3</strong> (un Monster Hunter che, almeno in Occidente, non ci ha creduto abbastanza).</p>
<p>Dal punto di vista <strong>grafico e stilistico</strong>, si tratta di produzioni che basano gran parte del proprio appeal su un <strong>comparto grafico cartoonoso</strong> volutamente “cheap”, che va a risparmio di dettagli e definizione in pratica, con proporzioni molto spesso sballate e fisionomie e architetture estremamente improbabili. Il tutto crea un ottimo effetto, accompagnato soprattutto da <strong>colori molto saturi</strong> (ciò che accomuna il titolo a God Eater 3 in quanto a veste grafica) che si sposano alla perfezione con l’ambientazione desertica.</p>
<p>Perfetta per il mood del gioco è anche la <strong>colonna sonora</strong>, che punta su sonorità rock e metal in cui i riff di chitarra elettrica dominano gli scontri e le sezioni più <strong>adrenaliniche</strong>, purtroppo però, nonostante l’ottima premessa relativa alle tracce, le stesse si rivelano estremamente <strong>dimenticabili</strong>, manca purtroppo quel pizzico di unicità che non le renda un semplice esercizio di stile e un accompagnamento necessario, un’occasione, purtroppo, mancata.</p>
<p>Tra i nei della produzione rientra, infine, il problema di <strong>input lag</strong> a cui accennavo nella sezione relativa al gameplay, che non si limita purtroppo alle sole fasi di combat system, ma va a toccare anche altri ambiti come ad esempio la <strong>navigazione tra i menù</strong> (che, a tal proposito, presentano una delle mappe peggiori mai realizzate, a mio avviso) e, occasionalmente, anche in alcune fasi di esplorazione.</p>
<p>In conclusione, <strong>Deadcraft</strong> propone un <strong>mix insolito</strong> quanto unico nel quale si incontrano crafting, esplorazione, combattimento hack’n’slash e un pizzico di GDR che non guasta mai. Il mix in questione però è riuscito solo in parte, in quanto <strong>non tutte le idee riescono a trovare lo stesso spazio</strong> e sotto alcuni punti di vista la produzione cede a una realizzazione che poteva contare mezzi inferiori rispetto a quelli necessari per la produzione di un’idea simile. Tutto sommato però si tratta di un’alternativa originale che vale la pena giocare anche solo per curiosità!</p>
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