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	<title>Bluethroot &#8211; iCrewPlay.com</title>
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	<description>Portale di videogiochi, recensioni, speciali, anteprime e news!</description>
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		<title>Bluethroot: la recensione (Steam)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Federico Marenchino]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jan 2024 14:00:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Steam]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Bluethroot è un titolo italiano creato da Axel Fox, in collaborazione con Daniele Sichetti, Daniele Piccolino, Andra Fusti e Francesca Balestri. Questo titolo è nato come progetto di sensibilizzazione, ed è valso agli sviluppatori la vittoria del Bando Europeo 2020 dall&#8217;Associazione S.Benedetto di Foggia, in collaborazione con Argomedia S.r.l.. Bluethroot è un titolo che cerca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://store.steampowered.com/app/2682220/Bluethroot/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Bluethroot</strong> </a>è un titolo italiano creato da Axel Fox, in collaborazione con Daniele Sichetti, Daniele Piccolino, Andra Fusti e Francesca Balestri. Questo titolo è nato come progetto di sensibilizzazione, ed è valso agli sviluppatori la vittoria del <strong>Bando Europeo 2020 dall&#8217;Associazione S.Benedetto di Foggia</strong>, in collaborazione con <strong>Argomedia S.r.l</strong>.. Bluethroot è un titolo che cerca di affrontare degli argomenti cari alle nuove generazioni e i problemi che purtroppo questi ultimi sono quasi sempre destinati ad affrontare.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-470517 aligncenter" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2024/01/capsule1_616x353.jpg" alt="Bluethroot" width="827" height="474" title="Bluethroot: la recensione (Steam)"></p>
<h2>La Foggia di Bluethroot</h2>
<p>Come appena accennato, questo titolo vuole impegnarsi e affrontare delle tematiche sensibili per i giovani d&#8217;oggi, che sempre più spesso si sentono schiacciati dal mondo che li circonda, dalle persone che li giudicano e da quelli che non li accettano. Un titolo che <strong>si ambienta in una realtà scolastica post COVID-19</strong>, dove le persone risultano più separate che mai e la discriminazione la fa da padrone.</p>
<p><span class="ILfuVd" lang="it"><span class="hgKElc">In <strong>Bluethroot </strong>vestiremo i panni di <strong>Andrea</strong>, <strong>uno studente trasferito</strong> a Foggia che è proprio l&#8217;opposto di ciò che ho appena descritto: è <strong>un outcast puro</strong>. Questo topos dello studente trasferito viene utilizzato, oltre che per far scoprire il mondo di gioco al giocatore insieme al protagonista, per rendere quest&#8217;ultimo un estraneo nell&#8217;ambiente scolastico.</span></span></p>
<p><img decoding="async" class="size-large wp-image-470488 aligncenter" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2024/01/063809380-a08c2617-030f-4cfb-9a76-c01766f581c6-1024x576.jpeg" alt="Bluethroot" width="800" height="450" title="Bluethroot: la recensione (Steam)"></p>
<p>Questo ragazzo, <strong>la cui personalità verrà plasmata dalle scelte che prenderemo nel corso del titolo</strong>, si troverà a conoscere una serie di personaggi, ognuno con i propri problemi da risolvere, e ovviamente starà al giocatore scegliere il modo in cui aiutarli. In un universo dilaniato dalla separazione individuale, in cui i ragazzi si sono abituati a dover stare da soli, Andrea cercherà di unire i puntini di una società divisa, come è stata negli ultimi anni quella della scuola in particolare.</p>
<p>Prendiamo ad esempio il primo studente con cui ci troveremo ad interagire: <strong>Paolo ci viene inizialmente presentato come un bullo</strong> come tanti altri, arrogante e presuntuoso, che non si fa problemi a rompere le cuffie del nostro protagonista al loro primo incontro. Conoscendolo meglio capiremo però che c&#8217;è di più sotto. Sveleremo pian piano le insicurezze di una persona che cerca di ferire per non essere ferita a sua volta. Una persona che ha trovato un po&#8217; di sollievo nella sua miserabile vita, oltre che all&#8217;umiliare quelli più &#8220;<em>deboli</em>&#8221; di lui, nell&#8217;<strong>autolesionismo</strong>. Il nostro rapporto con questo personaggio si concentrerà nel capire la ragione di questi atti, comprendere e infine aiutare una persona che crede di non voler essere aiutata.</p>
<p><img decoding="async" class="size-large wp-image-470493 aligncenter" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2024/01/photo-2024-01-05-19-01-54_s6qu-1024x530.jpg" alt="Bluethroot" width="800" height="414" title="Bluethroot: la recensione (Steam)"></p>
<h2>Dialoghi e interazioni</h2>
<p><strong>Il gameplay di Bluethroot è piuttosto semplice</strong>: <strong>ricorda le visual novel giapponesi</strong>, con <strong>molti dialoghi e scelte multiple</strong>. Queste sezioni saranno alternate dall&#8217;<strong>esplorazione all&#8217;interno della scuola,</strong> dove potremo parlare con i vari NPC. <strong>L&#8217;esplorazione spesso sembra fine a se stessa</strong>, perché in fin dei conti non troveremo nulla di interessante nelle aree non importanti: niente<strong> oggetti utili</strong> <strong>o NPC che ci offriranno quest secondarie</strong>. Si sarebbe potuto optare per un sistema diverso, magari sacrificando l&#8217;esplorazione, che non porta a nulla, e concentrarsi di più sulla parte visual novel, il fulcro del gioco.</p>
<p>Come appena detto, <strong>i dialoghi e i rapporti tra i personaggi sono la parte fondante </strong>di questo titolo, <strong>ma anch&#8217;essi non sono esenti dai difetti</strong>. Le interazioni tra i personaggi e il nostro protagonista vengono strutturate con dei minigiochi che spesso risultano però macabri. Prendendo sempre l&#8217;esempio di Paolo, ad ogni &#8220;<em>risposta corretta</em>&#8221; riusciremo ad attaccare un cerotto alle sue ferite. <strong>Questa distinzione netta tra risposte giuste e sbagliate cozza completamente con la natura delle risposte stesse, che sono state concepite per far dare a persone &#8220;uniche&#8221; risposte diverse</strong>. Questa meccanica allontana invece da un feeling &#8220;alla Quantic Dream&#8221;, avvicinando il titolo quasi a una versione di Caduta Libera con Gerry Scotti, pronto a dirci se la nostra risposta è vera o falsa.</p>
<p><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-470491 aligncenter" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2024/01/063809863-cad9e568-342e-4126-8d0f-5d1bb9c16698-1024x576.jpeg" alt="Bluethroot" width="800" height="450" title="Bluethroot: la recensione (Steam)"></p>
<p><strong>Questa scelta sbagliata di game design si ripercuote inevitabilmente sull&#8217;albero delle abilità</strong>, il quale si espande in base al rapporto con i personaggi. Non sono infatti riuscito a migliorare il ramo &#8220;<em>buono</em>&#8221; dell&#8217;albero perché secondo il gioco le risposte che davo non erano corrette. Questo è un grossissimo problema del titolo perché <strong>ti viene esplicitamente detto di rispondere con sincerità alle domande</strong>, ma così non è se si vuole avere un bel rapporto coi vari personaggi. Ancora una volta, sembra di essere più davanti a un quiz televisivo che a un gioco a scelte multiple.</p>
<p><img loading="lazy" loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-470494 aligncenter" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2024/01/ss_a3cf5a24c720b113e26292a4dd2a53fe6ef25fc7.1920x1080-1024x576.jpg" alt="Bluethroot" width="800" height="450" title="Bluethroot: la recensione (Steam)"></p>
<h2>Un gioco con i suoi difetti</h2>
<p>Tecnicamente il titolo è a malapena sufficiente, ma non è un grande problema perché si vede che non è quello su cui si stavano concentrando gli sviluppatori. <strong>Molto bello lo stile estetico, che ricorda vagamente i disegni di Zerocalcare, ma molto meno punk e street, e molto più naive</strong>. Questi colori pastello danno una bella atmosfera al titolo e servono a narrare una storia nel modo giusto. Anche gli scenari sono disegnati con questo stile, ma sono molto meno caratteristici, e spesso a bassa risoluzione. Questo in parte è compensato dalla qualità degli sprite dei personaggi: davvero realizzati con cura, e soprattutto con cuore, dagli artisti.</p>
<p>Il comparto sonoro è traballante: se da un lato <strong>le musiche riescono a essere immersive e sempre adatte al contesto</strong>, anche senza essere granché a livello compositivo, <strong>il sound design lascia a desiderare</strong>. La qualità audio dei suoni non è molto alta e un orecchio minimamente attento si accorgerà dell&#8217;artificiosità di questi suoni, come il rumore dei sacchetti di plastica per realizzare il rumore dei passi, ad esempio. Un&#8217;altra pecca è la <strong>mancanza di doppiaggio</strong>, che in questo tipo di titoli sarebbe apprezzato.</p>
<p>In ultimis <strong>i comandi</strong>, che nonostante servano allo scopo <strong>risultano grezzi e approssimativi</strong>: qualche volta mi è capitato di non riuscire a muovermi perché non avevo premuto il cursore nel posto giusto.</p>
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