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	<title>30-in-1 Game Collection: Volume 2 &#8211; iCrewPlay.com</title>
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	<description>Portale di videogiochi, recensioni, speciali, anteprime e news!</description>
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		<title>30-in-1 Game Collection: Volume 2, la recensione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Emanuele Ribaudo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Jun 2019 16:30:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nintendo]]></category>
		<category><![CDATA[Switch]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando ero un videogiocatore alla prime armi, in epoca di Nes e famicloni vari, una delle tipologie più diffuse di cartucce era quella che prometteva un numero esorbitante di titoli in un unico involucro. Per noi minori squattrinati era l’eldorado, spendere le nostre sudate paghette e portarci tutto il meglio sul mercato in un colpo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando ero un videogiocatore alla prime armi, in epoca di <strong>Nes </strong>e <strong>famicloni</strong> vari, una delle tipologie più diffuse di cartucce era quella che prometteva <strong>un numero esorbitante di titoli in un unico involucro.</strong></p>
<p>Per noi minori squattrinati era l’eldorado, spendere le nostre sudate paghette e portarci tutto il meglio sul mercato in un colpo solo; parecchi anni dopo un venditore, l’ormai <strong>arcinoto Roberto Artigiani</strong>, salì agli onori delle cronache di internet per una sua televendita in cui imboniva gli sventurati spettatori con la stessa tecnica<strong>, quantità più che qualità.</strong></p>
<p><a href="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2019/06/Artigiani.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-full wp-image-159916 aligncenter" src="https://www.icrewplay.com/wp-content/uploads/2019/06/Artigiani.jpg" alt="30-in-1 Game Collection: Volume 2, la recensione" width="480" height="360" title="30-in-1 Game Collection: Volume 2, la recensione"></a></p>
<p>Tutto questo preambolo per arrivare ad un’unica conclusione, per dirla con gli inglesi: <strong>less is more</strong>. Sempre.</p>
<p>Nessuna di quelle cartucce manteneva le promesse, infarcite come erano di <strong>versioni tarocche dei soliti 3 o 4 classici</strong>, insegnandomi quindi a diffidare chi punta solo ed esclusivamente sul numero di giochi.</p>
<p>Nonostante il passare degli anni queste premesse sono sempre valide, motivo per cui mi sono approcciato a <strong>30 in 1 Game Collection: Volume 2 </strong>(d’ora in poi 30 in 1, per comodità) con molto scetticismo, senza in effetti essere smentito.</p>
<p>Il titolo in questione propone una <strong>struttura leggermente diversa</strong> da altre collection, per certi versi più simile a quella di alcuni titoli mobile. I 30 giochi sono suddivisi all&#8217;interno di <strong>6 isole, </strong>ciascuna delle quali diversamente <strong>tematizzata secondo i generi più classici</strong> (horror, fantasy, fantascienza..), sbloccabili solo ed esclusivamente dopo avere giocato almeno una volta a tutti i <strong>5 titoli</strong> presenti in quella precedente. Oltre a provare ogni minigioco, dovremo <strong>raccogliere delle stelle</strong>, che andranno accumulate per consentirci il passaggio alla successiva <strong>miniraccolta</strong>.</p>
<p>Giocando con ogni gioco, dai nomi talvolta improbabili o tradotti approssimativamente, potremo ottenere <strong>da 1 a 3 stelle</strong>; durante la partita abbiamo sempre a disposizione una comoda <strong>barra</strong> che tiene traccia del <strong>punteggio</strong> e del nostro progresso nella strada per la ricompensa più importante.</p>
<p>Ogni isola comprende principalmente <strong>puzzle game</strong>, dal design abbastanza povero e poco ispirato, spesso cloni di giochi più famosi (come <strong>Zuma</strong>), cui si aggiungono dei minigame che dovrebbero <strong>spezzare la monotonia</strong>; tuttavia sono generalmente <strong>poco avvincenti</strong>, in un continuo rimando a vecchi classici anche un po’ fuori moda (qualcuno conosce <strong>Joust</strong>) o a generi, tipo shooter a scorrimento, di cui il mercato è già saturo.</p>
<p>Nota positiva è come ogni titolo abbia un <strong>gameplay differente,</strong> che ci viene illustrato con una <strong>mini guida</strong> all’avvio di ogni partita. Purtroppo il tutto è scritto con caratteri talmente piccoli, specie utilizzando la modalità handheld (per cui il gioco si presume sia stato pensato), e con descrizioni talmente lunghe e approssimative, che <strong>diventa quasi più divertente scoprire come giocare che il gioco stesso</strong>.</p>
<p>A completare la sensazione di noia imperante contribuisce il fatto che, una volta raggiunte le <strong>3 fatidiche stelle</strong>, non ci sia altro che spinga a continuare a giocare con <strong>un gioco che semplicemente non ha alcuna fine</strong> e continuerebbe probabilmente all’infinito. Inoltre spesso si tratta di giochi già presenti nella prima collection, cui sono state semplicemente <strong>applicate nuove skin</strong>.</p>
<p>Inoltre non è previsto alcun multiplayer online, solo locale.</p>
<p>Un altro <strong>elemento</strong> <strong>mal calibrato </strong>dagli sviluppatori è la <strong>difficoltà</strong>: si passa da titoli con un livello di sfida elementare a giochi complessi e che richiedono molta attenzione per essere portati avanti.</p>
<p>Trattandosi di un titolo non particolarmente pesante, con i suoi <strong>1,5 GB </strong>di peso, <strong>neppure dal punto grafico ci si può aspettare miracoli</strong>: gli ambienti sono essenziali ed i personaggi, spesso in un <strong>3D </strong>che ricorda vagamente il pongo, sono molto stilizzati con la visuale che è o tipicamente a volo d’uccello o laterale all’azione.</p>
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