Cloverfield è un film del 2008 geniale nella sua originalità, nella costruzione della storia e nel rapido susseguirsi degli eventi. Le riprese sono state girate come un falso documentario, simulando il ritrovamento di un video girato dai protagonisti della storia che hanno documentato fedelmente gli eventi di New York.

Accennare a Cloverfield è indispensabile per parlare del franchise, che oltre a The Cloverfield Paradox comprende anche 10 Cloverfield Lane del 2016.

In Cloverfield delle strane creature compaiono improvvisamente a New York. Creature gigantesche solo accennate, si vedono tra le ombre e in immagini fugaci, ma la distruzione che provocano è reale ed i protagonisti vi si trovano nel mezzo. Di quelle creature non si sa nulla, non si sa da dove provengano, ma solo che sono comparse di punto in bianco nel centro di New York. Forse non solo lì, ma la visuale che abbiamo è legata ai cinque amici con la telecamera in mano, e noi sappiamo solo quello che sanno loro.

Con The Cloverfield Paradox arrivano le risposte che aspettavamo da 10 anni

Se in 10 Cloverfield Lane potevamo aspettarci qualche risposta, siamo rimasti con l’amaro in bocca. Ma le risposte sono arrivate ora con The Cloverfield Paradox. Uscito su Netflix nel 2018, subito dopo il Superbowl, si svolge però nello stesso periodo storico del primo film. La visuale è completamente diversa, siamo nello spazio a bordo di una stazione spaziale, ma gli eventi narrati sono quelli che portano allo scenario apocalittico che ha coinvolto la Terra in Cloverfield.

Qualche anno prima, una pesante crisi energetica sta colpendo il nostro pianeta. Le risorse sono agli sgoccioli e la necessità impellente è quella di una fonte di energia continua e rinnovabile che possa evitare la guerra per il poco petrolio rimasto. La soluzione potrebbe essere in un acceleratore di particelle lanciato nello spazio, che sei astronauti stanno cercando di far funzionare, finora senza successo. Ma quando alla fine tutto funziona, gli effetti collaterali sono inimmaginabili.

Irreale, senza alcuna base coerente, a tratti fastidioso. Un pre-sequel non riuscito.

Poteva essere un successo, e l’idea di fondo era geniale al pari di quella del primo film. Una spiegazione era dovuta ai fan del franchise, e alla fine l’abbiamo anche avuta, ma tutto quello che c’è nel mezzo ha rovinato il risultato.

Siamo abituati a parlare di fantascienza, ad immaginare cose che non esistono ancora, ma di solito lo facciamo su basi di fondatezza. Anche se inventate, le scene dovrebbero sembrarci perlomeno plausibili. Questo non accade in The Cloverfield Paradox. Alla fine quello che ci rimane è un senso di fastidio per una serie di eventi assolutamente non collegati fra loro. C’è un inizio logico, una fine ancora più logica, ma ciò che accade nel mezzo sembra un’accozzaglia casuale di scene guidate da un’ipotetica intelligenza. Tutto si mette contro gli astronauti per impedirgli di fare ciò che devono fare, e per tutto intendo anche gli oggetti inanimati, le pareti, la struttura stessa della base spaziale.

Non ha senso però pensare che gli eventi siano guidati da qualcosa/qualcuno, se non ipotizziamo che l’universo stesso abbia una coscienza. Ma non è quel genere di film. Abbiamo chiaro che i protagonisti e la base spaziale stessa non sono dove dovrebbero essere, e per questo qualcosa di strano è lecito che accada, ma c’è un limite a tutto.

L’ironia spezza i momenti di tensione, ma è un’ironia eccessiva e fuori luogo. Lascia lo spettatore attonito sul senso di certe battute piuttosto che far partire quella risatina nervosa che rilassa i nervi tesi per gli avvenimenti in corso.

E non parliamo della base spaziale, costruita per resistere nello spazio ma che si spezza così facilmente da farci chiedere come abbia fatto a resistere finora.

Non solo lati negativi, qualche pregio lo ha anche questo film.

Se non altro il pregio che finalmente scopriamo da dove arrivano i mostri di Cloverfield. E se nel primo film non abbiamo avuto modo di vederli per bene, qui riusciamo ad averne un’immagine molto ben definita.

Un pizzico di realismo lo troviamo anche negli astronauti, sei persone di sei differenti nazionalità, guidate da rivalità e diffidenza che traslano in questo piccolo ambiente quello che sta succedendo sulla Terra. Il mandarino è una lingua usata tanto quanto l’inglese e non solo con Huston ci si interfaccia come comando missione, ma anche ad una base cinese. Perché perdere poi questo senso di realismo con il susseguirsi della storia?

Molto più senso invece ha la storia sul nostro pianeta, sebbene sia marginale. Mentre nello spazio infatti hanno i loro problemi da risolvere, sulla Terra non tutto è rose e fiori. Decisamente non lo è, perchè sta accadendo quello che già sapevamo sarebbe accaduto dal primo film del franchise.

A chi è adatto The Cloverfield Paradox?

Se Cloverfield vi è piaciuto e siete disperatamente alla ricerca di risposte, non potete perdervi The Cloverfield Paradox. Con la consapevolezza che molte cose in quel film sono prive di senso, ma non lo hanno neanche per il finale in sè. Quindi potete concentrarvi e prendere solo le informazioni che vi interessano.

Siate consapevoli che potreste continuare a farvi domande sul senso di alcune scene, forse credendovi un po’ stupidi per non riuscire a trovare le risposte. Se questo vi turba, risolvete il problema facendovi raccontare il finale da qualcuno che lo ha visto. Avrete comunque le vostre risposte senza perdere 1 ora e 40 minuti di tempo.

Decisamente sconsigliato a chi non ha visto Cloverfield. Se proprio avete deciso che volete approfittare dell’abbonamento Netflix per vedere tutto, allora sappiate che anche il primo film è disponibile sulla piattaforma di streaming. La sua visione è un passaggio quasi obbligato da far precedere a The Cloverfield Paradox, o tutto avrà ancora meno senso.