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L’inizio di tutto

Quelli della mia generazione ricorderanno bene i tamagotchi, anche la versione Digimon: erano dei piccoli device elettronici con un semplice scopo, curare l’essere dentro al giochino. Per fare un esempio più concreto, un animal crossing senza animali e con grafica pixellosa.

Questi oggetti destinati principalmente al mondo femminile, perché in genere è alle donne che piacciono le bambole, i trucchi e accudire animali o persone. Quindi il tamagotchi era pensato per loro.

Ovviamente la parità dei diritti e l’economia non potevano che crearne anche una versione maschile. Questi erano i Digimon o Data Monster, una trasposizione di genere e a mio avviso più fighi. Entrambe le versioni hanno spopolato, soprattutto i simpatici mostri che erano in grado di evolversi un po’ come i Pokémon.

Digimon la copia dei Pokémon?

Di sicuro hanno molti punti in comune con i Pokémon, come l’evoluzione, il nascere da uova e i vari combattimenti, ma sono diversi sia per scopo che sviluppo. Mi spiego meglio, i Digimon erano nati come un semplice gioco di compagnia, mentre i Pokémon sono nati proprio come li conosciamo, ossia per allenare, combattere e affrontare sfide. Pertanto, primi erano più simili ad animali da curare, quindi era necessario dargli da mangiare, pulirli ecc… successivamente si sono evoluti in altro.

L’esempio lampante è che adesso nei Pocket Monster abbiamo le Megaevoluzioni, a mio avviso tratte dai data monster, ma essendo così vicini non possiamo chiamarle copie, sebbene molto rassomiglianti.

La nascita di un mito

I Digimon, partendo da quel giochino, sono diventati famosissimi grazie alla serie anime realizzata negli anni ’90. Questa aveva come protagonisti alcuni ragazzi giapponesi che dal mondo reale venivano trasportati in un mondo digitale. Insieme ai loro data monster e alle loro digievoluzioni, affronteranno tanti rivali che vogliono distruggere il mondo.

Da questa serie animata si è passati a sviluppare diversi giochi che avevano come protagonisti proprio i Digimon. Digimon World, realizzato nel 2000 per PlayStation e successivamente su PC, fu il primo gioco in stile RPG. Altri giochi vennero sviluppati successivamente, tra cui uno di carte collezionabili simile a quello dei Pokémon. Quest’ultimo però non ebbe successo.

Dove siamo oggi

Così, seguendo la scia degli RPG, che tanto piacevano in quel periodo anche sull’onda di Final Fantasy, vennero pubblicati nuovi giochi. Ancora oggi siamo testimoni di nuovi giochi sui mostri digitali, infatti siamo a circa quarantatré giochi del genere più uno recentemente in produzione, chiamato Digimon Story: Cyber Sleuth Hacker’s Memory. Il gioco tra l’altro verrà mostrato durante il prossimo Tokyo Game Show 2017.

E se pensate che la serie animata si sia fermata, vi sbagliate perché di recente c’è stata una serie anime chiamata Digimon Universe: Appli Monsters. Sfruttando il mondo tecnologico, questa serie si basa sui tempi moderni e su come i Digimon influiscono su di essa. Col tempo, sia nei giochi che nelle serie, abbiamo assistito ad un’evoluzione dettata dai tempi per creare una forma diversa rispetto ai Pokémon. Possiamo vedere mostri che si combinano tra loro, si uniscono, si fondono e altro.

La principale caratteristica nei giochi e nell’anime è il raggiungimento di un obiettivo per digievolversi. Nei vari titoli, quest’obiettivo può essere battere determinati mostri, e, nel cartone, dimostrare il proprio coraggio. Ormai Digimon ha una propria entità, ben definita e apprezzata per ciò che è.

Recentemente abbiamo anche assistito all’anniversario per i 20 anni dei Digimon con un sito dedicato e con tanto di nuovi gadjet e nuovi tamagotchi. Ora è possibile anche acquistare i Digivice che permettono ai Teamers (gli umani che collaborano con i Digimon) di far digievolvere i nostri amici. Se volete quindi potrete ordinare dallo store i vostri oggetti.

Il futuro? Non si sa

Ora non ci resta che aspettare e vedere l’evoluzione di questa incredibile serie che da oltre 20 anni accompagna diverse generazioni verso la comprensione di un mondo digitale che ci appartiene. Vi immaginate un mondo insieme ai Digimon? Forse per certi versi sarebbe migliore, visto che ognuno imparerebbe ad accudire qualcosa e apprenderebbe tante cose diverse. Potrebbe anche essere un’idea per socializzare!