Claudio Massimo e gli Dei

Leggete i miti con gli occhi della meraviglia:

 i miti che si aprono al loro significato universale,

 il loro significato che si apre alla sua fonte misteriosa.

Joseph Campbell

Le Forze invisibili di Claudio Massimo

Cari iCrewers è un piacere avere come ospite di oggi lo scrittore Claudio Massimo. Il suo romanzo d’esordio è un fantasy dal titolo Aaron e gli dei combattenti. Il prescelto.

Caro Claudio Massimo vuoi parlarci della trilogia di cui farà parte il romanzo Aaron e gli dei combattenti

Aaron e gli dei combattenti. Il prescelto è il primo capitolo di quella che diventerà una trilogia. L’idea nacque nel novembre del 2011 e il primo volume venne pubblicato nel dicembre del 2016.

C’è stata una lunga gestazione durata più di quattro anni. Impiego molto tempo a creare un’opera. Per creare i miei romanzi devo prima documentarmi e riassumere i testi che mi servono per la stesura di una trama.

Naturalmente ho già in mente il prossimo libro che non sarà un fantasy, ma un romanzo storico ambientato in Gallia durante la campagna bellica di Cesare. Sarà un lavoro piuttosto lungo.

Vuoi parlarci un po’ di te?

Sono una persona che cerca di vivere in simbiosi con il tutto, e che al rumore del mondo preferisce il silenzio della natura. Questo non fa di me un eremita, anche se non ho grosse difficoltà a isolarmi… adoro starmene da solo in compagnia dei libri. Nella vita di tutti i giorni sono un piccolo imprenditore edile. Ho cinquant’anni, sposato da ventuno e con una figlia di diciotto anni.

Oltre la scrittura hai degli hobbies?

Per alcune persone la propria vita è un continuo e lento processo di trasformazione. Da giovane ero molto più integrato all’interno della società del profitto, e mi facevo trascinare più facilmente nel fare le cose che facevano tutti.

Seguivo una squadra di calcio, Juventus. Frequentavo palestre, avevo la passione per le auto sportive di grossa cilindrata.

Oggi il mio unico hobby non è molto pubblicizzato e non incontra un grande interesse Tra le persone, faccio una cosa che sta cadendo sempre più in disuso: leggo libri… e la cosa mi rende alquanto felice.

Come è nata la tua passione per la scrittura?

La passione per la scrittura va indietro nel tempo, e nasce di pari passo con la lettura. All’età di dieci anni mi divertivo a scrivere racconti d’avventura ispirato da Jack London, Stevenson e Verne. Una passione tenuta nascosta per non incappare nell’esclusione che affligge chi fa qualcosa di diverso dal solito.

Purtroppo nella vita capita di fare scelte che sono figlie di condizionamenti esterni, e non sempre sono quelle giuste. Per cui un consiglio che mi sento di dare, e di non sacrificare le proprie inclinazioni cedendo a pressioni esterne di chi ha smesso di credere nei sogni, o cerca d’imporre i propri. Dedicarsi alle proprie passioni è la cosa che rende più felice una persona. Io per troppo tempo ho riposto in un cassetto i sogni che mi rendevano felice. Per questo spesso dico:

chi realizza un sogno nella vita, rende la sua vita un sogno

Ci racconti delle divinità presenti in Aaron e gli Dei Combattenti?

In Aaron e gli dei combattenti sono presenti diverse divinità che fanno parte delle Thuatha de Danann; la tribù della dea Danu, la dea madre. Sull’etimologia di tale nome ancora oggi discutono gli accademici, ma vi risparmio la tediosità di tale argomento che è piuttosto lungo.

Le Thuatha de Danann nel ciclo delle cinque invasioni di Eriu, rappresentavano il divino nel mondo celtico. Una sorta di guerrieri della luce, che devono liberare la terra del post diluvio dalle forze del caos, per far si che l’isola di smeraldo possa essere ripopolata dagli umani.

Tra gli dei di questa tribù compaiono Dianchet, il dio della medicina, Ogma il campione, Dagda Mor il dio del mazzuolo e del calderone che non lascia insaziato nessuno, il dio degli oceani Manann Mc Lyr signore del Sidhe, l’altro modo celtico, una divinità che alcuni accademici accostano alla figura di Poseidone. Ma colui che è al di sopra di questo stato maggiore di divinità è Lugh, il dio solare, un dio pan celtico il cui culto va oltre i confini dell’Irlanda. Lugh è stato il re che condusse le Thuatha de Danann nella seconda battaglia di Mag Tuired, contro i giganti del caos (i Fomoriani).

Esiste un continuo tra queste divinità, la cultura greca e il Cristianesimo?

Il culto di Lugh era molto sentito tra le popolazioni dell’antica Francia che lo chiamavano Belenos (brillante) Lugh è stato l’unico dio celtico che a partire dal IV secolo d.C subì una conversione cristiana. La sua battaglia contro i Fomoriani lo portò a essere accostato, (e successivamente sostituito) all’Arcangelo Michele, colui che con il suo esercito sconfisse Lucifero e le sue armate di angeli ribelli. Una fine opera evangelica, atta ad evitare attriti con le popolazioni locali. Si pensi che San Michele del Pericolo del mare, dove sorge il famoso Santuario, un tempo era un promontorio votivo chiamato Tombelen (il monte di Belenos o la tomba di Belenos). Per quanto riguarda Setanta, il Grande Guerriero, egli è l’alter ego celtico di Achille, figlio del dio Lugh e della mortale Diachtine, sorella del re Conchobar, uno dei mentori dell’eroe dell’Ulster. Il mito di Setanta sopravvive ancora oggi, sia nell’ Irlanda del nord che in Irlanda, ed è più conosciuto con il soprannome di Cu Chulainn, il mastino di Culann. Come per Achille, gli fu profetizzata fama eterna e vita breve.

Hai una colonna sonora che ti ha accompagnato nella stesura di Aaron?

Scrivo principalmente di notte ascoltando musica da una determinata stazione radiofonica, quindi non ho una playlist, e nemmeno un genere musicale preferito. L’importante che mi emozioni. Passo dal Soul, alla dance pop, dall’ambient all’indie pop e indie rock. C’è comunque un’artista e una sua canzone in particolare, che più di altri mi ha ispirato. La cantante è Jess Glynne con la sua: Take me home, sia nella versione soul che remixata.

C’è un legame tra Aaron e la tua vita privata?

Questa è una domanda che mi hanno posto anche alcune lettrici. Probabilmente perché la cosa s’è percepita. In effetti tra me e Aaron esiste un legame molto profondo. Egli rappresenta il mio io interiore, la parte di me che non si vede e che ho sempre tenuto nascosta.

All’inizio del libro, dove Aaron ha dieci anni, ci sono connotazioni autobiografiche. Nell’Aaron ventenne, ci sono tutti i dubbi, le paure e le scelte, che la vita ci mette davanti. Scelte che non sempre sono quelle giuste per noi. A volte siamo costretti a fare rinunce, sacrifici o combattere battaglie contro eventi più grossi di noi.

Ma il libro descrive anche i valori dell’amicizia, lealtà e impegno reciproco, dove all’ “io” di questa società materialistica basata sul profitto e sull’individualismo, antepongo il noi, dove nessuno viene lasciato solo a combattere i suoi demoni. Nella vita c’è sempre bisogno del sostegno di qualcuno, anche solo per realizzare i propri sogni o aspirazioni. Aaron e gli dei combattenti rappresenta la metafora della vita, ma è anche un invito a ricercare quei valori di cui facevo cenno poc’anzi. La risposta alla tua domanda è si: Aaron ha un filo diretto con il mio vissuto e forte un legame con me.

Quando lo rileggi cosa provi?

Mi sono emozionato molto a scrivere Aaron e gli dei combattenti, una storia che rappresenta il mio ideale di mondo. Ci sono stati momenti durante la stesura, in cui l’emozione era così intensa da portarmi a veri stati di commozione.

Si scrive per passione e per regalare emozioni nei lettori, ma il primo a emozionarsi deve essere l’autore stesso, solo così potrai trasmettere qualcosa.

Ti confesso che ancora oggi, a distanza di un anno dalla sua stesura definitiva, quando mi capita di rileggerlo, provo ancora le stesse emozioni che ho provato mentre lo scrivevo e la stessa magia mi sta accompagnando nella stesura del sequel.

Il tuo ultimo racconto intitolato Il Buio nell’Anima è contenuto  nella raccolta di racconti Io me lo leggo 2 e tratta il tema della schizofrenia. Come mai hai scelto questo tema?

Conoscevo una persona che a mia totale insaputa era afflitta da schizofrenia paranoide. Sono rimasto basito da come la mente riesca a creare distorsioni della realtà e ho voluto documentarmi sulla cosa. Tutte le patologie legate alla sfera mentale sono molto complesse, e nonostante i grandi progressi fatti dagli scienziati, c’è ancora molta strada da fare, lo denotano i casi di suicidio o crimini commessi da persone che erano in cura da specialisti. L’idea di inserirla nell’antologia: io me lo leggo 2, è stato un lampo che è balenato nella mia testa, nel momento in cui decisi di scrivere un noir psicologico.

Sono contenta di lasciarvi il suo incipit…

Sono passati ben trentasette anni da quel tragico evento, eppure ancora oggi mi capita di svegliarmi nel pieno della notte madido di sudore. Non né ho mai fatto parola con mia moglie né tantomeno con mia figlia. Ho tenuto quell’atroce segreto dentro di me, cercando di ricacciarlo nei meandri più reconditi della mia memoria. Eppure esso, sottoforma di incubo, ritorna periodicamente tutte volte che incontro qualche vecchio amico d’infanzia.

Che cosa ne sarebbe stato di me, se Stefano non fosse intervenuto in mio aiuto? Sarei ancora qui oppure … Mi vengono ancora i brividi solo a pensarci.

Era l’estate del 1979, all’epoca avevo dodici anni e abitavo a Rivoli, un comune di cinquantamila abitanti nei pressi di Torino, crocevia per arrivare in val Susa. Amavo la mia città, perché a differenza dei comuni dell’hinterland torinese, si distingueva non solo per il suo famoso castello del “700”oggi sede di un importante museo d’arte contemporanea, ma anche per il suo ottimo rapporto tra urbanistica e spazi verdi. Oggi vado a Rivoli solo per salutare i miei genitori che sono sepolti nel cimitero comunale. Se non fosse per loro, non ci metterei più piede. Troppo tragico quello che avvenne in quella maledetta estate del “79” e troppo brutti i ricordi che riaffiorano ogniqualvolta che ci vado.

Che consiglio daresti a un giovane scrittore alle prime armi?               

Considerato che non mi sento così navigato, l’unico consiglio che mi permetto di dare è quello di leggere molto. Mia madre diceva che per imparare a scrivere bisogna prima leggere. Il grande Steven King dice sostanzialmente le stesse cose:

Se non leggi non hai gli strumenti per poter scrivere.

Hai un fumetto o cartone che ti è piaciuto?

Per quanto riguarda i fumetti, Topolino è quello che ho letto di più in assoluto. Per i cartoni negli anni 70/80 non c’era che l’imbarazzo della scelta.

Cari iCrewers nel ringraziare Claudio Massimo vi saluto. E per una volta rinuncio al mio motto di chiusura per lasciarvi con le parole del mio maestro che gentilmente Claudio Massimo ha citato:
Se non leggi non hai gli strumenti per poter scrivere!