Uno dei concetti fondamentali di Altered Carbon, come abbiamo ampiamente sottolineato nella nostra recensione, è l’utilizzo delle pile. Le pile sono una sorta di disco rigido installato sul tronco cerebrale, in cui viene salvata una copia della propria coscienza. La conseguenza principale di questa tecnologia è una forma di immortalità, perché una pila può essere installata in un altro corpo se il corpo originale muore.

Ma c’è un’altra importante implicazione solo accennata durante la prima stagione di Altered Carbon.

Se potessi scegliere il tuo corpo, sceglieresti quello con cui sei nato?

Questa domanda assume un significato particolare per i transgender. L’argomento è stato solo accennato nella prima stagione, ma la creatrice di Altered Carbon, Laeta Kalogridis, ha detto a TheWrap che è qualcosa che vorrebbe approfondire più dettagliatamente.

“Questo tipo di tecnologia crea interessanti intersezioni tra l’idea del sé fisico e l’ idea del sé interiore o spirituale. Certamente l’idea di riassegnare il tuo genere diventa più facile se non lo devi fare in modo chirurgico”, ha detto la Kalogridis.

“Per lo meno diventa diverso. Sei ancora in un corpo in cui non sei nato. E voglio esplorare l’idea di cosa vuol dire essere in grado di ricreare il sé fisico in un modo diverso, abbiamo appena scalfito la superficie. E’ giusto che la serie esplori le tematiche LGBTQ, così come i tanti casi in cui ci sentiamo a nostro agio o a disagio nei corpi fisici”.

La Kalogridis è pronta a chiarire che si tratta di una questione di tempo materiale e non di intenti, e vorrebbe esplorare la questione molto più profondamente se lo spettacolo dovesse essere rinnovato per una seconda stagione.

La stagione 1 di Altered Carbon è disponibile per lo streaming su Netflix dal 2 febbraio.